Più fatturato e forza lavoro in lockdown: il caso del settore cybersecurity

Massimo Pittarello
06/05/2020

Server in sovraccarico, collegamenti dello smart working, apertura da remoto degli uffici pubblici: le aziende che operano nel digitale hanno dovuto fare gli straordinari nella fase 1. Come l'italiana NetGroup che vuole assumere il 10% in più dell'attuale personale. L'esempio in controtendenza in un contesto di crisi.

Più fatturato e forza lavoro in lockdown: il caso del settore cybersecurity

Il lockdown non ha favorito solo colossi stranieri come Amazon o Zoom, anche qualche impresa italiana specializzata in digitale, e in particolare nella cybersecurity, ha visto crescere le proprie attività in tempo di “state-tutti-a-casa”. Tanto che c’è chi ha un fatturato che viaggia sul +15% rispetto allo stesso periodo del 2019 e, pertanto, ha in programma di assumere fino al 10% in più dell’attuale forza lavoro. E, cosa non irrilevante di fronte a una crisi economica che rischia di essere devastante per molte persone, ha già ingaggiato una prima tranche di nuovi lavoratori. È la Netgroup di Giuseppe Mocerino, gioiellino dell’Information and Communications Technology (Ict) nato nel 1995, oggi presente in Spagna, Regno Unito e Sudamerica, che ha tra i propri clienti multinazionali e pubblica amministrazione, tra cui alcuni nuovi e importanti acquisiti in questo periodo, come Autostrade per l’Italia.

SUL TERRITORIO OPERATIVI 150 SPECIALISTI

Una parte dell’azienda, in questo periodo, ha lavorato senza sosta. Tutti i 650 dipendenti sono in smart working dal 24 febbraio, ma ci sono 150 specialisti che restano operativi sul territorio, in tutta Italia, h 24, sette giorni su sette (coperti da polizza speciale sul Covid-19 voluta dall’impresa). Sono informatici che permettono il funzionamento dei server, i collegamenti dello smart working e l’apertura da remoto e in sicurezza degli uffici pubblici. Un ruolo fondamentale, perché in queste settimane c’è stato un aumento del 400% delle richieste di intervento sulle reti da parte della pubblica amministrazione. E, a partire dal clamoroso crash del sito dell’Inps, abbiamo visto quanto il tema sia delicato.

CONTINUITÀ E SICUREZZA ALLE PIATTAFORME

Insomma, oltre a farmacisti, cassieri dei supermercati, autisti dei mezzi pubblici, c’è una prima linea nascosta di lavoratori che in tempi di coronavirus ci consentono di mantenere una vita “quasi” normale. Infatti, per una mole di dati e richieste così complesse – YouTube, Netflix e Google si sono accordati per ridurre del 25% l’uso della banda, così da evitare che le reti andassero in sovraccarico – servono degli specialisti in grado di dare continuità e sicurezza a piattaforme e tecnologie, garantire protezione e affidabilità dei dati. Nonostante il nostro sia un Paese ancora molto analogico, alcune imprese che nel tempo hanno costruito e sviluppato competenze nei settori più innovativi del digitale, dall’Intelligenza artificiale all’Internet of Things, fino alle smart city e alle smart industry, stanno cogliendo i frutti. Non tutti i virus vengono (solo) per nuocere. O, meglio, ex malo bonum.