Londra, l’inganno di Liu

Matteo Miavaldi
24/08/2012

La caduta dell'atleta decisa da funzionari e tivù cinese.

Londra, l’inganno di Liu

La caduta di Liu Xiang nella batteria dei 110 ostacoli è stato, per i telespettatori cinesi, il momento più commovente di Londra 2012. Il déjà vu del simbolo dell’atletica cinese, a terra dolorante come a Pechino 2008, è andato in onda sui teleschermi della Repubblica popolare scandito dalle parole di Yang Jian, uno dei commentatori sportivi di Cctv, la tivù di stato cinese: «È come un soldato disarmato, tutto ciò che può fare è caricare la fortezza nemica solo col suo corpo».
FINTA MALEDIZIONE. Oro olimpico ad Atene 2004, le sue cadute hanno animato il mito della «maledizione olimpica» di Liu. Ma distanza di alcune settimane è venuta a galla una verità molto meno fatalista. Lo scoop è stato pubblicato mercoledì 22 agosto sulla prima pagina dell’Oriental Guardian, un magazine di Nanchino. Titolo: «Liu Xiang sapeva; i funzionari sapevano. Solo il pubblico aspettava stupidamente il miracolo».
La caduta, le parole giuste al momento giusto, le lacrime. Sembrava tutto troppo perfetto. E infatti Yang Jian sapeva benissimo che Liu Xiang si presentava ai blocchi di partenza col tendine d’Achille destro strappato, lo stesso infortunio di Pechino 2008.
QUATTRO COPIONI DIVERSI. Un dirigente di Cctv ha rivelato che le condizioni di salute di Liu erano ben note a tutti i commentatori della rete nazionale e ai preparatori atletici cinesi almeno fin dall’arrivo dell’atleta a Londra il 3 agosto.
Quel giorno, secondo le dichiarazioni di una fonte anonima al South China morning post, Liu si sottopose a visite mediche specialistiche che comprovarono la serietà della lacerazione al tendine. Ma l’infortunio della stella cinese doveva rimanere segreto, ordine della propaganda di Pechino.
Sha Tong, capo della delegazione giornalistica di Cctv a Londra, ha spiegato che il commentatore, sapendo dell’infortunio di Liu, aveva preparato in anticipo quattro copioni per la telecronaca. Compresa la versione lacrime.

L’opinione pubblica cinese: «Ci avete mentito. Siete solo spazzatura»

La messa in scena della “tragedia” orchestrata televisivamente da Cctv ha fatto andare su tutte le furie l’opinione pubblica cinese. Secondo il Wall Street Journal, l’indignazione ha generato oltre 38 milioni di post su Sina Weibo, la piattaforma di microblog cinese, puntando il dito contro la mistificazione della realtà a opera dell’emittente dello Stato che, pur a conoscenza della verità sulla forma di Liu, ha illuso deliberatamente il pubblico.
«Ci avete mentito, ci avete preso in giro. Siete solo spazzatura», si legge in un commento riportato dalla Bbc. E accanto: «Nulla è impossibile in questo mondo. Vogliamo smettere di essere un pubblico al quale viene negata la verità!».
TIVÙ ASSERVITA. Niente di nuovo per Cctv, nota ai telespettatori cinesi per i suoi metodi melliflui e per il totale asservimento alla propaganda governativa, ma è interessante notare come le critiche non si limitino all’affare Liu, prendendo invece di mira l’intero sistema di manipolazione della verità.
L’ondata di criticismo arriva in tempi duri per la propaganda nazionale, costretta a fare i conti con un pubblico sempre più consapevole delle bugie dell’informazione di Stato grazie alla costante operazione di debunking (smascheramento) portata avanti in Rete e nelle riserve indiane del giornalismo dalla schiena dritta, come il celebre magazine del Sud della Cina Nanfang Zhoumo.
PROPAGANDA GOVERNATIVA. Il caso Liu, indica sempre il Wall Street Journal, entra nella categoria delle notizie dubbie, assieme ai casi più eclatanti del processo a Gu Kailai – dove serpeggia l’ipotesi che la condannata sia in realtà una sosia – e l’uccisione di un serial killer di Chongqing, Zhou Kehua, sbandierata dalla propaganda cinese a dispetto dei sospetti di un suicidio o, anche in questo caso, di una vittima sacrificale molto somigliante recuperata dalle autorità nelle periferie della città.
In un post pubblicato su Sina Weibo, inizialmente cancellato ma recuperato da China Media Project, si legge: «È come la storia del bambino che urlava ‘Al lupo! Al Lupo!’, continuando a mentire finché non venne mangiato veramente dal lupo. La macchina della propaganda cinese ha sfornato bugie per 60 anni. E ora ogni sua parola pronunciata viene messa in dubbio».