Lidia Ravera: «La pandemia ci insegna il concetto di limite, meglio farci amicizia»

Luca Burini
02/04/2020

L'essere tutti più vulnerabili avvicina le generazioni e le classi sociali. Ne è certa la scrittrice e giornalista che durante la reclusione per coronavirus sta lavorando a un nuovo romanzo. L'intervista.

Lidia Ravera: «La pandemia ci insegna il concetto di limite, meglio farci amicizia»

Chiamo la scrittrice e giornalista Lidia Ravera di mattina. Sta lavorando a un nuovo libro e preferirebbe sentirci verso sera.

Nel tardo pomeriggio mi telefona lei e le chiedo subito del nuovo romanzo: «È ambientato durante il terrorismo degli Anni 70. L’avevo iniziato prima ancora che la grande metafora letteraria del coronavirus ci travolgesse. Tutto questo sposta un po’ gli equilibri», mi spiega.

VACCINATA ALLA SOLITUDINE

Ma non ha spostato la sua vita: «È cambiata pochissimo con la quarantena. Sono sempre stata chiusa a scrivere. Cambiava lo sfondo, lo scenario: la casa, un’isola, il treno». E, ai tempi del coronavirus a cambiare sono anche le scadenze: «Un mio libro doveva uscire a breve. Ed è slittato». D’altronde scrivere è un’attività solitaria: «Stai ferma, concentrata, immersa nel silenzio». Che sono un po’ le caratteristiche di questa prigionia momentanea. Insomma Lidia Ravera è vaccinata a tutto a questo: «Non sono solo vaccinata, amo proprio questo modo di vivere».

«MI OCCUPO GOFFAMENTE DELLE PULIZIE DI CASA»

Le piacciono meno, forse, le pulizie di casa. La signora che di solito l’aiuta, in questi giorni non lavora. «È meglio evitare di prendere i mezzi e spostarsi, quindi me ne occupo io. Sono piuttosto goffa, ma li faccio», mi dice trovando tutta la mia comprensione. Senza, però, mai perdere il sorriso: «Ne abbiamo tanto bisogno». Per questo insieme con Paolo Guzzanti e le altre sei scrittrici che hanno collaborato alla collana Terzo tempo (dedicata all’amore provato e vissuto quando si sono superati i 60 anni, ndr) ha realizzato «alla velocità del fulmine» l’ebook gratuito Incontri ravvicinati del Terzo Tempo- Storia d’amore e quarantena.

lidia ravera quarantena
La scrittrice e giornalista Lidia Ravera.

DOMANDA. Di che cosa si tratta?
RISPOSTA.
È un’antologia di racconti buffi d’amore. L’abbiamo fatto per non consegnarci ai pensieri molesti che di questi tempi sfiorano soprattutto chi è un po’ più avanti con l’età. Mi era venuta voglia di fare un regalo, e siccome so raccontare storie, ho fatto questo. Finalmente dopo tanti anni in cui c’erano Io sgomitanti, ora mi sento dentro un Noi. Siamo tutti nelle stesse condizioni: ricchi, poveri, giovani, vecchi, matti, equilibrati… Tutti chiusi in casa, tutti fermi, tutti angosciati.

Stiamo scoprendo un po’ di empatia?
Assolutamente sì. Tutto questo può migliorare le relazioni umane e renderci aperti.

E magari insegnarci che cosa prova chi viene emarginato. Visto che noi italiani, quando l’emergenza sanitaria era solo un problema nostro, siamo stati marginalizzati o, addirittura, presi in giro dal resto del mondo.
È una grande occasione. Credo e spero che nel nostro Paese il numero di razzisti diminuisca visto che siamo stati trattati come untori. Che è lo stesso modo in cui noi trattiamo i migranti.

Poco fa ha detto che siamo tutti angosciati. Non si tratta di paura quindi?
Ci stiamo scoprendo tutti vulnerabili. È una cosa che di solito succede quando si diventa anziani. Adesso questa vulnerabilità si sta facendo sentire anche nei giovani. Non è una cosa negativa. Migliora il rapporto tra le generazioni. Le avvicina. Permette loro di comunicare.

