L’Italia tira a campare

Delia Cosereanu
28/09/2010

Giuslavorista Michele Tiraboschi commenta i dati dell'Istat

L’Italia tira a campare

«La vera criticità del nostro Paese è il totale disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Il sistema scolastico prepara figure non richieste dal mercato, senza fornire le competenze di cui le imprese hanno bisogno per diventare competitive». Con queste parole, Michele Tiraboschi, docente di Diritto del lavoro e direttore scientifico della Fondazione Marco Biagi dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha commentato i dati sulla disoccupazione diffusi il 23 settembre 2010 dall’Istat. 
Il tasso dei senza lavoro è arrivato all’8,5%, raggiungendo livelli record dal terzo trimestre del 2003. Secondo il professore, l’unica soluzione è quella di puntare sul capitale umano: «Le economie asiatiche sono vincenti non tanto per il costo del lavoro più basso ma per l’enorme investimento sulla formazione dei giovani».
E aggiunge: «Sappiamo che la ripresa sarà selettiva, con occupazione intermittente e forse più bassa che negli anni passati. La priorità, dunque, dovrebbe essere quella di non sprecare una sola opportunità di lavoro. Eppure, oggi le nostre imprese non trovano tecnici, lavoratori specializzati, artigiani e professionisti con forte manualità».

Puntare su apprendistato e collocamento

Tiraboschi è convinto che la situazione italiana non sia un’eccezione: «Tutti i Paesi industrializzati, oggi, registrano il problema dei giovani e del lavoro. Alcuni stanno peggio di noi, come la Spagna. Altri presentano dati simili ai nostri e solo pochi, come Germania e Giappone, si trovano in una situazione più confortante».
Il riferimento a questi due Paesi non va sottovalutato perché indica due strade che anche l’Italia potrebbe percorrere. «In Germania, esiste un sistema di apprendistato incentrato sulla formazione di qualità, usato non come mero contratto d’ingresso a basso costo, ma come leva dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il Giappone, invece, può vantare un eccellente sistema di collocamento nelle scuole e nelle università, capace di rispondere ai reali fabbisogni del mondo del lavoro», fa notare il docente.
Particolarmente pessimista, invece, la visione di un altro giuslavorista, Giuseppe Ferraro, autore assieme a Pietro Ichino del libro Il diritto del lavoro nell’Italia repubblicana. Secondo lo scrittore, la ripresa italiana sarà piuttosto difficile: «Le nostre politiche del lavoro non hanno favorito l’occupazione. E, senza un’industria manifatturiera trainante, non ci sono grandi possibilità di invertire il ciclo. Ormai siamo nella logica della sopravvivenza».
L’unica soluzione, dice Ferraro, è «fare un enorme sforzo nazionale per elaborare politiche di sviluppo industriale, creando strutture in grado di attrarre investimenti, soprattutto nei settori produttivi dove siamo concorrenziali, cioè quelli del made in Italy». Altrimenti», ha concluso l’esperto, «l’attuale degrado non potrà che peggiorare».