Liberi tutti: è la fine del Feltrusconismo?

Umberto Brindani
22/12/2010

Esordisce la nuova coppia Feltri-Belpietro, pronta a sottrarre copie al Giornale.

Liberi tutti: è la fine del Feltrusconismo?

Oggi, su Libero, è il giorno di esordio della nuova/vecchia strana coppia Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro. Impossibilitato a scrivere per la sanzione dell’Ordine dei giornalisti, il primo si fa intervistare dal secondo, in base a un format che si ripeterà spesso nei 70 giorni di astinenza forzata che ancora mancano per scontare la “condanna”. «Ogni cosa che scriveremo», dice Feltri nell’intervista, «sarà frutto esclusivamente nostro, nessuno sarà autorizzato a ipotizzare che dietro di noi ci sia un suggeritore occulto. Se diremo bene di Berlusconi, sarà perché ne siamo convinti, se diremo male, idem. Che bello non essere legati ad alcuno». 
UNA NUOVA LIBERTÀ DI STAMPA. Dunque addio Feltrusconi, come lo chiama Dagospia? Staremo a vedere. Di sicuro, al di là delle dichiarzioni finto-diplomatiche di Belpietro («Il nostro obiettivo è conquistare una copia in più»), la coppia di punta del giornalismo di destra si prepara a sottrarre un bel po’ di lettori al Giornale, dopo essersi assicurata già qualche pezzo da Novanta (o da Ottantanove) del quotidiano di via Negri, come l’uomo-macchina Massimo De Manzoni, ed aver ottenuto in esclusiva (dal cugino Riformista) le prestazioni di un ex idolo della sinistra come Giampaolo Pansa. Tutti felici e carichi a pallettoni, a Libero, anche se qualcuno descrive un Filippo Facci un po’ in ansia, visto che aveva litigato proprio con Feltri tempo fa. Il povero Alessandro Sallusti, rimasto solo sulla plancia del quotidiano berlusconiano, ha accusato il colpo. Come risponde, infatti, oggi Il Giornale? Timidamente, per usare un eufemismo. Editoriale di Nicola Porro sulle riforme (che noia, che barba), un’intervista a Piero Ostellino sul centrodestra (ari-che noia, che barba, fra l’altro lo stesso Ostellino è accreditato dai rumors di Palazzo come futuro direttore proprio del Giornale) e un pezzo sulle «Tre donne che fanno tremare il governo», mettendo insieme la Carfagna (che non fa più tremare nessuno), Rosi Mauro (che ha fatto tremare solo i commessi del Senato) e la Prestigiacomo (che non «lascia il Pdl», come è scritto, ma anzi è già tornata all’ovile). Insomma, tempi duri per i troppo cattivi.
LA REPLICA DI SALLUSTI. Anche se, in uno “spillo”, Sallusti risponde all’ex amico Feltri: «C’è chi è pagato da Berlusconi e chi è pagato dai contribuenti. Bisogna saper scegliere& raquo; (il riferimento, trasparente, è alla polemica sulle provvidenze pubbliche per Libero della famiglia Angelucci) La stampa «de sinistra», intanto, si occupa degli studenti (che noia, che barba), ma Travaglio sul Fatto Quotidiano fa uno strepitoso contropelo ad Alessio Vinci, che ha ospitato il suo editore a Matrix e lo ha accolto così: «Pensate, oggi è stato il giorno più buio degli ultimi 400 anni. Ma a portare un po’ di luce qui nello studio è venuto, e lo ringrazio, Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio. Questo è un regalo che ci fa e lo ringrazio davvero!».
OLTRE L’AUTOREFERENZIALITÀ. Gianni Barbacetto torna su Barbara Berlusconi, la sua «ultima lite con Papi» e la «saga di Arcore». Ma non doveva occuparsi del Milan? Scuppettino di Repubblica: al concorso per l’avanzamento di qualifica di 116 poliziotti, il quiz era: «Chi ha scritto Ed è subito sera?». Risposta del Viminale: Montale. Sì, come no: e Quasimodo ha scritto Ossi di Seppia, Boccaccio la Divina Commedia e Manzoni il testo di Fratelli d’Italia…
LA CRONACA DI GIORNATA. Varie ed eventuali. Sul Corriere della sera, paginata su un piccolo evento che ci cambierà la vita: da gennaio diventano illegali i sacchetti di plastica. Protesta del ministro Frattini («È un’indecenza!») per il fatto che dalle agende europee distribuite in 21 mila scuole del continente sono sparite le feste cristiane. Sulla Stampa, Massimo Gramellini racconta che in una scuola di Torino «va in scena il classico spettacolo di Natale alla presenza delle famiglie: Ogni bambino sale sul palco ed esprime un desiderio per l’anno nuovo». E uno dice: «Vorrei che ci fosse ancora il lavoro per mamma e papà». Scrive Gramellini: «Nella sala scende il gelo. Un amico presente alla scena commenta: è un mondo al contrario, quello in cui sono i figli a desiderare un posto per i genitori, ma forse l’unica speranza che resta, a questo mondo, è proprio un bambino che al futuro non chiede un giocattolo nuovo ma un lavoro per mamma e papà».