Liliana Segre: «Non penso di dovermi discolpare, in quanto ebrea, di quello che fa lo Stato di Israele»

Redazione
31/01/2024

Lo ha detto la senatrice a vita in occasione dell'80esimo anniversario della sua deportazione ad Auschwitz. E ha aggiunto: «Trovo sbagliato mescolare la Giornata della memoria con quello che sta accadendo a Gaza»

Liliana Segre: «Non penso di dovermi discolpare, in quanto ebrea, di quello che fa lo Stato di Israele»

Il 30 gennaio, nell’80esimo anniversario della sua deportazione, Liliana Segre è tornata al Binario 21 della stazione Centrale di Milano insieme con la Comunità di Sant’Egidio, la Comunità ebraica e centinaia di cittadini. Lo stesso dove nel 1944 lei e il padre Alberto furono portati da San Vittore e caricati su un treno per Auschwitz. «Lo scorso 27 gennaio sono successe cose che mi hanno lasciato sgomenta», ha detto la senatrice a vita nel suo intervento al Memoriale della Shoah. «Io non penso proprio di dover rispondere, di dovermi discolpare, in quanto ebrea di quello che fa lo Stato di Israele». «Trovo sbagliato», ha aggiunto, «mescolare cose completamente diverse, come hanno fatto tanti che hanno pensato di mettere in discussione la Giornata della memoria per quello che sta succedendo a Gaza». «Evidentemente», ha sottolineato Segre, «hanno un bisogno spasmodico di fare pari e patta con la Shoah, di togliere agli ebrei il ruolo di vittime per antonomasia, di liberarsi da un inconscio complesso di colpa».

Liliana Segre: «Non penso di dovermi discolpare, in quanto ebrea, di quello che fa lo Stato di Israele»
Liliana Segre al Binario 21 della Centrale di Milano (Ansa).

Liliana Segre: «Condannare il male assoluto senza condannare la catena che lo ha reso possibile non avrebbe senso»

Secondo la senatrice a vita, «condannare il ‘male assoluto’ senza condannare la catena che lo ha reso possibile non avrebbe senso». E riflettere «sul fatto che non si arriva così un giorno, per caso, a un ‘assoluto’. Ci si arriva attraverso un lungo percorso, nel quale ogni passaggio è funzionale a rendere possibile, a rendere accettato, a rendere addirittura condiviso da molti quel male». La partenza del convoglio il 30 gennaio 1944 «è, in altri termini, un punto di arrivo. Perché si può giungere a questo solo se, guardando a ritroso, si sono percorse tutte le tappe precedenti». E cioè «la partecipazione alla guerra al fianco di Hitler. E prima la campagna razziale e le leggi razziste, prima l’avventura coloniale per sottomettere popoli giudicati inferiori. E prima l’abolizione di ogni spirito critico attraverso la propaganda di regime». E prima ancora, ha ricordato Segre, «l’abolizione della libertà della stampa, l’abolizione dei partiti, l’eliminazione di ogni opposizione, l’instaurazione di un potere assoluto senza né controlli né bilanciamenti». Segre, che si definisce una «nonna felice dei suoi nipoti, che spera di vedere anche i pronipoti», ha lanciato un appello ai i giovani: «Leggete, informatevi, così sarete in grado di diventare persone colte che pensano con loro testa, che sanno fare le scelte, che non sceglieranno mai il totalitarismo dove una persona sola decide per tutti».