Londra, attesa per Assange

Redazione
19/08/2012

Nel mezzo dello scontro diplomatico in corso tra Ecuador, Gran Bretagna e Svezia, sale l’attesa per la dichiarazionbe pubblica di...

Londra, attesa per Assange

Nel mezzo dello scontro diplomatico in corso tra Ecuador, Gran Bretagna e Svezia, sale l’attesa per la dichiarazionbe pubblica di Julian Assange dall’ambasciata di Quito a Londra, prevista per le 15 circa ora italiana.
IN AMBASCIATA DA DUE MESI. Il fondatore di Wikileaks, parlerà esattamente due mesi dopo essersi rifugiato nella sede diplomatica di Londra del Paese sudamericano per sottrarsi all’estradizione in Svezia, dove è accusato di stupro.
Baltasar Garzon, l’avvocato dell’australiano, fuori dall’ambasciata ecuadoregna ha dichiarato: «Assange è grato al popolo ecuadoregno e al presidente Rafael Correa per avergli concesso l’asilo» ed «è in uno stato d’animo combattivo». 
DALL’USCIO O DAL BALCONE. Non è ancora chiaro invece dove comparirà Assange, che non può superare il perimetro dell’ambasciata altrimenti scatterebbero le manette della polizia britannica. Potrebbe quindi affacciarsi a un balcone o all’uscio della porta, restando in territorio ecuadoriano.
Mentre Kristinn Hrafnsson, portavoce di Wikileakes, ha fatto sapere al Sunday Times che un impegno formale della Svezia a non estradare Julian Assange negli Stati Uniti sarebbe una «buona base per negoziare un modo per mettere fine a questa storia».
Assange sarebbe pronto a consegnarsi alla Svezia, infatti, se da parte di Stoccolma e di Londra ci fosse l’impegno a non estradarlo negli Usa, hanno detto al giornale inglese confidenti dell’australiano confermando indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi. Finora Assange si era offerto di rispondere alla magistratura svedese da Londra. Secondo Hrafnsson, l’australiano teme di andare in Svezia perché gli avvocati lo hanno informato che in fatto di estradizione «chi primo arriva meglio alloggia»: gli Stati Uniti cioé, potrebbero muoversi solo dopo che la richiesta svedese avrà fatto il suo corso.

Il presidente dell’Ecuador Correa: «La minaccia di Londra è intollerabile»

Intanto fermo sostegno all’asilo politico concesso dall’Ecuador ad Assange e un severo monito sulle «gravi conseguenze» internazionali nel caso di un’irruzione della Gran Bretagna nell’ambasciata sono stati espressi dai paesi dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alba) – Ecuador, Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua e tre piccoli paesi caraibici – che hanno esaminato il caso durante una riunione a Guayaquil (Ecuador).
«MINACCIA DI LONDRA INTOLLERABILE». Alla riunione era presente il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, il quale ha dichiarato che Londra «non ha ritirato la sua minaccia. Domenica 19, potrebbero entrare nella nostra ambasciata», ha detto, definendo «grossolana e intollerabile» la «minaccia» delle autorità britanniche.
Al termine della riunione di Guayaquil, i ministeri degli Esteri dell’Alba hanno diffuso una nota che respinge «il modo contrario al diritto internazionale con il quale il Regno Unito vuole risolvere i contenziosi» e chiede «un ampio dibattito nell’Onu sul tema dell’inviolabilità delle rappresentanze diplomatiche».
«Un’aggressione all’integrità territoriale dell’Ecuador a Londra scatenerebbe gravi conseguenze in tutto il mondo», ha detto il ministro degli Esteri venezuelano, Nicolas Maduro, mentre il collega cubano, Bruno Rodriguez, ha definito «inaccettabile anche solo il fatto che il Regno Unito possa insinuare che le leggi nazionali di uno stato debbano prevalere sulla Convenzione di Vienna riguardante i rapporti diplomatici».
Nelle ultime ore anche il Brasile e l’Argentina hanno espresso la propria solidarietà all’Ecuador. Il ministro degli Esteri brasiliano, Antonio Patriota, ha tra l’altro sottolineato il principio «dell’inviolabilità» delle sedi diplomatiche. Simile anche la posizione manifestata dal ministero degli Esteri argentino.