Londra scommette sull’East End

Lorenzo Vendemiale
20/08/2012

Stratford incognita per il turismo.

Londra scommette sull’East End

L’Olimpiade se ne va lasciano in dote un bagaglio di medaglie ed emozioni. Ma non solo. Londra potrebbe non essere più la stessa del passato, e certo non soltanto per le imprese di Usain Bolt o Michael Phelps. I Giochi hanno letteralmente riscritto la geografia della città. E così, nell’incertezza che accompagna il ritorno alla normalità, i londinesi si domandano quali e quanti cambiamenti li aspettano nell’immediato futuro post-olimpico.
SRATFORD CUORE OLIMPICO. La manifestazione è stata in grado di rompere una tendenza secolare. La zona est della città – quella degli immigrati, dei negozi con le insegne in arabo, delle case popolari a basso costo, dei quartieri malserviti e dimenticati – ha sostituito sulla ribalta mediatica e turistica i quartieri del centro e dell’ovest della capitale, quelli chiccosamente borghesi
Lo stadio e il parco olimpico sono stati costruiti infatti a Stratford, cuore dell’East End, zona periferica ma al contempo centrale, a soli 15 minuti di metro (appositamente rafforzata per l’occasione) da Liverpool Street.
WESTFIELD, CALAMITA PER 2 MLN DI TURISTI. Qui, perciò, si sono diretti tutti i turisti nelle prime due settimane di agosto. In misura anche maggiore di quanto era stato preventivato alla vigilia. Il simbolo di questo clamoroso boom turistico ed economico è stato senza dubbio il centro commerciale di Westfield di Stratford, nato solo a settembre 2011, su un’area gigantesca (quasi 180 mila metri quadrati) e particolarmente strategica; proprio di fronte all’Olympic Park, di cui è stato praticamente la porta di ingresso. Con risultati straordinari: un incremento degli affari superiori al 70%. E non c’è da meravigliarsene, considerando che Westfield ha fatto registrare il tutto esaurito ogni giorno. Alla fine della manifestazione olimpica è stato calcolato che dei quasi 3 milioni di turisti giunti a Londra, più dei 2/3 sono passati e hanno fatto acquisti da Westfield.

West End, città fantasma per due settimane

Il contraltare del successo di Westfield e di tutto l’East End londinese è stato il calo degli affari nell’ovest e soprattutto nel centro. Qualcosa che gli organizzatori non si aspettavano, e di cui però sono forse responsabili. Almeno in parte, per quel che concerne la campagna allarmistica sulla mobilità condotta da due mesi a questa parte. Convinti che Londra sarebbe stata presa d’assalto da orde di turisti, le istituzioni hanno riempito la città di cartelli in cui si consigliava di evitare per l’intero mese di agosto tutte le zone e le stazioni più centrali. Un invito che i visitatori hanno preso fin troppo sul serio.
CENTRO MENO AFFOLLATO E REDDITIZIO. I tabloid si sono scatenati, e hanno parlato per giorni di un West End ridotto a ghost town. La realtà non è così catastrofica, ma racconta comunque di un centro città molto più tranquillo e meno affollato del solito. E quindi anche meno redditizio.
Così, se gli appassionati di sport di tutto il mondo hanno salutato la cerimonia di chiusura di domenica con un velo di malinconia, lo stesso non si può dire di molti commercianti londinesi. Che invece hanno tirato un sospiro di sollievo: «Finalmente i Giochi sono finiti, è stato un periodo orribile per i nostri affari. Adesso, possiamo tornare alla normalità».

Nel villaggio olimpico 3 mila abitazioni e l’ombra della speculazione eidlizia

Già, cosa succederà adesso? I dubbi sono tanti. Innanzitutto a livello economico. Le spese per ospitare i Giochi sono lievitate in maniera esorbitante rispetto alle previsioni iniziali (25 miliardi di euro, sicurezza esclusa). E l’inatteso flop del business nelle zone più importanti di Londra quasi neutralizza il boom dell’Est, mettendo a serio repentaglio il ritorno immediato di 800 milioni. Il governo continua a scommettere sui benefici a lungo termine della manifestazione, e alle lamentele dei commercianti dell’ovest ha risposto: «Ne riparliamo fra un anno».
Fra uno e più anni, però, bisognerà vedere anche e soprattutto quale sarà la situazione dell’Est. A livello organizzativo, la grande scommessa dei Giochi di Londra è stata la riqualificazione di queste aree, in passato quasi ghettizzate. Adesso ci sono le strutture, ci sono i trasporti. Ma senza la carica di eccezionalità garantita dall’evento potrebbero non bastare.
PULIZIA ETNICA A STRATFORD. Nell’attuale sito del villaggio olimpico sorgeranno ad esempio quasi 3 mila abitazioni, e altre 8 mila nelle aree circostanti. Per alcuni sarà l’occasione per ricostruire il tessuto sociale, da sempre disagiato, di queste zone; per altri, per una selvaggia speculazione edilizia ed un’opera di “pulizia etnica”, con il tentativo di emarginare in una nuova e più distante periferia gli immigrati che di Stratford e vicinanze avevano fatto la loro casa.
LE CASE PIÙ PICCOLE IN VENDITA A 350 MILA POUND. E se molti dubbi sussistono sull’assegnazione delle nuove case popolari (troppo poche rispetto al totale, secondo la denuncia di alcune associazioni locali), anche la vendita del resto delle case sul mercato immobiliare desta preoccupazione. I costruttori aspettano l’arrivo di un consistente numero di rappresentanti della cosiddetta middle-class. Ma con prezzi a partire da 350 mila pound per le abitazioni più piccole – in un’area che fino a ieri non godeva di ottima reputazione, sarà pronta totalmente solo nel 2016, ed è pur sempre in zona 3 (le zone 1-2 vengono considerate il centro londinese) -, si tratta di una scommessa tutta da vincere. Servirà il massimo impegno delle istituzioni (locali e non) per far sì che domani non sia l’East-End a trasformarsi in una ghost town. Stavolta per sempre, e non solo per due settimane.