Marcello Pirovano

Che fine ha fatto Pietro Grasso?

Che fine ha fatto Pietro Grasso?

04 Settembre 2018 15.40
Like me!

Chi l'ha visto? Pietro Grasso risulta politicamente non pervenuto. C'è solo una magra consolazione per chi sta provando a rimettere assieme le rovine del Partito democratico: e cioè che le uniche forze politiche messe peggio del Pd sono quelle più a sinistra del Pd. L'ex presidente del Senato (2013-2018), ex magistrato e leader di Liberi e Uguali (LeU), movimento da lui stesso fondato alla fine del 2017, è l'esempio plastico di questa difficoltà a (ri)emergere. Da quando la scena è stata fagocitata da Matteo Salvini e dall'ondata giallo-verde che ha preso posto al governo del Paese, per l'opposizione sono rimaste briciole, anche in termini di visibilità.

MENTRE LA BOLDRINI FA SEMPRE PARLARE DI SÉ

Tra le fila di LeU la personalità più in vista resta quella di Laura Boldrini, ex omologa di Grasso nell'altro ramo del parlamento, la Camera: vuoi per la viscerale inimicizia che la "lega" al ministro dell'Interno e "Capitano" leghista e che la vede spesso protagonista in battibecchi social (e non solo), vuoi per un attivismo maggiore (era in prima fila anche durante la manifestazione di Milano "Europa senza muri" per protestare contro la visita del premier ungherese Viktor Orban), la Boldrini è riuscita a ritagliarsi maggior spazio nel dibattito politico. Ha persino lanciato la "ListaUnitariaEuropea" con lo scopo di «riunire i progressisti», anche se per adesso la scritta "Boldrini LuE" (è l'acronimo del listone) viene ancora scambiata dai motori di ricerca come un errore di digitazione di chi vuole trovare informazioni su "Boldrini LeU".

ALLE ELEZIONI SOLO IL 5% NEL COLLEGIO DI PALERMO

Da LeU a LuE comunque il rischio è che invertendo l'ordine degli addendi il risultato (elettorale) non cambi: Liberi e Uguali ha registrato una caduta in picchiata dal pre voto del 4 marzo 2018 in poi: in uno degli ultimi sondaggi prima delle Politiche (Demos & Pi per la Repubblica) il partito era dato al 6,1% a febbraio, in calo di quasi un punto dal 6,9% di gennaio. Alla prova delle urne andò molto peggio: 3,4% alla Camera, 3,3% al Senato, appena sopra la soglia di sbarramento (3%) per le singole liste. Grasso nel collegio di Palermo ottenne solo il 5%, riuscendo comunque a essere eletto grazie alla quota proporzionale: confluito nel Misto, per costituire un gruppo autonomo ha dovuto ottenere una deroga da Montecitorio, visto che contava su 14 deputati a fronte del numero minimo fissato a 20. A distanza di 6 mesi la situazione si è fatta ancor più desolante: secondo le intenzioni di voto raccolte da Swg Liberi e Uguali ha lasciato per strada un altro punticino, arenandosi a quota 2,4%, quasi 30 punti sotto il Carroccio primatista.

HA FATTO NOTIZIA SOLO PER I CONTRIBUTI NON VERSATI AL PD

Grasso nel frattempo si è immerso in un silenzio assordante. Le agenzie di stampa non riportano notizie su sue esternazioni, se non a proposito di un tweet al veleno che invitava Salvini a liberare gli ostaggi a bordo della Diciotti e uscire dal Viminale, perché «solo i criminali e i terroristi sequestrano esseri umani e li trattengono fino a che non vengono accolte le proprie condizioni». Il problema è che la notizia "estiva" su Grasso che ha registrato maggiore risonanza mediatica è stata quella, riportata dal Corriere della sera, della condanna al pagamento di a 83.250 euro al Pd per una storia di contributi non versati dopo la sua elezione al Senato nel 2013. Eppure anche lui, forse spinto da qualche sentore di fallimento in vista del voto, lo aveva detto prima del 4 marzo: «Dopo le elezioni nasca un partito unico di sinistra». A parole sono d'accordo tutti (pure Pippo Civati il 28 agosto ha parlato della necessità di una «voce plurale, non per forza unitaria»), ma la ripartenza si è ingolfata. Forse anche in attesa del desaparecido Grasso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *