L’Iran aspetta e spera

Redazione
29/01/2011

di Alessandro Carlini Le rivolte nel mondo arabo sembrano preoccupare Stati Uniti, Europa e Israele, che si trovano di fronte...

di Alessandro Carlini

Le rivolte nel mondo arabo sembrano preoccupare Stati Uniti, Europa e Israele, che si trovano di fronte uno scenario ancora tutto da definire. L’Iran, invece, è più che mai fiducioso e guarda con grande soddisfazione alle sommosse in Tunisia, Egitto e Yemen, contro governi laici che hanno rapporti consolidati con l’Occidente.
VENTO INTEGRALISTA. Il “vento” che soffia fra Nord Africa e Medio Oriente, infatti, non va confuso con quello che nel 1989 ha permesso la caduta del Muro di Berlino. Certo, ci sono richieste di democrazia da parte dei giovani manifestanti, ma il governo del popolo potrebbe significare l’ascesa di leader islamici vicini all’integralismo. Il regime di Teheran è riuscito a sopravvivere senza grossi problemi agli scontri di piazza di due anni fa e ora, invece, si prepara a porsi come punto di riferimento delle rivolte nel mondo arabo.
IL GOVERNO DEL POPOLO. «A mio avviso, la Repubblica islamica dell’Iran dovrebbe guardare a questi eventi in una luce positiva», ha dichiarato al New York Times Mohammad-Javad Larijani, segretario generale dell’Alto consiglio iraniano per i diritti umani, personaggio fortemente conservatore e fratello di Ali Larijani, lo speaker del parlamento di Teheran.
Larijani spera che la repubblica “anti-islamica” del deposto presidente Zine el-Abidine Ben Ali, cacciato da Tunisi col resto della famiglia, venga sostituita da un “governo del popolo”, che abbia al suo interno una forte componente conservatrice, proprio come accadde quando in Iran venne deposto lo Scià e creato il regime teocratico.

Nuovi leader per la rivoluzione islamica

Dall’altra parte ci sono gli Stati Uniti e la Francia che, invece, vorrebbero un esecutivo liberale e aperto all’Occidente. «Stanno facendo di tutto per stabilire un governo che sia come loro vogliono», ha affermato Larijani. «Sull’Egitto invece sono più ottimista», aveva scritto qualche giorno fa il sito Khabar Online. «Lì i musulmani hanno giocato un ruolo molto più importante nelle sollevazioni popolari e, Dio lo voglia, creeranno il regime che vogliono».
GRANDI ASPETTATIVE. Ma anche gli ayatollah hanno grandi aspettative per quello che sta accadendo. Come Mohammad-Taghi Mesbah-Yazdi, che avrebbe una forte influenza sul presidente Mahmoud Ahmadinejad: «Come risultato dei doni della rivoluzione islamica in Iran, i musulmani che amano la libertà in Tunisia e in Egitto e nei vicini Stati arabi si stanno sollevando contro i loro governi oppressivi».
La pensano così anche altri importanti leader religiosi iraniani che sperano in nuovi rappresentanti del popolo che siano “divinamente scelti”, facendo il volere di Allah. Il tutto, naturalmente, seguendo i dettami della rivoluzione islamica. Tanto meglio se si intrattengono buoni rapporti con Teheran. E proprio su questo si giocherà la prossima sfida tra Occidente e Iran. Con l’incognita di Israele, che potrebbe sentirsi ancora una volta nella storia terribilmente accerchiato. E lo Stato ebraico sarebbe già pronto a mettere mano alle armi.