Peppino Caldarola

I profeti del liberismo ora attaccano da sinistra

I profeti del liberismo ora attaccano da sinistra

Fino a qualche anno fa leggevamo articoli critici verso chi difendeva l’idea di una trasformazione socialista e democratica dell’economia, guardava alla classe operaia, difendeva il welfare. Oggi quelli stessi intellettuali dicono l’esatto contrario.

25 Giugno 2019 10.11

Like me!

Leggiamo molti libri, interviste, dichiarazioni in televisione di intellettuali e giornalisti che criticano la sinistra che ha abbandonato il popolo accucciandosi con le élite. Addirittura il mitico Federico Rampini ha indicato nella la coppia Obama-Clooney (che lui adorava) come esempio di chi vive con le élite e non fra quegli operai che, notoriamente, Rampini frequenta ogni giorno.

RAMPINI & CO CRITICAVANO LA SINISTRA PERCHÉ POCO LIBERISTA

Non ho polemiche da fare né con Rampini, né con il caro Ferruccio De Bortoli, new entry nel club dell’autocritica, degli altri. Vorrei semplicemente ricordare una sola cosa. Negli anni trascorsi in cui i leader della sinistra si trastullavano con il bambolotto di pezza del liberismo nella versione clintoniana o blairiana, leggevamo articoli pensosi rivolti al criticare quella sinistra che era rimasta attaccata al passato, all’idea di una trasformazione socialista e democratica dell’economia (ma come? Ora che è caduto il muro di Berlino?), che guardava alla classe operaia (ma come? Non vi siete accorti che è finita, f-i-n-i-t-a?), che difendeva il welfare.

QUEL PASSATO DA ABIURARE E NASCONDERE

Il tema è sempre stato il seguente: non si erano mai fatto veri passi in avanti perché la sinistra non aveva rotto i ponti con il suo ignobile passato (nel quale venivano messi e frullati assieme Filippo Turati, Antonio Gramsci e Joseph Stalin), perché questa sinistra cieca non aveva sposato la democrazia liberale che non poteva essere che liberista. In una qualunque emeroteca troverete articolesse di Repubblica e Corsera con questo tema.

Il popolo, era questa la tesi, è liberista

Molti leader della sinistra hanno accettato questi consigli. Si sono fatti “mascariare” e infine si sono convertiti all’opinione prevalente liberista che, secondo tutti questi guru, italiani e no, avrebbe riavvicinato il popolo alla sinistra. Perché il popolo, era questa la tesi, è liberista. Ora noi abbiamo capito in questi anni che il popolo ragiona sulla base di lunghezze d’onda che corrispondono all’antico criterio delle condizioni di vita e della loro rappresentazione simbolica. La sinistra è stata forte, e in Italia fortissima, quando l’una e l’altra condizione erano ricomposte dentro una strategia assai singolare immaginata dal Partito comunista.

L’ERRORE PIÙ GRANDE DELLA SINISTRA, OMOLOGARSI

Due sere fa sul canale della Camera dei deputati ho rivisto i funerali di Enrico Berlinguer e ascoltato i discorsi di piazza san Giovanni. Quello di Nilde Iotti, di Marco Fumagalli, di Gian Carlo Pajetta, di Domenica Rosati ma mi ha colpito, come colpì Pajetta che lo disse nel suo intervento, quello che pronunciò Ottaviano del Turco a nome dei tre sindacati. C’era la voglia di una svolta, c’era un legame di popolo. Negli anni successivi buona parte del gruppo dirigente della sinistra commise l’errore più grande, cioè cercare di omologarsi.

BUTTARE A MARE L’IDEA DI POPOLO CI HA RESI IMPRESENTABILI

Vi ricordate la scena in cui Alberto Sordi e Lea Massari si infilano affamatissimi in una casa patrizia romana poco prima che vengano diffuse le notizie sul referendum istituzionale. Vinse la repubblica e quei nobili poco alla volta lasciarono il tavolo, mentre Sordi e Massari restavano inchiodati lì, felicitandosi l’uno con l’altro e sbafando a quatto palmenti. Immaginate se in quel film Sordi e Massari avessero mostrato di patire lo stesso dolore dei monarchici romani. In Italia questo è accaduto. Invece di fare nostri il dolore del nostro popolo siamo andati, allegramente, incontro a chi ci voleva portare a destra. Giornalisti compresi, soprattutto quelli che oggi si lamentano che abbiamo perso il popolo.

Da sinistra, Tony Blair e Bill Clinton.

