Chi sta con Haftar e chi con al Sarraj in Libia

Chi sta con Haftar e chi con al Sarraj in Libia

08 Aprile 2019 15.38
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Con le truppe del generale Khalifa Haftar alle porte di Tripoli, in molti iniziano a fare qualche calcolo sul futuro della Libia.

Se il Lybian national army (Lna) dovesse uscire vittorioso contro il governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj, il Paese potrebbe presto tornare sotto il controllo di un solo uomo forte a otto anni dalla morte di Muammar Gheddafi. In questi anni, la comunità internazionale ha preso più o meno apertamente posizione a fianco di Haftar o di al Serraj. Il primo è sostenuto principalmente dall'Egitto, l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, la Russia e a livello europeo tiene come punto di riferimento la Francia. Il secondo da Onu, Usa, Unione europea, Italia in primis, ma anche Regno Unito (e di riflesso anche da Turchia e Qatar, rivali dell'Egitto nella regione).

La grande differenza tra i due schieramenti è che mentre il secondo gruppo puntava a una soluzione politica per il futuro del Paese, il primo dava supporto concreto ad Haftar in termini di risorse e armamenti (mantenendo sempre la facciata dei mediatori). A prova della debolezza del sostegno ad al Serraj, la ritirata precipitosa del contingente statunitense di stanza in Libia. Washington, conscia di non poter fare davvero la differenza nell'immediato, ha deciso di evitare di rimanere incastrata in situazioni scomode. Contro la conquista di Tripoli, tuttavia, pesa ancora una sorta di veto degli Usa che la Russia sembra voler rispettare sulla carta.

«INNEGABILI INTERESSI IN CONFLITTO»

Mentre Haftar avanza, al Sarraj se la prende invece con Parigi, accusando il presidente Emmanuel Macron di sostenere il rivale. Secondo l'emittente qatariota Al Jazeera, il capo del governo di unità nazionale ha presentato all'ambasciatrice francese in Libia, Béatrice du Hellen, una «forte protesta», accusando Parigi di sostenere la brigata del generale Haftar. Ma la notizia della «forte protesta» «non riflette il tenore dell'incontro» fra il premier libico e la du Hellen, ha subito corretto il Quai d'Orsay. Le dichiarazioni convergenti dei ministri di Italia e Francia a Dinard, Enzo Moavero Milanesi e Jean-Yves Le Drian, avevano ridisegnato un quadro «normale» delle difficili relazioni fra i due Paesi su un terreno, quello libico, «di innegabili interessi in conflitto».

LA FRANCIA MEDIATORE INTERESSATO

I sospetti e le critiche italiane nei confronti di Parigi si rincorrono dall'operazione del 2011 che ha portato alla fine di Gheddafi, un'operazione lanciata dalla Francia, subito appoggiata da Gran Bretagna e Stati Uniti. Oggi la Francia, che si propone come mediatore fra i due campi libici e ha anche organizzato due incontri fra i leader rivali nel luglio 2017 poi nel maggio 2018, viene ancora accusata di favorire, de facto, la fazione del maresciallo Haftar. E gli analisti non hanno mancato di sottolineare la soddisfazione di ambienti parigini per i «significativi progressi» annunciati dalle forze di Haftar nel Sud del Paese contro jihadisti e bande criminali, una missione che va decisamente nella direzione delle priorità francesi.

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