Lino Banfi e la politica

22 Gennaio 2019 14.37
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Lino Banfi è il nuovo membro della commissione nazionale italiana per l'Unesco. «Ne approfittiamo per dare una notizia all'Italia che a me riempie di orgoglio», con tanto di faccina che ride, ha annunciato social et orbi il vicepremier Luigi Di Maio durante l'evento M5s sul Reddito di cittadinanza. Un incarico che può fare discutere ma che non stupisce visto che il comico di Andria aveva già espresso la sua simpatia per il giovane di Pomigliano D'Arco, per il Movimento 5 stelle e persino per il governo gialloverde. Le parole di nonno Libero dal palco non potevano essere più chiare: «Questo raghezzo», ha detto rivolgendosi a Di Maio, «mi volle conoscere già prima delle elezioni. Mi si presentò il giorno del mio compleanno a luglio, in una orecchietteria con un mazzetto di fiori». Come rifiutare poi, visto che il premier Giuseppe Conte è «corregionale mio e romanista come me», ha aggiunto Banfi. Già, la forza della terra e delle origini.

BANFI E LA COLLABORAZIONE CON MICHELE EMILIANO

Del resto la stessa pugliesità – e forse la stessa fascinazione per le stelle – aveva avvicinato giusto lo scorso anno Banfi al governatore Michele Emiliano. «Un giorno mi ha chiesto: Lino, vuoi darmi una mano? E io: eccomi Michè, se hai bisogno sto qua», aveva raccontato il comico in una intervista al Corriere. Fu così che divenne uno dei consiglieri del presidente della Regione che lo aveva già nominato ambasciatore ufficiale di Puglia. Attenzione però, si trattava di simpatia, di amicizia non di affinità politica. «Lungi da me essere di sinistra», mise in chiaro Banfi, «però io e Michele siamo amici e questo conta per me». Aggiungendo di essere «un liberal-centrodestra», ma di guardare più alle persone che al partito visto che: «Quando era candidato Veltroni, altro grande amico mio, ero disposto pure a improvvisare un comizio».

«Il CAV? LO VOTERÒ SEMPRE ANCHE SE AMMAZZA 122 PERSONE»

Già l'amicizia. Come quella che lo ha legato per decenni a Silvio Berlusconi che ha sempre difeso, anche nel momento della "caduta". In una intervista a Panorama del 31 gennaio 2011 Banfi parlò di «campagna di diffamazione» contro il Cav: «Non mi sembra possibile tutto questo sfoggio di costumi e vestitini nel giro di una serata. Non ne avrebbero il tempo. E poi, saranno giochi, stupidate per stare insieme. Conosco bene Berlusconi, il cui altruismo e la cui bontà non hanno fine. E conosco casa sua. Un garbo e un’ospitalità degna di una famiglia perbene». L'indignazione degli italiani, insomma, era solo frutto di ipocrita perbenismo. Due anni dopo, era il marzo 2013, dai microfoni di Un giorno da pecora su RadioDue Banfi recitò una professione di fedeltà nei confronti del coetaneo: «Berlusconi? Io gli vorrò sempre bene e lo voterò sempre, anche se un giorno ammazza 122 persone».

TRA MATTEO RENZI E I 5 STELLE

In quel caso, però, alla domanda se avrebbe votato Matteo Renzi, nonno Libero rispose: «Forse sì, io voto l’uomo e non il partito. È simpatico». Convinzioni più o menoiribadite il 28 settembre 2017: Berlusconi, disse Banfi a Circo Massimo su Radio Capital, è «abbastanza intelligente da capire che non può più stare al vertice», invocando un ricambio generazionale. Renzi, «bisogna dire che è un affabulatore simpatico, un giovane…», commentò il comico, «non l'ho mai visto leggere, quando parla va sempre a soggetto». Una mezza promozione, insomma. In quell'occasione ne ebbe anche per i cinque stelle: «Inizialmente mi facevano piacere per il fatto che c'è il 5, e io sono il maestro del 5-5-5», aveva scherzato Oronzo Canà. «Quando feci 80 anni venne la Raggi, era appena stata eletta: mi meravigliai, fu molto carina con me, mi disse che era un tributo dovuto, mi promise che mi avrebbe dato la chiave della città come ad Alberto Sordi ma non me l'hanno più data… ora si sono persi, si sono tutti incazzèti».

