Lisbona cerca stabilità

Marta Allevato
22/01/2011

Presidenziali: i conservatori di Silva verso la vittoria.

Messo da parte il cameratismo che ha accompagnato l’approvazione della finanziaria lacrime e sangue per salvare il Paese dal rischio bailout, conservatori e socialisti in Portogallo sono tornati a scontrarsi in vista delle presidenziali del 23 gennaio, il cui risultato pare già scritto.
Dopo un anno di pace armata, Pedro Passos Coelho, leader dei social democratici (Psd) di destra, con cui corre il presidente uscente Anibal Cavaco Silva, è tornato in questi giorni ad attaccare il partito socialista (Ps) del primo ministro Jose Socrates. La colpa del governo, secondo l’opposizione, è quella di non aver adeguatamente applicato i tagli alla spesa e le misure di austerity portando il Paese pericolosamente vicino a una richiesta di aiuto economico all’Ue e al Fondo monetario internazionale.

Cavaco Silva, un candidato per la «stabilità»

Dall’elettorato, il voto di domenica è vissuto in larga misura come un rito formale senza ripercussioni sulla vita quotidiana del Paese: il capo di Stato non guida l’esecutivo e, in questo momento, l’attenzione dei 10 milioni di portoghesi è tutta sulla crisi economica. Per l’80% della popolazione, il problema più grave è quel tasso del 10% di disoccupazione che affligge soprattutto i giovani; mentre il 46% ha lamentato un peggioramento delle condizioni economiche del Portogallo rispetto al 1974, l’anno della rivoluzione dei Garofani.
POCHE CHANCE PER ALEGRE. Gli analisti sono certi che il candidato socialista, il poeta Manuel Alegre, risentirà del peso che nel segreto del seggio eserciteranno iniziative di governo come la riduzione media del 5% degli stipendi pubblici, il congelamento delle pensioni, i tagli a spesa sociale e investimenti pubblici, l’aumento di Iva e Irpef.
Per il 74enne Alegre, appoggiato anche dalla sinistra radicale del Blocco di Sinistra, si tratta quasi di un’impresa impossibile: stando agli ultimi sondaggi, raccoglierebbe tra il 22% e il 25,6% delle preferenze, contro il 54,6-59% delle intenzioni di voto per Cavaco Silva, 71enne economista conservatore ed ex primo ministro.
Ex oppositore al regime di Salazar, Alegre si era già presentato nel 2006, dividendo di fatto il voto socialista – il candidato ufficiale era l’ex presidente Mario Soares – e favorendo la vittoria di Cavaco Silva, eletto al primo turno con il 50,5% delle preferenze. Scenario che potrebbe ripetersi con molta probabilità anche questa volta dopo che il presidente ha chiesto ai cittadini di appoggiarlo con più del 50% ed eleggerlo subito, anche per dare un segnale di tranquillità al resto del mondo, in un momento critico per la credibilità internazionale del Paese.
PER L’AUSTERITY. Su questo Cavaco Silva ha costruito la sua forza, riuscendosi a imporre proprio come “candidato della stabilità”. Negli ultimi mesi ha appoggiato la linea d’austerità del governo Socrates, un governo di minoranza, che ha bisogno come il pane del supporto del capo di Stato, il quale tra i suoi poteri ha quello di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.
Se, come sembra probabile, Cavaco sarà rieletto, la già difficile coabitazione con Socrates rischia di complicarsi. Non è escluso che il presidente riconfermato decida di sciogliere il Parlamento, in un momento in cui tutti i sondaggi danno i socialisti ai minimi storici, e prevedono, in caso di elezioni anticipate, una vittoria del Psd.
SENZA RIVALI. Gli atri quattro sfidanti del presidente uscente sono ancora meno in grado di tenergli testa. La campagna elettorale è stata di fatto inesistente, a causa della difficile situazione economica che domina il panorama politico portoghese. L’unica incognita, secondo gli analisti, riguarda il tasso di astensione, che potrebbe raggiungere livelli record.

La crisi economica, unica certezza

Quasi a voler dare ossigeno alle ultime battute della campagna presidenziale, la pressione dei mercati internazionali sul Portogallo da una settimana si è calmata ma a Lisbona nessuno si illude: qualunque sia il risultato delle urne, il prossimo occupante del palazzo presidenziale di Belèm dovrà guidare un Paese in piena crisi economica, e potrebbe persino trovarsi a far fronte a un intervento del Fondo monetario internazionale.
L’AIUTO UE-FMI. Il Portogallo è considerato da diversi analisti come il prossimo sulla lista, dopo Grecia e Irlanda, fra i Paesi dell’Eurozona spinti dalla crisi del deficit sull’orlo della cessazione dei pagamenti, e costretti a fare ricorso all’aiuto Ue-Fmi.
Finora Lisbona ha resistito con tutte le forze. Socrates ha più volte escluso il ricorso a un piano di salvataggio europeo. Con l’appoggio del Psd, ha fatto approvare dal Parlamento a dicembre una finanziaria durissima con l’obiettivo di riportare il deficit (al 9,7% nel 2009) sotto il 3% in tre anni.
La pressione dei mercati, che aveva portato gli interessi a dieci anni sul debito portoghese sopra la soglia quasi insostenibile, secondo gli analisti, del 7% dalla settimana scorsa si è allentata. Ma lo spettro dell’aiuto internazionale non è scomparso.