Peppino Caldarola

Sarò fazioso, ma senza LeU la sinistra non riparte

Sarò fazioso, ma senza LeU la sinistra non riparte

26 Febbraio 2018 08.37
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Per ciascuno di noi, ci sarà un dato elettorale che domenica sera risulterà più interessante. Quello, cioè, che cercheremo per primo. Io cercherò il risultato di Liberi e Uguali con la curiosità non solo di vedere il successo o l'insuccesso della lista che al mattino avrò votato, ma con l'ansia di capire, attraverso quella cifra quale destino attende la sinistra.
So che per tanti non sarà così. Cercheranno subito altri voti in tutto l’arco parlamentare e molti, per ottenere risposte al mio stesso quesito, guarderanno le percentuali del Pd o di Potere al Popolo. A ciascuno il suo.

UN VOTO AL RIFORMISMO RADICALE. Vorrei spiegare perché per me le percentuali di LeU possono fare la differenza. Scrivo queste annotazioni immaginando che i miei ipotetici lettori abbiano letto, e molti mi hanno criticato per questo, alcuni post severamente critici verso la campagna elettorale di LeU. Tuttavia per me il voto a LeU ha questa caratteristica unica: è un voto a sinistra e, nella sinistra, è un voto al riformismo radicale. Io non amo la definizione “radicale di sinistra” usata in astratto. È una definizione snob, gli avversari la usano per indicare salotti bene e perditempo gauchiste. Il riformismo radicale, invece, vuole intervenire nei meccanismi profondi del potere economico e spezzarne la complicità con quelli burocratici e politici. LeU non è ancora questo ma è l'unica formazione che può iniziare questa gigantesca riconversione della sinistra italiana.

L'altro tratto che contrassegna il partito a cui darò il voto è che in esso c'è la sinistra che conosciamo con le sue passioni, i suoi errori, le sue autocritiche. Lì c'è il vissuto della sinistra. La vita di molti di noi. I giovani potranno non interessarsi alle vite degli altri, siano padri, mamme o nonni. Ma negli altri simboli della sinistra c’è l’assillo dl presentismo, l’inganno della storia «che comincia con noi perché il passato è tutto da buttare». Il duello bolognese fra Errani e Casini è la fotografia di ciò che ho in mente. Riformismo rosso contro opportunismo bianco. Non so quanti giovani, probabilmente attratti da Potere al Popolo, vorranno condividere questa sensazione e questa scelta, ma con LeU si parte dalla sinistra che abbiamo salvato e dai suoi errori e senza questa sinistra non si riparte. Figuriamoci se si riparte dalla Bonino dalla sua legislazione sociale.

QUEI MERITI SOTTOVALUTATI. La generazione che Renzi ha cercato di rottamare (scegliendo solo fra la gente di sinistra e salvando i suoi confratelli) ha vinto due volte le elezioni contro Berlusconi ma soprattutto ha salvato la sinistra dalle macerie del Muro di Berlino. È un merito storico, scioccamente, o subdolamente, sottovalutato. LeU raccoglie non tanto nelle persone fisiche, che sono anche nel Pd, ma nella sua anima profonda questo grande patrimonio. Si confrontano spesso ingiustamente la generazione dei grandi leader comunisti con coloro che hanno dovuto porre riparo alla caduta del Muro e a piazza Tien An Men. È un confronto ingeneroso. Quella generazione anziana ha lasciato cose grandi ma anche il nodo irrisolto del comunismo reale, tranne Enrico Berlinguer. Alla sua morte nessuno si oppose al tentativo di ristabilire lo status quo ante quando ci fu il fragile tentativo di riallacciare rapporti positivi con l’Urss non ancora gorbacioviana. Non c’è alcun dirgente del Pci sopravvissuto, lo dico chiaramente e con affetto anche a Napolitano e Macaluso, che può dare, su questo, lezioni a chi ha dovuto porre riparo all’errore di non rompere con le dittature. I giovani di allora lo fecero, male ma lo fecero. E dico questo pensando a Achille Occhetto, ma direi soprattutto a Massimo D’Alema e Walter Veltroni.

Il riformismo radicale vuole intervenire nei meccanismi profondi del potere economico e spezzarne la complicità con quelli burocratico e politico. LeU non è ancora questo ma è l'unica formazione che può iniziare questa gigantesca riconversione della sinistra

Infine un buon voto di LeU, e io mi auguro una resistenza del Pd e amerei vedere in parlamento deputati o senatori di Potere al Popolo, potrebbe aprire una fase nuova nel sistema di alleanze. Il centro-sinistra non è mai stato radicalmente riformista (Veltroni se ne faccia una regione: i governi più riformatori delle storia italiana non furono quelli di Prodi ma quelli del primo centrosinistra).

UN CANTIERE DA APRIRE. Non lo è stato perché a) la componente moderata è stata ossessionata dalla volontà di comando (come Renzi oggi) pretendendo e riuscendo a mettere nell'angolo la sinistra storica e b) perché la sinistra non ha saputo uscire dal comunismo e dal post comunismo con un progetto di riforme. Ha avuto paura di apparire destrutturante del potere reale e della cultura liberista. Ha voluto rassicurare, ha temuto di spaventare, è stata al gioco che altri dirigevano. Ha avuto paura, come ha detto oggi Fabrizio Barca, della parola “uguaglianza”. Oggi queste due condizioni possono essere superate. Possiamo immaginare una componente moderata post prodiana e una sinistra non più figlia di un dio minore. Tutte qui le mie aspettative, qui il sogno di un cantiere che potrà essere aperto solo se LeU, che ha militanti meravigliosi, andrà bene.

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