L'Onu denuncia gli orrori sui migranti in Libia

L’Onu denuncia gli orrori sui migranti in Libia

20 Dicembre 2018 13.41
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Migranti e rifugiati subiscono «orrori inimmaginabili» in Libia. Lo denuncia un rapporto delle Nazioni Unite che descrive dettagliatamente in 61 pagine l'inferno degli abusi subiti da donne, bambini e uomini dal momento in cui entrano nel Paese, durante la loro permanenza e – se vi riescono – mentre tentano di attraversare il Mediterraneo. «La stragrande maggioranza delle donne e delle adolescenti intervistate», si legge nel documento, «ha riferito di essere stata violentata dai trafficanti».

IN 5 ANNI MORTI 6.600 MIGRANTI NEL VIAGGIO VERSO LA LIBIA

Solo il 19 dicembre l'Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) aveva dichiarato che 6.600 migranti erano morti negli ultimi cinque anni in Africa sulle strade per raggiungere la Libia, attraverso il deserto del Sahara, il Niger e il Sudan. Il numero è frutto di ricerche, deposizioni e testimonianze oculari riferite da chi questi drammi li ha vissuti. Solo quest'anno le morti registrate nel continente africano dall'Oim sono state 1.386. Ma l'Organizzazione internazionale per le migrazioni sostiene che questi dati sono solo la punta dell'iceberg e il numero dei morti è pesantemente sottostimato. Non avendo accesso a vie legali per migrare chi si mette in cammino lasciando il suo Paese è esposto a rischi indicibili, ai trafficanti di esseri umani, alle violenze. Le principali cause di morte tra i migranti in Africa, secondo quanto riportato da chi attraversato il continente, risultano essere la fame, la disidratazione, le violenze fisiche, le malattie la mancanza di accesso alle medicine. Tenendo conto che nel 2018 sono stati in totale 3.400 i migranti e i rifugiati che hanno perso la vita, la maggior parte dei quali cercando di raggiungere l'Europa attraversando il mare, Antonio Vitorino, direttore generale dell'Oim ha dichiarato: «Queste cifre ci fanno vergognare»

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OXFAM: MIGRANTI VULNERABILI A RISCHIO CON IL DL SICUREZZA

L'Oxfam, invece, nel suo report I sommersi e i salvati della protezione umanitaria ha raccolto le storie dei migranti cosiddetti vulnerabili che, dopo l'approvazione delle nuove norme del Dl Sicurezza, «da un giorno all'altro si sta vedendo negare il diritto all'accoglienza e all'integrazione». Si tratta di ragazze madri, neo maggiorenni arrivati soli in Italia, migranti traumatizzati e in fuga dall'orrore della guerra, da persecuzioni, dalle torture in Libia. «Quando sono arrivato in Libia sono stato rapito e portato in prigione. Lì le persone ogni giorno vengono picchiate e molti sono stati uccisi davanti ai miei occhi solo perché chiedevano di essere pagati per il lavoro che avevano svolto», racconta Ibrahim Salifu in una video-testimonianza, richiedente asilo accolto da Oxfam in un centro di accoglienza straordinaria. Per i traumi e gli abusi fisici e psicologici di cui è stato vittima, a Ibrahim è stata da poco riconosciuta la protezione umanitaria. «Sta studiando l'italiano, imparando e cercando un lavoro, ma dato che la protezione umanitaria gli è stata concessa dopo il 5 ottobre, dopo l'entrata in vigore del Decreto immigrazione e sicurezza, da poco convertito in legge, rischia nel prossimo futuro di ritrovarsi per strada, perché non potrà più entrare in un Centro di protezione per richiedenti asilo e rifugiati , dove avrebbe dovuto concludere il suo percorso di integrazione».

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BEN 12 MILA MIGRANTI IN REGOLA A RISCHIO

Secondo le stime del report, questa sorte dovrebbe riguardare oltre 12 mila migranti vulnerabili, in regola con il permesso di soggiorno, mentre nei prossimi due anni circa 120 mila persone sono destinate a scivolare nell'irregolarità, tra permessi per motivi umanitari non rinnovati (circa 32.750), non rilasciati (27.300), e pratiche arretrate che saranno esaminate dalle commissioni territoriali secondo le nuove disposizioni di legge (70 mila). «Su 18 mila permessi per protezione umanitaria concessi da gennaio a settembre nel nostro Paese, solo una minoranza potrà continuare a seguire un percorso di integrazione virtuoso all'interno dei centri Sprar», ha detto Giulia Capitani, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia.

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