A nessuno frega un cazzo se siamo grandi musicisti: l’omaggio di Fraquelli a Frank Zappa

Redazione
25/11/2023

Protagonisti del libro sono 109 artisti che, per quasi tre decenni, si sono avvicendati sul palco, nelle varie formazioni, negli oltre 1.800 concerti tenuti dal genio di Baltimora nel corso della sua carriera. Dalla A di Mike Altschul alla Z di Allan Zavod. Lettera43 ve ne propone un estratto.

A nessuno frega un cazzo se siamo grandi musicisti: l’omaggio di Fraquelli a Frank Zappa

È appena uscito nelle librerie A nessuno frega un cazzo se siamo grandi musicisti. Gli uomini, e le donne, di Frank Zappa, di Marco Fraquelli (edizioni Arcana). Collaboratore storico di Lettera43, Fraquelli è appassionato di Zappa dal 1971, cioè da quando a 14 anni acquistò 200 Motels, attirato dalla sua «spettacolare copertina». Il libro è un omaggio al musicista e compositore americano (scomparso esattamente 30 anni fa, il 4 dicembre 1993, per un tumore diagnosticato troppo tardi) del tutto particolare: protagonista del libro, infatti, non è direttamente Frank Zappa, ma i 109 musicisti che, per quasi tre decenni, si sono avvicendati sul palco, nelle varie formazioni, negli oltre 1.800 concerti tenuti dal genio di Baltimora nel corso della sua avventura musicale. Dalla A di Mike Altschul alla Z di Allan Zavod. Spesso i ritratti sono corredati da retroscena e  aneddoti che offrono uno spaccato del tutto particolare dei rapporti tra il compositore e i membri delle sue varie band. Lettera43 vi propone un estratto dalla introduzione (© 2023 Lit edizioni s.a.s. per gentile concessione).

A nessuno frega un cazzo se siamo grandi musicisti: l'omaggio di Fraquelli a Frank Zappa
La copertina di A nessuno frega un cazzo se siamo grandi musicisti.

Vaffanculo capitano Tom! Adrian Belew

Nashville, ottobre 1976. Dopo lo show, Zappa chiede all’autista assegnatogli dall’organizzazione di portarlo ad ascoltare un po’ di musica. L’autista lo conduce allora al Fanny’s bar, dove si esibisce il suo gruppo preferito, gli Sweetheart, una cover band che suonava brani inseriti nei Top 40. Sul palco, c’era il 27enne Adrian Belew – era nato a Covington, nel Kentucky, nel 1949 -, maestro di chitarra, ma anche batterista, percussionista, bassista, tastierista, violoncellista, cantante, cantautore (originariamente batterista al liceo, nella sua prima band, The Denems, Belew aveva imparato a suonare la chitarra a 16 anni, usandone una presa in prestito e ascoltando centinaia di dischi, con l’obiettivo di scrivere canzoni proprie). «Lo vidi arrivare dal fondo del locale e fermarsi a osservarci» ha raccontato Adrian Belew in un’intervista a Guitar (febbraio 1994) «cosa che, comprensibilmente, mi rese un po’nervoso. Nel bel mezzo di Gimme Shelter si portò su un lato del palco, si allungò e mi strinse la mano: più tardi si fece dare il mio nome e indirizzo dall’autista e non molto tempo dopo mi telefonò e mi chiese di fare un provino per lui».

A nessuno frega un cazzo se siamo grandi musicisti: l'omaggio di Fraquelli a Frank Zappa
Adrian Belew nel 2017 (Getty Images).