La vulnerabilità ci fa paura?
Sa, la paura ha sempre un oggetto. In questo caso l’oggetto è qualcosa di evanescente: il contagio che è un concetto molto sfuggente. Che poi la paura non è sempre un male, anzi è un elemento prezioso perché ci permette di proteggerci, di evitare il male. In questo caso parlerei, appunto, più di angoscia, che è la paura senza un vero e proprio oggetto. E soprattutto è molto più difficile da fronteggiare.

La pandemia ci sta insegnando il concetto di limite. E coi limiti è bene farci amicizia

Qualche consiglio per uscirne?
Affrontare il problema, come i problemi più in generale. È una cosa sana. Ci siamo sempre abbuffati di relazioni per sfuggire ai pensieri spaventosi. Tra questi il fatto che non siamo onnipotenti e infiniti. Cosa con cui iniziamo a confrontarci invecchiando. La pandemia ci sta insegnando il concetto di limite. E coi limiti è bene farci amicizia.

Non stiamo solo parlando del fatto che la nostra vita ha un limite, una fine. Sbaglio?
No. Prenda anche le limitazioni negli spostamenti, nei contatti fisici.

lidia ravera quarantena
La quarantena non ha cambiato la vita quotidiana della scrittrice e giornalista Lidia Ravera.

A lei manca il contatto fisico?
Non sento la mancanza del bacio di gentilezza da foyer. Ma mi mancano le carezze. Sono disperata perché per la prima volta non passerò l’estate con la mia nipotina di 4 anni che vive in Texas. Doveva arrivare a giugno, ma non verrà.

Sulla sua pagina Facebook ha scritto che le legge le fiabe in videocall.
Sì, su Facetime. La tecnologia aiuta ma ti tira addosso una nostalgia tremenda. Perché vedi una persona che non puoi toccare.

Per chi invece può toccarsi perché convive questa quarantena potrebbe essere rischiosa. «Essere reclusi insieme è un rischio, ma anche una grande occasione: impariamo a non venirci a noia», ha scritto.
È molto più semplice amarsi quando ci si vede solo la sera o nel weekend.
Questa situazione è uno stress test, la prova del nove. Chi ce la fa riparte con un rapporto più profondo. Ma ci sarà anche chi non ce la fa: un rapporto già logorato difficilmente regge in questo contesto.

Convivere con le persone violente è difficile perché danno la responsabilità della propria infelicità all’altro

Un contesto molto rischioso per le vittime di violenza domestica.
Vero. E questo mi fa molta paura. Certo i malati di gelosia forse si danno una calmata visto che la compagna non può uscire. Però la violenza è una brutta bestia e la vicinanza può far divampare incendi incredibili. Da una parte vorrei sperare che la vicinanza imposta possa far scattare un po’ di empatia reciproca, ma convivere con le persone violente è proprio difficile perché danno la responsabilità della propria infelicità all’altro. Ma noi siamo felici o infelici in base ai conti che facciamo con noi stessi.

Prevede un aumento dei femminicidi?
Il rischio è alto. E non escludo nemmeno che si possa assistere ad alcuni maschicidi. Perché l’interno domestico è un ambiente che le donne governano con agio. Le donne sono le padrone. Pur essendo anche protagoniste degli esterni. Per gli uomini non è così. Quindi tendono a sbagliare e ci vuole tanta pazienza.

Anche coi bambini che potrebbero essere un po’ abbandonati a loro stessi, mentre i genitori lavorano in smart working.
Molti sono figli unici. In Italia solo chi è ricco può permettersi di farne due o tre. Hanno sicuramente bisogno di sfogarsi. Di uscire a correre. È una situazione difficile.

Come la sta affrontando la politica questa situazione difficile?
Non saprei. Sono umani. Magari fanno del loro meglio, magari sbagliano. Alcuni strumentalizzano questo momento. Non sono tanti, sono gli irriducibili. Che buttano tutto sulla campagna elettorale. Ora non va fatto, poi possono tornare a cazzeggiare. Comunque gli italiani se ne accorgeranno e la storia li spazzerà via.

