Peppino Caldarola

Dire che Renzi è il fratello maggiore di Di Maio e Salvini è tafazziano

Dire che Renzi è il fratello maggiore di Di Maio e Salvini è tafazziano

14 Febbraio 2019 08.02
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Il nuovo libro di Matteo Renzi è, con anticipazioni diverse, su tutti i giornali. Dal punto di vista mediatico, si tratta di un’operazione riuscita a cui si aggiungeranno gli incontri nei teatri e le presenze tivù. Dal punto di vista dell’editore non so se si tratti di una genialata perché chi, come me, ha letto tutte le anticipazioni non comprerà il libro e può tacere di fronte all’eventuale domanda se l’avrebbe fatto senza questa pioggia di testi sui quotidiani. I politici, sarebbe meglio dire gli uomini politici, sono abbastanza deludenti quando scrivono libri. Non ci sono mai racconti su incontri, su decisioni sofferte, sulla difficoltà di governare. Sono scritti esclusivamente per sistemare i conti con i propri avversari (meglio se del proprio stesso partito) o per rilanciare la propria immagine. Storicamente non servono.

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LA ROTTAMAZIONE RENZIANA DI EX COMUNISTI ED EX DEMOCRISTIANI

Ho l’impressione che anche il libro di Renzi entri in questa categoria di testimonianze sostanzialmente inutili. Ho per questo apprezzato lo sforzo che il vice-direttore (ex Riformista) del Fatto quotidiano, Stefano Feltri, ha fatto cercando nelle parole di Renzi “siluri” contro Marco Minniti e Paolo Gentiloni tutte costruite attorno alle vicende, ormai noiose, del capitano Ultimo. Feltri si è indaffarato a mettere insieme indizi, ma io, che pure ho bazzicato la Commissione parlamentare di controllo sui Servizi, non ho capito dove vuole andare a parare.

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C’è una sola anticipazione che mi ha politicamente interessato, ed è quella apparsa su Repubblica in cui l’ex premier nega che vi sia una linea di continuità fra il suo governo e quello di oggi e fra “rottamazione” e populismo. Avrei apprezzato se Renzi avesse detto due parole in più sulla “rottamazione”, termine con cui lui pose sotto accusa una generazione di anziani purché fosse stata comunista, non pentita, e tantomeno democristiana. Pulizia etnica in tempo di pace.

L'IDIOZIA A SINISTRA DI PREFERIRE IL M5S AL PD

La sinistra, alla quale con molti mal di pancia si è aggregato Matteo Renzi, ha conosciuto tante guerre civili e anche definizioni dell’avversario interno di altrettanta e persino peggiore infamità. Quello che mi ha sempre colpito nella parola “rottamazione” è il suo profondo grillismo. Detto questo, e i lettori di queste note sono testimoni, sono in polemica contro quel mondo di sinistra, disgraziatamente a me vicino, che usa paragonare renzismo e grillismo stabilendo una continuità e giungendo (veri idioti) persino a preferire Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista al giovanotto di Firenze. Non mi stupisce il primitivismo della polemica ma l’assenza dell’abc della cultura politica e mi sorprendo quando vedo questa assimilazione fra due fenomeni così diversa fatta chi ha studiato Palmiro Togliatti.

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L’Italia di Renzi non è una Italia cattiva (dico solo questo), non è l’Italia che mette gli uni contro gli altri cittadini di diverso colore, di diversa fede, di diversa inclinazione sessuale. Il mondo di riferimento di Renzi non sono i manipolatori di vecchie idee usate prese dalle cantine dell’estremismo fascista né i suoi alleati internazionali elogiano le discriminazioni razziali o sono indifferenti, se non ostili, alla democrazia. Anche il capitolo delle leggi sociali andrebbe affrontato con più cautela, pur avendo io la convinzione che i governi di Renzi e ispirati da Renzi non abbiano avuto questo tema al centro e soprattutto che la polemica con i sindacati (che da sinistra fecero anche segretari dei Ds) sia stata danno e devastante.
Ma scrivere che Renzi è il fratello maggiore di Di Maio e Salvini è da Tafazzi. Non si fa male a Renzi ma a quelle altre cose lì.

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