Adrian Belew ha avuto modo di esibirsi dal settembre 1977 al febbraio 1978 e suonare in diversi album di Zappa e nei video Baby Snakes e Video From Hell. Nella primavera del 1978 Belew lascia Zappa (facendolo molto incazzare) per suonare con David Bowie. Ecco come la racconta lo stesso Belew: «Nel 1978 feci il mio primo tour in Europa come chitarrista e cantante “stunt” (memorabile la sua imitazione di Bob Dylan in Flakes) per la band di Frank Zappa. La sera in cui abbiamo suonato a Colonia […] Brian Eno era tra il pubblico. Brian sapeva che David Bowie stava cercando un nuovo chitarrista per il suo prossimo tour. Lo ha chiamato […] e gli ha detto che doveva venire a vedere il chitarrista della band di Frank. La sera dopo ci siamo esibiti a Berlino. Mentre Frank faceva un lungo assolo, la maggior parte dei membri della band, me compreso, ha lasciato il palco per qualche minuto. Mentre camminavo verso il retro del palco, ho guardato il mixer del monitor e ho visto David Bowie e Iggy Pop in piedi lì». Bowie propone a Belew di vedersi a cena: «Quanti ristoranti ci sono a Berlino? 25 mila?», dice Adrian. «Siamo arrivati al ristorante, siamo entrati […] e chi c’era seduto al primissimo tavolo se non Frank Zappa con il resto della band?! … Allora ci siamo seduti con loro. David, cercando di essere cordiale, mi ha fatto un cenno e ha detto: “Hai qui un chitarrista molto bravo, Frank”. E Frank: “Vaffanculo capitano Tom!” […] David insiste: “Oh andiamo Frank, possiamo di sicuro discuterne garbatamente” e Frank “Vaffanculo capitano Tom!”. A questo punto ero paralizzato. David ci riprova: “Quindi davvero non hai niente da dire?” e Frank: “Vaffanculo capitano Tom!”. David e io ci siamo alzati e siamo usciti. Salendo sulla limousine, David, col suo modo meravigliosamente britannico, ha detto: “Penso che sia andata piuttosto bene!”» (per la cronaca, il maggiore Tom, degradato da Frank a capitano, è il protagonista di Space Oddity e gira, in proposito, anche una vignetta molto carina: Bowie e Zappa si incontrano in cielo, sono seduti su due nuvolette; David chiede «Ancora arrabbiato?» e Frank: «Vaffanculo capitano Tom!»). Quella con Bowie è solo la prima di una lunga serie di prestigiose collaborazioni di Adrian con grandi nomi del rock, tra cui i King Crimson e i Talking Heads, passando per GaGa, Tom Tom Club, The Bears, Nine Inch Nails, Gizmodrome.

Otto pollici. Warren Cuccurullo

Nato a Brooklyn nel 1956, primo dei quattro figli dei signori Jerry e Ellen, come rivela il cognome Warren Cuccurullo aveva chiaramente origini italiane: il nome gli derivava proprio dal nonno paterno Guerino, originario di Nocera inferiore. A nove anni aveva iniziato a suonare la chitarra e la batteria, optando poi definitivamente per la prima. Era un super fan di Frank Zappa, e, dal 1975 al 1977, non si era perso un concerto, viaggiando in su e in giù lungo la East Coast; imparando, nello stesso tempo, a suonarne i brani alla chitarra… Il suo debutto avvenne al concerto di Halloween del 1978, al Palladium di New York, ma fu una sorta di ospitata. Verso la fine dello stesso anno, Warren riceve una telefonata da Zappa, che gli parla dell’imminente tour europeo e gli chiede se vuole fare un provino. «Il giorno dopo» ha raccontato Cuccurullo «partì per la California e senza quasi neanche rendermene conto mi trovai a suonare sul palco dell’Hammersmith Odeon di Londra. Dalla cantina direttamente alle luci della ribalta». Con il tour del 1979, insomma, Warren è diventato membro della band a pieno titolo…Nel 1981, con Terry Bozzio, costituisce il già citato gruppo dei Missing Persons e, nel 1986, inizia a collaborare con i Duran Duran, di cui diviene membro effettivo nel 1989 (e vi rimarrà fino al 2001), prima di dedicarsi ad altri progetti…Parallelamente all’ambito musicale, Warren Cuccurullo ha poi coltivato anche altri interessi, diciamo piuttosto curiosi. Da quello gastronomico a quello…dell’esibizionismo erotico e pornografico. Per quanto riguarda la gastronomia, nel 2002 Cuccurullo ha acquistato un ristorante a Santa Monica, ribattezzato “Via Veneto” in onore delle sue radici italiane. Per quanto riguarda l’altro ambito, beh, diciamo che la sua avventura è iniziata nel 2000, quando il chitarrista ha accettato di comparire nudo su una rivista gay brasiliana, G Magazine. Le foto, alcune delle quali lo mostravano col pene eretto, sono diventate, si direbbe oggi, «virali» sul web; vero e proprio oggetto di culto e di scambio…Nel 2002, Cuccurullo ha avviato anche un’attività imprenditoriale nel settore dei sex toy. Prima realizzazione il Rock Rod, un vibratore perfettamente modellato sulla forma e sulle dimensioni del suo pene: otto pollici (che, in centimetri, ve lo dico io così vi risparmio la googlata, fa poco meno di ventuno).

