L’ira della Santa Sede: «Solo opinioni»

Redazione
11/12/2010

La Santa Sede non ha reagito bene alle diffusione dei nuovi file di Wikileaks in cui si riportano delle comunicazioni...

L’ira della Santa Sede: «Solo opinioni»

La Santa Sede non ha reagito bene alle diffusione dei nuovi file di Wikileaks in cui si riportano delle comunicazioni della diplomazia americana.
E ha denunciato, l’11 dicembre, l’«estrema gravità » delle rivelazioni che comunque rifletterebbero solo «le opinioni di coloro che li hanno redatti».
Il ritratto del Vaticano che esce dai cablogrammi dell’ambasciata statunitense è impietoso. A cominciare dal delicato tema della pedofilia: i file accusano la Santa Sede di aver ostacolato le inchieste non permettendo a suoi rappresentanti di testimoniare nell’ambito dell’indagine della commissione irlandese sullo scandalo degli abusi sessuali.
I documenti rivelano un mondo a parte, che agli americani appare «chiuso» e «antiquato», monopolizzato dai prelati italiani che non parlano inglese e con metodi di comunicazione che sono un «disastro». «La maggior parte dei vertici del Vaticano, tutti uomini in genere sulla settantina» scrive il numero due dell’ambasciata Usa in Vaticano nel gennaio 2009 «non capiscono i moderni media e la Santa Sede soffre una muddled messaging (confusione nella comunicazione, ndr) a causa della tecnofobia dei cardinali e l’ignoranza sulle comunicazioni del XXI secolo. Solo il portavoce Federico Lombardi ha un blackberry e pochi una email».
In una nota confidenziale, diretta al presidente Barack Obama, si legge poi che «l’intervento del papa contribuì alla liberazione dei 15 marinai britannici catturati in Iran tre anni fa».
Un altro file riguarda i rapporti del vaticano con la Chiesa anglicana. L’ambasciatore britannico presso la Santa Sede, secondo un dispaccio diplomatico statunitense, avrebbe messo in guardia che l’apertura di Benedetto XVI agli oppositori Anglicani sul sacerdozio femminile di convertirsi al Cattolicesimo «è così ’inflammatory’», cioè provocatoria, che «potrebbe portare a discriminazioni e anche la violenza contro i cattolici in Gran Bretagna».
Ma le rivelazioni non si fermano qui: nel 2008, la Santa Sede aderì alla proposta americana per «un addestramento congiunto con Fbi e antiterrorismo Usa», tramite il capo della Gendarmeria, Domenico Giani, per fronteggiare le minacce di al Qaeda al papa e alla Città del Vaticano, meta ogni giorno di migliaia di turisti, «almeno 25.000, molti statunitensi». Lo si legge in un cable dell’ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli, del dicembre 2008 pubblicato dai media partner di Wikileaks, tra i quali El Pais.
Nel dispaccio si dà conto dell’incontro con il capo della gendarmeria Vaticana e il numero due dell’ambasciata statunitense presso la Santa Sede, Julieta Valls, nel novembre 2008. Giani, che aveva «sollecitato in passato un addestramento dell’ Fbi», accetta il «suggerimento» arrivato dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede, che nota: «È stato difficile avviare un dialogo con la sicurezza con il Vaticano», geloso della propria autonomia, «ma è stata una preoccupazione, visti i tanti americani che visitano la Città del Vaticano ogni anno, l’antipatia di al Qaeda per il papa, e la convinzione della Santa Sede. L’interesse di Giani ci offre l’opportunità di avere un dialogo che pone gli Usa in modo migliore per aiutare il Vaticano a prepararsi a fronteggiare minacce terroristiche».
I wikifile sono poco clementi con il segretario di Stato Vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, che sarebbe definito uno «yes man» senza esperienza diplomatica. A sostenerlo è il numero due dell’ambasciata statunitense presso la Santa Sede, Julieta Valls Noyes, in un dispaccio del 20 febbraio 2009 anticipato questa notte dal quotidiano spagnolo El Pais. E la diplomatica, secondo quanto si legge nel Pais, aggiunge: «Per esempio, parla solo l’italiano».
La numero due dell’ambasciata americana Oltretevere, quindi, si sofferma sul segretario di Stato vaticano: «Non sono poche le voci che invocano la destituzione del cardinal Bertone dalla sua posizione».
Nei documenti si parla anche dei giudizi dell’allora cardinale Joseph Ratzinger espresse nel 2004 scetticismo verso l’adesione della Turchia all’Unione Europea differenziandosi così dalla posizione di neutralità assunta dal Vaticano sulla questione.
 

L’ira della Santa Sede

Immediata la reazione di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi: «Senza entrare nella valutazione dell’estrema gravità della pubblicazione di una grande quantità di documenti riservati e confidenziali e delle sue possibili conseguenze, la sala stampa della Santa Sede osserva che una parte dei documenti resi pubblici recentemente da Wikileaks riguarda rapporti inviati al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America dall’ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede».
«Naturalmente, ha aggiunto», « tali rapporti riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti e non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede, né citazioni precise delle parole dei suoi officiali. «La loro attendibilità», ha concluso «va quindi valutata con riserva e con molta prudenza, tenendo conto di tale circostanza».
A dare una spallata alla Santa Sede anche le nuove reazioni della Casa Bianca. Questa volta le accuse a Wikileaks arrivano direttamente dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama che, parlando a telefono con il presidente messicano Felipe Calderon, ha definito «azioni deplorevoli», «atti irresponsabili», quelli causati da Julian Assange.
Obama ha chiamato il suo omologo per complimentarsi dell’eccellente lavoro svolto dal Messico al vertice sul clima organizzato in questi giorni a Cancun.