I leader della sinstra che hanno preso questo abbaglio sono tanti, alcuni erano convinti della nuova religione, altri si sono acconciati. Ma ogni giorno c’era un editoriale, un saggio, un’intervista di chi ricordava che, finché non avessimo buttato a mare quella vecchia idea di popolo, saremmo stati impresentabili. Lo abbiamo fatto e siamo diventati impresentabili. Ora, però, non risalite in cattedra, a fare cazzate ci pensiamo da soli, non c’è bisogno dell’aiutino del giornalista liberale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 3

  1. Peppiniello pare abbia aperto un’occhio. Uno solo ovviamente. Speriamo che non lo richiuda al primo levare di vento contrario, come è suo solito fare. Del resto queste cose si sapevano, e bastava guardarle in modo non ideologico e ottuso, tipico dei sinistri e deu suoi lacchè giornalai. Eppure uno che diceva queste cose c’era è c’è. Si chiama Corallo è del PD e proprio perchè le ha dette il PD lo ha relegato ai confini, additandolo al pubblico ludibrio, un pò come fece, per altri motivi con Pasolini. I sinistri sono così. Ottusi nel DNA. Peccato.

  2. Renato Casaioli 25 Giugno 2019 15:27

    Ho vissuto questi ultimi decenni ha gridare contro l’illusione del liberismo o neo liberismo. Ho testimoniato in tutte occasioni che mi si presentavano tipo Feste dell’Unità, che questa globalizzazione (alla quale anche il mio territorio ha pagato un alto prezzo attraverso lo smantellamento di uno dei distretti industriali più qualificati dell’Umbria), altro non era che una riedizione del colonialismo. Certo, attraverso di essa potevano e lo hanno fatto, affacciarsi da protagonisti sulla scena internazionale, Paesi come la Cina. Altri continenti, vedi l’Africa, l’America Latina, però hanno pagato e seguitano a pagare un prezzo altissimo. Purtroppo per loro, sono lo scrigno del pianeta terra e le multinazionali, hanno deciso da sempre di rapinarlo. La storia del Coltan, è assai eloquente in questo senso. I barconi carichi di disperati, sono il risultato di queste rapine, di quelle cricche criminali al governo, tenute in piedi dalle multinazionali anche europee, alle quali la politica compresa quella di sinistra, non trova la forza di dire che con il furto è ora di farla finita. Certo oggi assistiamo a molti voltagabbana, che ancora una volta salgono in cattedra e danno lezioni alla sinistra. Ma fra questi personaggi che hanno vissuto la vita come il sughero, cerano anche personaggi come D’Alema, Veltroni, per non parlare del craxismo e dei suoi innumerevoli discepoli. Se non ricordo male era proprio baffino che correva da Blair a prendere lezioni. Poi Berlinguer. Con la sua morte, sono finiti i grandi pensatori, penso a Moro e non solo. E per la sinistra fatto salvo il tentativo di Occhetto, di ripartire dai grandi valori, per ricostruire un pensiero progettuale della sinistra, nessuno ha espresso qualcosa di degno di attenzione. Berlinguer dicevo. Si, resto convinto che anche lui abbia avuto dei limiti nel suo pensiero. Quali? L’Eurocomunismo per esempio. Mi è capitato recentemente di rivedere in televisione quelle immagini di Errico con il capo dei comunisti spagnoli e quello dei francesi. Risentire quei discorsi oggi, dopo che la storia ha emesso i suoi verdetti, mi è apparso ancora più chiaro il suo ritardo. Dopo la rottura con Mosca, doveva fare la scelta chiara di una svolta social democratica. Solo così quello che lui diceva a proposito “Di cosa produrre, di come produrre, per chi produrre”, accompagnato da un pensiero cooperativistico Nord-Sud del mondo, avrebbe avuto un senso compiuto. Aveva intravisto la nuova stagione liberista che si stava aprendo sul mondo, ma mancò di una proposta forte, non comprese che l’Eurocomunismo era una perdita di tempo. I suoi gli ultimi pensieri lunghi. Dopo di lui abbiamo visto di tutto e di più in termini di sconcezze politiche e morali, fino ad arrivare ai nostri giorni, nei quali due ragazzotti nulla facenti, approfittando del vuoto della grande politica, partendo da problemi veri, hanno saputo costruire nemici virtuali e promettere paradisi. Non è finita. Quel Salvini sta tentando di far saltare il tavolo, vuole andare a elezioni prima che l’economia lo travolga. Poi, forte del risultato elettorale ottenuto, almeno stando ai sondaggi, potrebbe provare a far correre al Paese una qualche avventura.
    Casaioli Renato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *