Lezioni di tolleranza

Redazione
20/10/2010

Da Berlino Pierluigi Mennitti «L’Islam appartiene alla Germania», aveva detto il presidente della Repubblica tedesca Christian Wulff nel suo primo...

Lezioni di tolleranza

Da Berlino
Pierluigi Mennitti

«L’Islam appartiene alla Germania», aveva detto il presidente della Repubblica tedesca Christian Wulff nel suo primo discorso ufficiale in occasione delle celebrazioni per il ventennale della riunificazione, scatenando un putiferio ancora non sedimentatosi, specie nelle file del suo partito conservatore.
«Ma anche il cristianesimo appartiene alla Turchia», ha rilanciato ieri di fronte all’aula curiosamente mezza vuota del parlamento di Ankara, nel primo discorso ufficiale di un presidente tedesco di fronte a un’assemblea turca. Come ha sostenuto il 20 ottobre Die Welt, si è trattato di una richiesta di reciprocità, un richiamo alla classe politica turca verso gli obblighi di rispetto delle religioni delle minoranze.
«Il cristianesimo ha d’altronde una lunga tradizione in Turchia», ha proseguito Wulff, «e la tolleranza che assicuriamo in Europa ai turchi di religione islamica vogliamo percepirla qui e negli altri Paesi islamici verso i cristiani che hanno il diritto di fondare scuole, istituzioni, chiese».

Ankara e il dilemma europeo

Il testo del discorso era noto in anteprima e forse per questo motivo, sospetta lo Spiegel, una buona metà di deputati ha pensato bene di disertare lo storico appuntamento. Cattiva educazione o sgarbo diplomatico, la vicenda non sembra aver sollevato per il momento irritazioni nella delegazione tedesca.
Capita assai di rado che i media tedeschi seguano con tanta attenzione una visita all’estero del presidente della Repubblica. La sua carica ha un ruolo simbolico e non politico, simile a quello del presidente italiano. Ma il viaggio sul Bosforo e in Anatolia iniziato il 19 ottobre si carica soprattutto di significati politici, perché giunge nel mezzo delle polemiche in Germania sulla capacità di integrazione degli immigrati, in particolare dei turchi che rappresentano la comunità straniera più vasta.
E in più, c’è sempre l’eterno dissidio in politica estera sull’ingresso della Turchia nell’Unione europea, su cui Berlino, al pari di Parigi e dei Paesi del Benelux, mantiene un atteggiamento prudente sul piano diplomatico ma di fatto assai scettico. Al contrario, per esempio, dell’Italia.

No alla moratoria sull’immigrazione

La cronaca della prima giornata è stata raccontata dal quotidiano anseatico Hamburger Abendblatt, che si è soffermato sull’intervista di rito concessa da Wulff al giornale turco Hürriyet, in cui ha ribadito la propria contrarietà a una moratoria sull’immigrazione dalla Turchia, come richiesto qualche giorno fa dal leader della Csu Seehofer(qui un riepilogo della vicenda): «Trovo sbagliato», ha detto il presidente, «pensare che uno specifico gruppo sia incapace di integrarsi in un’altra società».
Poi il giornale ha recuperato i temi principali del discorso in parlamento, che rappresentano l’altra faccia della medaglia: dopo il diritto a non essere giudicati pregiudizialmente, i doveri di seguire le regole del paese che li ospita. «Non è neppure con le facili illusioni del multiculturalismo», ha insistito, «che si risolvono i tanti problemi che si pongono e che non dobbiamo sottovalutare».
Integrazione non vuol dire rinunciare alle proprie origini o alla propria identità ma accettare i costumi e le istituzioni del Paese in cui si sceglie di vivere: «Osservare la Costituzione e i valori che la sostanziano, i diritti degli uomini, la libertà di pensiero, di religione e di comportamenti, il rispetto delle donne, l’uguaglianza fra i sessi». Chi vuol vivere in Germania», ha concluso Wulff, «deve accettare le nostre leggi e le nostre abitudini».

Più sforzi per l’integrazione

Non è stato un discorso ordinario, anche se in gran parte concentrato sulla questione immigrazione, che di fatto è una questione interna tedesca.
Il quotidiano della sinistra alternativa Tageszeitung (una specie di manifesto berlinese) ha evidenziato la parte in cui il presidente ha chiesto agli immigrati turchi, chiamandoli «concittadini di origine turca», un maggiore sforzo di integrazione, imparando la lingua ma soprattutto abbandonando atteggiamenti culturali maschilisti o la tentazione di vivere di sussidi sociali o, peggio, di alimentare la criminalità.
L’immigrazione può essere una grande opportunità, ha concluso Wulff, e per la Germania lo è già stata, perché attraverso la presenza degli immigrati il Paese è diventato più sfaccettato e aperto al mondo, alle sue sfide economiche e culturali.

Il tatuaggio della first lady

Agli aspetti di colore ha dedicato alcuni passaggi il quotidiano popolare Bild. È una prima anche per la 37enne first lady Bettina, 14 anni più giovane del marito con il quale è sposata da soli due anni e mezzo.
La cosa che sembra aver fatto più scalpore è stato il tatuaggio che spuntava dal sobrio tauilleur grigio. Ma anche la moglie del presidente turco, Hayrünnisa Gül, ha assaporato i suoi minuti di gloria: assieme all’ospite e dietro ai rispettivi mariti, ha sfilato con il velo in testa secondo tradizione islamica di fronte all’esercito turco schierato per l’accoglienza d’onore.
Chi ricorda il contrastato ruolo svolto fino a poco tempo fa dall’esercito nella salvaguardia della laicità dello Stato turco, non può fare a meno di notare che, in questo primo giorno, si sia compiuto anche un passo simbolico verso l’integrazione all’interno della stessa Turchia.