A nessuno frega un cazzo se siamo grandi musicisti: l'omaggio di Fraquelli a Frank Zappa
Warren Cuccurullo.

Il classico stronzo erudito. Kent Nagano

Kent Nagano è un’altra eccezione alla regola che ho deciso di inserire qui (non ha infatti suonato con Zappa, ma lo ha diretto), ma se avrete la pazienza di leggere le prossime righe, capirete perché non si poteva tralasciare.Nato nel 1951 a Berkeley, nippo-americano di terza generazione, Nagano ha studiato sociologia e musica presso l’Università della California di Santa Cruz, poi musica alla San Francisco State University e, dopo aver frequentato i corsi di composizione diretti da Grosvenor Cooper e Roger Nixon, ha studiato presso l’Ecole Normale de Musique di Parigi. Impossibile riassumere qui la sua straordinaria carriera di direttore d’orchestra e direttore musicale. Nei primi Anni 80, mentre dirige la Berkeley Symphony Orchestra, viene a sapere che l’altro grandissimo direttore e compositore, Pierre Boulez, si apprestava a dirigere un’opera di Zappa (la citata The Perfect Stranger) che il maestro gli aveva appositamente commissionato. Nagano rimane sorpreso e spiazzato, dato che, dirà, aveva sempre considerato Frank un musicista rock; d’altra parte, è anche molto curioso, perché, racconterà sempre il maestro, se in generale è già un grande onore per un compositore sentirsi chiedere di comporre qualcosa per un ensemble, figuriamoci se quell’ensemble è diretto da Pierre Boulez. E così, nel dicembre 1981, avendo saputo che Zappa si sarebbe esibito a San Francisco, decide di contattarlo per poter visionare alcune partiture. Zappa invita allora Nagano nel backstage del concerto e gli mostra le partiture, anzi gliele lascia portare a casa. Risultato, Kent Nagano, nel novembre 1983, dirigerà la London Symphony Orchestra eseguendo musiche di Zappa al Barbican Theatre di Londra. Ma ecco come ha raccontato la vicenda a Dan Forte lo stesso Nagano: «Ho contattato la direzione di Frank e l’ho incontrato nel backstage quando ha suonato al Berkeley Community Theater, alla fine del 1981. Mi ha mostrato una partitura e ha detto: “Questo è quello che faccio.” Così mi sono seduto lì e ho dato un’occhiata, ed è stato un colpo semplicemente fantastico.

A nessuno frega un cazzo se siamo grandi musicisti: l'omaggio di Fraquelli a Frank Zappa
Kent Nagano (Getty Images).

Certo, non era una cosa che potevo facilmente guardare standomene lì seduto. Era roba molto sofisticata; non riuscivo nemmeno a sentirla in testa – dovevo portarla a casa e provarla al pianoforte. Così me l’ha prestata per studiare, e me ne ha date un paio di altre. Mi ci è voluto molto tempo solo per digerire la cosa. Tieni presente che io sono il classico stronzo erudito, troppo istruito, con un pesantissimo background teorico. Ma ero anche molto eccitato. Per uno come me, che visionava, senza esagerare, forse 50 o 60 partiture nuove di zecca all’anno, è stato davvero piacevole leggere dei fraseggi così raffinati. Perciò ho chiamato Frank e gli ho spiegato che mi sarebbe piaciuto eseguire i pezzi… Il risultato lo potete ascoltare in London Simphony Orchestra, Voll. I & II (1995)… «Frank è un genio» dirà Nagano.«Questa è una parola che non uso spesso… Ma nel suo caso, non è eccessiva… È estremamente istruito musicalmente. Non sono sicuro che il grande pubblico lo sappia. Non è proprio pop, ma è una pop star, non ha fatto proprio rock, ma è pur sempre una rock star, non è nemmeno proprio jazz, ma si è comunque circondato di musicisti jazz. Alla fine non era proprio un “compositore serio”, ma ha studiato le opere di Nicolas Slonimsky, Edgard Varèse, ecc. Non si può proprio inserire in nessuna categoria».