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LE CRITICHE A VIRGINIA RAGGI E L'ATTACCO DEGLI HATER

Il 4 ottobre di quell'anno, a DiMartedì Banfi decise di cambiare registro, sfottendo l'ex premier dem. «Quando parla inglese si piace al punto che sembra stia provando un amplesso sessuale», sbottò tra gli applausi. Poi arrivò a imitarlo, notando come da quando non era più premier, Renzi camminava addirittura in modo diverso. Come se la sconfitta gli avesse messo addosso 20 anni di più. Banfi dal salotto di Giovanni Floris tornò a criticare – a suo modo – Virginia Raggi: «Ogni sindaco dice che ha trovato un casino prima di lui e promette che farà molto di più. Invece di più qui ci sono solo topi più pesanti di prima!». Subito dopo Banfi cercò di aggiustare il tiro: «Sono un attore e non volevo innescare chissà quale polemica», disse al Messaggero. «E in fin dei conti cosa avrò mai detto di sbagliato? Vivo a Roma da 55 anni, sono romanista, e amo questa città. Se adesso i topi sono più grassi o più magri non lo so, raghezzi era solo una battuta…». Parole che non furono sufficienti a calmare gli hater pentastellati che lo ricoprirono di insulti, tanto che Il Populista, il sito salviniano, arrivò a titolare: «Il M5s ha paura dei comici. Nati sotto la stella satirica di Beppe Grillo, temono la concorrenza goliardica».

IL SARCASMO DI SALVINI: «E ALLORA JERRY CALÀ?»

Un anno e un contratto di governo dopo, Matteo Salvini ha commentato con sarcasmo la nomina di nonno Libero all'Unesco voluta dai cinque stelle: «Lino Banfi va bene. E Jerry Calà? E Renato Pozzetto? E Umberto Smaila?», ha scherzato ma non troppo il segretario della Lega in una lunga diretta Facebook, «apriamo questo dibattito e sorridiamo, che l'Italia è così bella che chiunque la può valorizzare in giro per il mondo». Della serie, facciano un po' quello che vogliono, io mi occupo di anti-mafia. E dire che Banfi aveva promosso l'intero governo del Cambiamento. Tanto che il primo giugno 2018 arrivò a dichiarare: «Sarà un bel governo. Qui la cosa bella di questa cosa strana è che adesso c’è la lotta di ognuno che vorrà fare meglio dell’altro quindi faranno tante cose che nessuno prima ha pensato di fare». Salvini gli piaceva. «Adesso che ha cominciato a capire le cose, ha attenuato tonalità», sottolineò il comico.

L'OFFERTA DI ENTRARE IN POLITICA DI BETTINO CRAXI

Ma attenzione, Lino Banfi era stato anche corteggiato dalla politica. A partire da Bettino Craxi. Il comico lo ha spesso raccontato, l'ultima volta in occasione alla Festa dei Nonni del 2 ottobre 2017 al Senato. «Un pezzo grosso di cui non posso fare il nome», ricordò l'attore, «si chiamava Bettino, mi disse una volta: "Lino, vuoi fare il senatore? Ti eleggono in Puglia". E io dissi: "Ma Bettino, io devo far ridere"… E lui: "Perché, noi no?"». Non se ne fece nulla, ovviamente. Ora l'attore ha accettato l'incarico di rappresentare l'Italia e la cultura italiana. Tra una ripresa e l'altra, perché insieme con l'altro pezzo da novanta sovranista Al Bano, sarà il protagonista di una fiction nella Rai gialloverde. Si sa solo che sarà un "Inno alla Puglia": la sua, quella del suo amico Emiliano e del premier Giuseppe Conte. Quando si dice il tempismo.

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