Sarraj ha chiesto a Macron di prendere le distanze da Haftar

Sarraj ha chiesto a Macron di prendere le distanze da Haftar

Il premier libico in visita all'Eliseo ha detto che non si siederà al tavolo con il generale. E ha chiesto alla Francia di fare chiarezza sulla sua posizione. 

08 Maggio 2019 17.18

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L'incontro tra il premier libico Fayez al Sarraj e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron avvenuto l'8 maggio non ha risolto i nodi sul tavolo e soprattutto sul campo della nuova crisi libica. «Quello che ci aspettiamo dalla Francia, Paese amico della Libia, è che prenda una posizione più chiara, dica le cose chiaramente», ha detto in un'intervista alla tv France24 dopo la visita dell'8 maggio all'Eliseo, da lui definito "positiva". Quanto alle accuse a Parigi di avere un rapporto preferenziale con Khalifa Haftar, Sarraj ha detto: «Le relazioni di certi Paesi con Haftar sono molto chiare, nessuno può dubitarne». E ha aggiunto: «Il processo di pace dopo l'attacco del quattro aprile sarà completamente diverso. La situazione è cambiata, quelli con cui ci siederemo al tavolo del negoziato dovranno essere diversi». Sarraj ha spiegato: «Ho detto a Macron, che bisogna trovare un'élite seria, politica, di universitari, intellettuali, che rappresentino davvero l'Est della Libia. Haftar non può più farlo».

LE CONDIZIONI DI SARRAJ A MACRON: RESPINGERE HAFTAR

Il presidente della Repubblica francese ha proposto al primo ministro libico una«delimitazione della linea del cessate-il-fuoco, sotto supervisione internazionale, per definirne il quadro preciso», ha spiegato in un comunicato l'Eliseo. Ricevendo al Serraj, Macron ha anche proposto di effettuare «fin dai prossimi giorni, una valutazione, in stretta cooperazione con l'Onu, del comportamento dei gruppi armati in Libia, compresi quelli che fanno capo direttamente al governo di intesa nazionale». Nel colloquio con il presidente Macron, il premier libico al-Sarraj ha affermato «che gli appelli per un cessate il fuoco dovrebbero andare di pari passo con un ritiro delle forze ostili e il loro ritorno da dove sono venute», è scritto in una nota dell'Ufficio stampa del governo libico. Il premier «ha confermato che qualsiasi meccanismo che sarà proposto dalla comunità internazionale a questo proposito dovrebbe soddisfare questa giusta richiesta», viene aggiunto. Sarraj, premette la nota «ha confermato la posizione immodificabile del Governo di accordo nazionale che punta a respingere le forze nemiche per difendere la capitale e proteggere la popolazione».

VIOLATI TUTTI I PATTI SULLE ELEZIONI

Sarraj ha aggiunto che dopo l'incontro di Abu Dhabi «ci eravamo messi d'accordo su alcuni principi, come l'organizzazione di elezioni e la fine della campagna di odio», ma «l'attacco del 4 aprile ha dimostrato che Haftar si preparava a questo attacco, che non era serio e che non ha mantenuto le sue promesse. Avevamo detto: 'entrare a Tripoli non è una passeggiata'. Adesso lui sta ricevendo la nostra risposta. Non era serio, non era disposto al processo di pace, voleva fare un colpo di stato contro la legittimità». Per Sarraj, in Libia «non c'è più un disaccordo tra Est e Ovest, ma fra chi vuole uno Stato civile, governato da civili e chi vuole uno Stato militare. A decidere chi partecipa al tavolo della pace sarà il popolo libico».

«L'ONU INDAGHI SU CHI FINANZIA HAFTAR»

Una nota pubblicata sulla pagina Facebook dell'Ufficio stampa del governo di accordo nazionale libico ha aggiunto che Sarraj ha dichiarato inoltre di ritenere improponibile, come controparte negoziale, anche il presidente del parlamento finora insediato a Tobruk, Aqila Saleh. Il governo di accordo nazionale libico ha chiesto al Consiglio di sicurezza Onu di istituire «una commissione di verifica dei fatti che faccia luce su chi sostiene e finanza Haftar». «Spero», ha proseguito, «che il Consiglio di sicurezza si assuma le sue responsabilità. Noi abbiamo chiesto di fare luce affinché il popolo sappia chi lo aiuta e chi lo bombarda». Quanto al generale Haftar, «chi bombarda case civili, quartieri, spara su ambulanze e distrugge infrastrutture, io lo definisco criminale di guerra», ha aggiunto Sarraj.

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