Speriamo. E cosa pensa dell’azione del governo?
Non vorrei essere al loro posto, però penso che bisognerebbe puntare tutto sui tamponi di massa per chiudere in casa i contagiati e far ripartire l’economia con i sani. Investire tutto sulla scoperta e tutela degli infettati è la linea che va presa. Adesso gli italiani stanno resistendo. Li e ci ammiro. Ma per quanto può durare? Pensi anche alle operazioni chirurgiche rimandate. Ma se uno arriva al punto di averne bisogno, quanto gli costa rimandare? Anche se la patologia non è grave.

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Posted by Lidia Ravera on Thursday, March 12, 2020

In questo momento non possiamo prendere il coronavirus, ma nemmeno avere altri problemi di salute.
Nemmeno il mal di denti.

È anche per questo che non possiamo più mettere il naso fuori di casa nemmeno per passeggiare da soli.
Forse, ma mi permetta. Io sono una runner da 40 anni. E grazie alla mia attività fisica non costo un euro al sistema sanitario nazionale perché non mi ammalo mai. Hanno impedito alle persone di correre da sole. E poi si fanno feste in terrazza e così via?

Su Facebook ha elencato i motivi per cui la quarantena non è così male. Tra questi c’è anche un ritrovato senso di comunità.
Pensi a quanto sia un contributo pesante e costoso stare a casa. Eppure lo stiamo facendo per la comunità.

È un contributo che, sul lungo periodo, potrebbe avere degli effetti pesanti, però. Non crede?
Soprattutto su chi ha una vita affacciata all’esterno e ha bisogno del riconoscimento sociale. Ecco magari queste persone potrebbero uscire di testa.

È per questo motivo che ci siamo fiondati tutti sui social network?
Probabilmente sì. E non la vedo come una cosa negativa. Perché se usati bene possono essere un’occasione per rafforzare l’identità nazionale.

Dunque: i tabaccai sono aperti, ma le librerie sono chiuse. Fumare sì, è essenziale. Leggere è superfluo. Chiusi in…

Posted by Lidia Ravera on Saturday, March 14, 2020

Intanto potremmo pure dedicarci a tutte quelle attività che nella vita normale non riuscivamo a portare avanti per mancanza di tempo.
Infatti. Questa situazione è difficile, ma non è una tragedia assoluta. Il tempo dell’approfondimento è sempre positivo. E poi possiamo occupare il tempo mettendo a disposizione la nostra professionalità. Guardi quelli che producono mascherine in casa…

E abbiamo il tempo di leggere. Ha chiesto al ministro Dario Franceschini di lasciare le librerie aperte, visto che anche i tabaccai non hanno chiuso. Sembra che il fumo sia essenziale, e la lettura superflua. Le ha mai risposto?
No. Speriamo che qualcuno si ribelli. Per altro, essendo il coronavirus una malattia polmonare sarebbe meglio non accendere le sigarette. Mentre molti non sanno quanto sia bello e importante leggere. È un’avventura straordinaria della mente e dell’anima. «L’intelligenza degli altri è nei libri. La nostra cresce leggendo», diceva il mio slogan di quando ero assessore alla Cultura e Politiche giovanili della Regione Lazio.

È una grande occasione.
Certo il rischio è che poi ci sia un rifiuto una volta finita la quarantena. Alcuni avranno scoperto una cosa che gli piace molto. Altri l’avranno fatto di ripiego e non vorranno più farlo. Quale sarà la componente più numerosa?

Lo scopriremo solo alla fine. A proposito di letture, lei cosa sta leggendo in questo in questo periodo?
Sto rileggendo I sonnambuli di Hermann Broch.

Cosa invece ci consiglia di leggere?
Libri importanti del passato. Se devo proprio scegliere direi La montagna incantata di Thomas Mann. È molto attinente con quello che stiamo vivendo: parla di sanatorio, malattia, normalità.

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