Linda e il fuoco amico

Redazione
12/10/2010

di Lorenzo Berardi Nel giorno in cui l’Italia ha accolto i corpi dei quattro alpini uccisi nella regione di Farah...

Linda e il fuoco amico

di Lorenzo Berardi

Nel giorno in cui l’Italia ha accolto i corpi dei quattro alpini uccisi nella regione di Farah interrogandosi sulle future modalità del proprio intervento di peacekeeping armato, anche in Gran Bretagna ha tenuto banco l’Afghanistan.
L’11ottobre, David Cameron ha convocato una conferenza stampa straordinaria. Il primo ministro ha informato personalmente i giornalisti degli ultimi sviluppi emersi attorno alla morte di Linda Norgrove, la 36enne operatrice umanitaria inglese rapita dai talebani a settembre e trovata morta l’8 ottobre scorso.
Sviluppi che gettano ombre politiche sui reali rapporti di forza presenti in Afghanistan e sulla gestione strategica delle emergenze.

Petraeus contro la versione Nato

In un primo momento, si era creduto che Linda fosse stata uccisa dai suoi sequestratori. Come scriveva il Guardian non più tardi dell’11 ottobre: «Le forze speciali americane erano a pochi attimi dalla liberazione dell’ostaggio quando un’esplosione innescata da uno dei talebani l’ha mortalmente ferita». Una versione dei fatti riferita da fonti Nato nel corso di una riunione con la stampa tenutasi a Kabul proprio l’11 ottobre.
Ciò che ha raccontato David Cameron lo stesso giorno è, però, assai diverso. Il primo ministro è stato infatti costretto a smentire i primi resoconti ufficiali della fallita liberazione, assicurando l’istituzione di una commissione d’inchiesta per fare piena luce sull’accaduto.
In attesa di ulteriori sviluppi, Cameron ha già fatto intendere che Linda Norgrove sarebbe stata uccisa accidentalmente da una granata lanciata dai suoi liberatori nel blitz che doveva strapparla dalle mani dei sequestratori. Novità, queste, arrivate al 10 di Downing Street direttamente dal generale americano David Petraeus, comandante delle forze Nato in Afghanistan.

La verità delle videocamere

Come hanno scritto Kim Sengupta e Julius Cavendish, inviati dell’Independent a Kabul: «inizialmente nessuno dei soldati americani delle forze speciali coinvolti nell’operazione aveva ammesso di avere lanciato granate nelle vicinanze della Norgrove».
Una circostanza, quest’ultima, che è venuta alla luce solo attraverso l’analisi delle riprese delle microcamere montate sui caschetti dei militari. Un portavoce della Nato, il maggiore Sunset Belinsky, ha riferito come le immagini mostrino «un componente della squadra di salvataggio lanciare una granata nell’area in cui la Norgrove era trattenuta».
A un osservatore italiano l’intera vicenda, pur se molto diversa, non può che ricordare le circostanze che portarono alla liberazione di Giuliana Sgrena e alla misteriosa morte per fuoco amico di Nicola Calipari avvenuta nel 2005 in Iraq. Anche in questo caso, la ricostruzione dell’accaduto è ancora parziale e occorrerà del tempo per tentare di fare chiarezza sulle concitate fasi del salvataggio.
Il ministro degli Esteri, William Hague, ha dichiarato di avere dato il proprio benestare all’operazione di salvataggio «sin dall’inizio». Il ministro ha inoltre precisato come le forze britanniche abbiano agito assieme alle loro controparti americane pur senza giocare un ruolo effettivo nel programmare e poi nell’effettuare il blitz.
Nel tentativo di non incrinare i buoni rapporti con l’alleato, Cameron ha definito le circostanze occorse «profondamente spiacevoli» aggiungendo: «Dobbiamo andare a fondo dell’accaduto perché sinora abbiamo solo informazioni di massima». Lo stesso primo ministro ha informato i genitori della Nordgrove sugli «sviluppi profondamente dolorosi» della vicenda.

«A ferri corti con gli Usa»

La famiglia della Norgrove e i cittadini britannici attendono risposte. E verità senza omissis. L’edizione del 12 ottobre del Daily Telegraph ricorda che «nonostante la promessa di Cameron di istituire un’inchiesta congiunta fra inglesi e americani, gli ufficiali britannici non siano stati ancora sentiti».
Restano dunque le perplessità riguardo alla gestione dell’intera operazione di salvataggio e alle sue conseguenze. La decisione di non interpellare la British Army, ha ricordato il quotidiano, sta dando luogo a una crescente inquietudine fra i soldati delle forze speciali britanniche.
Nonostante la cautela di Cameron, il Times ha parlato già di «alleati ai ferri corti». Nel suo editoriale, anche il quotidiano ha chiesto risposte pur cercando di smorzare i toni. «La responsabilità della morte di Linda Nordgrove non va condivisa, ma è solo di chi l’ha sequestrata e tenuta in ostaggio. Non c’è alcuna parità di colpevolezza», sottolinea il quotidiano, «fra sequestratori armati di civili e i militari che cercano di liberare questi ostaggi».