Libor, a Rbs maxi-multa da 612 milioni di dollari

Libor, a Rbs maxi-multa da 612 milioni di dollari

06 Febbraio 2013 12.38
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Una maxi-multa da 612 milioni di dollari.
Royal Bank of Scotland patteggia con le autorità inglesi e americane sulle accuse di manipolazione del Libor, divenendo così la terza banca a raggiunge un accordo dopo Barclays e Ubs per l’indice di riferimento.
E le autorità americane avvertono: «L’indagine sulla manipolazione del Libor è lungi dall’essere conclusa». Un’affermazione che sembra trovare conferma nella sospensione di cinque trader da parte di Deutsche Bank per presunta manipolazione dell’Euribor, che vanno ad aggiungersi ai due già allontanati per il Libor.
LIBRO D’ACCUSE DELL’EX TRADER. A completare il quadro la prossima pubblicazione del libro dell’ex trader star giapponese, Hideto ‘Eddy’ Takata, che accusa le banche giapponesi di aver fatto cartello nei prezzi dei mutui, mantenendo il Tibor (l’indice di riferimento di Tokyo) a livelli «artificialmente elevati».
Rbs per far fronte alla maxi multa ridurrà i bonus, recuperando almeno 300 milioni di sterline. Una decisione in linea con quanto ha detto il mese scorso il cancelliere dello scacchiere George Osborne che aveva avvertito: la quota americana della multa del Libor deve essere pagata dai banchieri e non dai contribuenti inglesi.
Rbs è controllata per l’82 dal governo inglese. Il primo risultato della maxi sanzione da 612 milioni di dollari è l’uscita di John Hourican, numero uno di Rbs per i mercati e la divisione internazionale: Hourican lascerà senza bonus.
STAMPA CRITICA RIFORMA WALL STREET-SEC. Intanto le autorità americane finiscono nel mirino delle critiche. Mentre i documenti depositati mostrano l’umorismo all’interno dell’agenzia Standard & Poor’s sullo stato del mercato dei mutui subprime, a essere investite dalle critiche sono la riforma di Wall Street varata dal presidente americano Barack Obama (che non prevede una revisione delle agenzie di rating) e la Sec che ancora prevede nei propri regolamenti la necessità per gli investitori di affidarsi e seguire le indicazioni delle agenzie di rating.
Il New York Times e il Wall Street Journal usano toni critici, osservando come sia strano che il governo americano se la prenda solo con Standard & Poor’s tralasciando Moody’s e Fitch. Secondo alcuni osservatori la causa nei confronti di Standard & Poor’s è solo una diretta conseguenza del fatto che l’agenzia è stata l’unica a tagliare il rating degli Stati Uniti: la causa – a loro avviso – è la diretta conseguenza del taglio del rating.

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