L’Italia reale soffocata dal velo di Ruby

Fabiana Giacomotti
22/01/2011

Lo scandalo del Cav. e il ciarpame che lo circonda oscurano i veri problemi del Paese.

L’Italia reale soffocata dal velo di Ruby

Il monito del presidente Giorgio Napolitano contro le «esasperazioni mediatiche», unito al richiamo fin troppo atteso del Papa ai «valori morali» in merito al caso Ruby, non domina affatto le prime pagine dei quotidiani italiani.
La prima del Corriere della Sera sfolgora grazie alla strepitosa vignetta di Giannelli sull’offerta della Lega di gestire la maggioranza, visto l’impasse degli ultimi giorni (un Bossi a quattrozampe porta le pantofole a Berlusconi – «riposati!» in un salone dove campeggia la Maya Desnuda di Goya), ma il titolo di apertura è più che cauto: “I due fronti dei cattolici”. Pacata anche La Stampa: “Il Papa: ritrovare i principi morali”. Altrove, ovunque, lo scontro infuria: su Repubblica (“I pm: non ci fermiamo”), Libero (“gli scheletri nell’armadio degli accusatori di Silvio”), Il Fatto Quotidiano, ‘un nuovo tripudio di rivelazioni’.

Le notizie vere oscurate dal caso Ruby

Bene. Possiamo chiedere il time break sugli addentellati da cortile del caso Ruby, sulle contro-rivelazioni da legge del taglione, sul numero di telefono cellulare di Michele Santoro che il 22 gennaio campeggia sempre in prima pagina su Libero, sulle denunce per violenza sessuale al procuratore di Napoli Carlo Ferrigno (idem), sull’ammontare dei bonifici ad Alessandra Sorcinelli, «ex-Letterina» come puntualizza Il Fatto Quotidiano perché nessuno si ricorderebbe altrimenti di averla mai vista, per scagionare il premier in Procura, e domandare invece delucidazioni sullo stato di avanzamento lavori della patrimoniale, che in effetti sembra aver rialzato «la testa rosacea di Idra» come segnala Il Foglio, e magari una lunga analisi sul campo, a puntate e approfondita ché i corrispondenti dei grandi quotidiani ancora esistono, sulle violente rivolte in atto nel bacino del Mediterraneo?
L’INFLAZIONE DIMENTICATA. Potrebbe essere parimenti interessante capire meglio le ragioni e le eventuali ripercussioni sull’Italia del rischio inflazione a cui l’aumento dei costi delle materie prime (petrolio, ma anche cotone e lana) sta esponendo le maggiori economie mondiali, secondo quanto segnala  il Financial Times  interrogando sul tema alcuni grandi investitori ma senza riuscire convincente nell’analisi (il prezzo del greggio è in effetti diminuito negli ultimi tre giorni).
SANITÀ IN AFFANNO. E qualcosa mi dice che tanti telespettatori sarebbero interessati a un dibattito sul tema dell’improvvisa e prossima futura carenza di medici e operatori specializzati negli ospedali secondo quanto scrive oggi Il Corriere della Sera e commenta Giangiacomo Schiavi: il numero chiuso (tendenzialmente giusto, è così in ogni parte del mondo), ma la programmazione sbagliata (e in questo, una maggiore stabilità di governo aiuterebbe davvero) stanno producendo l’effetto che nessuno si sarebbe aspettato, considerando che il sovraffollamento delle facoltà di medicina è stato negli ultimi 20 anni il caso simbolico, l’epitome dell’inutilità di certe riforme scolastiche e della mancanza di programmazione e coordinamento fra ministero dell’Istruzione e dello Sviluppo economico.
LA SCALATA DI GHEDDAFI. Lo scollegamento c’era, c’è, ma ha portato a risultati opposti a quelli attesi. Poi, volendo, si potrebbe anche parlare della quota del 2% raggiunta da Gheddafi in Finmeccanica. Ma se ne parla poco. La Fiat è finita nel dimenticatoio, resiste solo sulla Stampa e Il Sole 24 Ore e come potrebbe essere altrimenti. Ma il banco è ancora tutto al Rubygate, e purtroppo.

Uno scenario desolante, tra falsi gioielli e finte bruciature

Il 21 sera, intervistato da Daria Bignardi alle Invasioni barbariche, il segretario del Pd Pierluigi Bersani osservava che, al di là di ogni altra valutazione, un uomo di 73 anni – qual è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – non risponde alle telefonate, né tanto meno telefona a una ragazzina, appunto su cui sarebbe oggettivamente difficile dissentire, e che si rischiava di stravolgere l’immagine sull’estero e il sentiment degli italiani, focalizzando ogni energia, ogni canale informativo sulle intercettazioni telefoniche e sulle partecipazioni televisive di questa banda di poverette dai tratti grossolani, grottesche e stravolte che, in caso la notte ad Arcore non avesse portato i frutti sperati, si proponeva di rubare suppellettili e rivenderle su eBay come topi d’appartamento.
FARSI LARGO TRA IL CIARPAME. Al di là dell’aspetto penalmente rilevante della faccenda, e ancora tutto da dimostrare in mezzo al ciarpame di finte bruciature al cuoio capelluto, di falsi gioielli e di tutto il ciarpame su cui si viene intrattenuti anche stamattina su Libero, (e mai come ora la famosa lettera di Veronica Lario a Repubblica mostra la precisione verista di quella che passò per immaginifica abilità narrativa), resta la desolazione non solo morale, ma ancora estetica dell’uomo che volle farsi re.
«Da Giuliano a Bellini è mania di riesumazione. Ma lasciateli in pace» si domanda sempre Libero, per la penna di Simone Savoia, commentando la recente mania di esaminare le spoglie di grandi autori e criminali per soddisfare non precisate curiosità. Ecco, e di nuovo: al di là dei rilievi penali, certi scivoloni estetici e di gusto si potrebbero evitare. Poi si corre il rischio di creare tante altre famiglie di abbrutiti che spingono le figlie non a studiare ma nei letti dei potenti. Come diceva qualcuno, «non create brutti vestiti, qualcuno potrebbe comprarli».