Lo Yemen brucia

Redazione
06/10/2010

Il metodo è lo stesso del complotto sventato in Europa: quello degli attacchi in contemporanea. Teatro delle violenze questa volta...

Lo Yemen brucia

Il metodo è lo stesso del complotto sventato in Europa: quello degli attacchi in contemporanea. Teatro delle violenze questa volta è stato lo Yemen.
Nel giro di un’ora, nella mattinata del 6 ottobre, sono stati presi di mira sia l’ambasciata britannica nella capitale Sanaa, che un compound del colosso petrolifero austriaco Omv nella periferia della città.
Nel tardo pomeriggio, invece, un uomo armato ha aggredito un cittadino britannico che, a bordo della sua automobile, percorreva via Taiz, in un frequentato e centrale quartiere di Sanaa. L’aggressione, riportata dai siti locali, è stata confermata anche dalla polizia yemenita che però non ha reso note nè l’identità nè le condizioni di salute dell’uomo.

L’Occidente nel mirino

Alcuni feriti ma nessuna vittima nell’attentato nei pressi dell’ambasciata britannica (leggi la cronaca degli attentati). Come ha riportato il sito locale News-Yemen, la potente deflagrazione è stata causata da un razzo lanciato contro un convoglio di auto sulle quali viaggiava, tra gli altri, un’alta diplomatica.
Fonti della sicurezza yemenita hanno confermato il ferimento di un solo cittadino occidentale mentre le tv Al Jazeera e Al Arabya riportando le dichiarazioni di testimoni oculari hanno fornito un bilancio di almeno tre feriti.
Il ministero degli Esteri inglese, poco dopo l’attentato, ha avvallato la versione yemenita: l’esplosione è avvenuta sulla trafficata via Khawlan, nella parte orientale di Sanaa. Sulla vettura colpita, si trovavano la numero due dell’ambasciata e altri tre diplomatici britannici. Solo un passeggero, sempre stando alla versione di Londra, ha subito un «trauma lieve» ed è stato trasportato all’ospedale.
L’attentato è avvenuto nello stesso luogo in cui il 26 aprile scorso un kamikaze imbottito di esplosivo tentò di uccidere l’allora ambasciatore britannico in Yemen, Timothy Torlot. Un attacco che, in quel caso, fu prontamente rivendicato da Al Qaida.
Il razzo esploso contro il convoglio diplomatico non è un fulmine a ciel sereno. Solo due giorni fa le autorità yemenite avevano alzato il livello di allerta nelle vicinanze di ambasciate e palazzi del governo: l’intelligence locale aveva, infatti, ricevuto notizie di un imminente assalto terroristico.
 

la sparatoria nella sede dell’Omv

Pochi minuti dopo l’attacco al convoglio diplomatico, nella periferia di Sanaa, in una sparatoria nel compound dell’azienda petrolifera austriaca Omv, è rimasto ucciso il direttore francese dello stabilimento.
Ad aprire il fuoco, secondo una prima ricostruzione, è stata una delle guardie giurate della compagnia. L’assassino, i cui legami con gruppi terroristici sono ancora da accertare, è stato disarmato e bloccato dai vigilanti della Omv. La polizia yemenita ha poi circondato l’intera area.
Dalla Francia non è giunta alcuna conferma ufficiale della morte del francese. Il Quai d’Orsay, ha dichiarato il portavoce del ministro degli Esteri Bernard Valero, sta «verificando le notizie giunte dalle autorità di Sanaa». Da Vienna, la Omv si è limitata ad ammettere che si è verificato un «incidente di sicurezza» nella propria sede yemenita.

La lunga mano di Al Qaeda

Dietro all’escalation di violenza che sta attraversando il Paese si cela l’ombra di Al Qaida. Nella penisola arabica è attiva dal 2009 l’Aqpa, una costola dell’organizzazione terroristica, guidata dal saudita Said al Shihri, ex detenuto di Guantanamo rilasciato nel 2007.
Secondo un rapporto Cia, pubblicato recentemente dal Washington Post, nello Yemen pare si stia nascondendo addirittura Osama Bin Laden. Per questo motivo gli Stati Uniti stanno valutando l’impiego di droni per controllare l’area e l’amministrazione di Barack Obama ha intensificato le operazioni antiterroristiche in sostegno del governo di Sanaa già impegnato a domare le insurrezioni delle milizie dei ribelli sciiti Huti nel Nord del Paese, da un lato, e dei separatisti del Movimento sudista, dall’altro.
È in questa luce che devono essere letti gli allarmi lanciati nei giorni scorsi dal governo yemenita che sono il frutto di questa complessa strategia anti-terrorismo “sponsorizzata” dagli Stati Uniti. 

Il ministro Frattini: «Moltiplicheremo gli sforzi»

Dall’Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha espresso il proprio cordoglio per la vittima francese ed espresso preoccupazione per la scia di violenza che ha attraversato Sanaa. «Sono stati colpiti cittadini europei che, condividendo con l’Italia il forte impegno per promuovere la stabilizzazione dello Yemen, meritano la nostra solidarietà.», ha dichiarato Frattini, «Questi episodi ci inducono a moltiplicare i nostri sforzi nel promuovere l’azione della comunità internazionale affinché le autorità yemenite possano stabilizzare il Paese e garantire la sicurezza del territorio controllando le frontiere e le coste».