Londra, the day after

Redazione
10/12/2010

di Alessandro Carlini Il 10 dicembre, Londra si è svegliata dopo un giorno e una notte di scontri nel centro...

di Alessandro Carlini

Il 10 dicembre, Londra si è svegliata dopo un giorno e una notte di scontri nel centro della capitale della Gran Bretagna. Un’atmosfera che non si vedeva dagli anni ’70. Gli studenti universitari hanno messo a ferro e fuoco la città prima e dopo il voto che, il pomeriggio del 9, ha portato all’approvazione dell’aumento delle tasse universitarie voluto dal governo del premier conservatore David Cameron (leggi la cronaca della battaglia metropolitana).

Il Times punta il dito contro le forze dell’ordine

Adesso è il momento della conta di feriti e arrestati, si fa il bilancio di come sia degenerata una manifestazione che si sapeva sarebbe finita a sprangate contro la polizia e a vetrate distrutte, di ministeri e centri commerciali. “Assalto alla capitale”, ha riportato in prima pagina il Times.
Il quotidiano più diffuso del Regno Unito, in un editoriale, punta il dito contro l’organizzazione delle forze dell’ordine, che ancora una volta, come successe con le manifestazioni dei giorni scorsi, non sono state in grado di frenare l’assalto della protesta. E ha addirittura chiesto la testa del capo di Scotland Yard, Sir Paul Stephenson: «La prima domanda della lista è se debba dare le dimissioni al ministro dell’Interno».
Segue poi il lungo elenco di errori di valutazione commessi dalla polizia di Londra, il cosiddetto Met, negli ultimi tempi. A partire dalla manifestazione dello scorso mese a Millbank Tower, quando il Met è stato fortemente criticato per aver sottostimato la minaccia dei disordini.
Per non parlare del G20 dell’anno scorso, quando la forza di polizia è stato oggetto di una serie di inchieste per aver reagito con eccessiva durezza alla protesta nella City. «Ieri, nonostante un dispiegamento di 3 mila poliziotti», ha spiegato ancora il Times, «circa lo stesso numero di agenti di tutto il Galles del Sud, il Met ha faticato a contenere la violenza che si è diffusa da Westminster al centro di Londra mentre scendeva la notte».

Telegraph: l’assalto a Carlo e Camilla, un rischio inutile

Il conservatore Telegraph ha rincarato la dose, affermando che il rischio corso dal principe Carlo e dalla consorte Camilla, che a bordo della loro auto sono stati attaccati da un gruppo di studenti, è scandaloso. La macchina dei reali con la scorta è riuscita a sfuggire alla calca di manifestanti che l’aveva circondata, riportando solo un vetro rotto e qualche macchia di vernice. Ma poteva andar peggio.
Il Telegraph si è chiesto perché non siano state prese precauzioni e perché non sia stato indicato un percorso alternativo al convoglio reale che stava accompagnando l’erede al trono e la moglie a teatro. Le accuse alla gestione dei disordini stanno arrivando fino al vertice, fino al ministro dell’Interno, Theresa May, che sarà sicuramente chiamata a spiegare in Parlamento quanto successo.

Guardian, la battaglia nell’aula del Parlamento

Oltre allo scontro nelle strade, il 9 dicembre si è consumato un dramma politico in Parlamento, con la coalizione di governo, formata da conservatori e liberaldemocratici, che si è spaccata.
Per i lib-dem l’aumento delle rette era un punto dolente (in campagna elettorale il partito di Nick Clegg si era impegnato a non toccarle) e il voto è stato preceduto da una serie di dimissioni di parlamentari da posizioni di governo per poter votare contro la maggioranza. Secondo il Guardian, quotidiano  di orientamento laburista, questo ha segnato un momento di impasse per il governo.
Ha scritto Martin Kettle: «In uno dei giorni più difficili della loro storia recente, la posizione dei lib-dem può probabilmente essere riassunta coi commenti fatti da Winston Churchill per celebrare la vittoria di El Alamein, nel 1942: “Questa non è la fine. Non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è, comunque, la fine dell’inizio”».
La maggioranza risicata di 21 voti con cui il Parlamento ha approvato la riforma, contro gli 84 seggi che schieravano i gruppi conservatori e liberali, ha segnato una spaccatura di cui si sentirà ancora parlare e che mina alla base quell’accordo di governo firmato all’indomani delle elezioni dello scorso maggio. Per il tabloid Daily Mail, dopo questo voto sarà sempre più difficile controllare i deputati ribelli che si stanno trasformando in franchi tiratori. E l’aumento delle rette pone un nuovo problema: ora gli studenti ci metteranno ancora più tempo a pagare i prestiti bancari che dovranno sottoscrivere per poter andare all’università.
Sull’Independent, infine, un caustico commento di Oliver Wright spiega come la vendetta contro i lib-dem, da parte del loro popolo da sempre contrario a un rialzo delle tasse universitarie, sarà servita fredda alle prossime elezioni.