L’opera della discordia

Salvatore Cannavò
01/02/2011

Federalismo, intesa con l'Svp e la rivolta nel Pdl.

L’opera della discordia

Il destino del federalismo fiscale, e quindi della legislatura, potrebbe dipendere da un vecchio monumento fascista collocato nella piazza del Tribunale di Bolzano. Territorio altoatesino, dove governa da sempre la Südtiroler Vollkspartei, il partito autonomista che in questi giorni finirà di nuovo sotto i riflettori per la collocazione strategica che ha la sua senatrice Helga Thaler.
Thaler, infatti, è membro della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale (leggi l’articolo) e il suo voto a favore dei decreti attuativi presentati dal ministro Roberto Calderoli è quello che permetterebbe alla maggioranza di rimanere in parità rispetto alle opposizioni. La Commissione, infatti, è composta da 30 membri, 15 di Pd, Udc, Idv e Fli e 14 di Pdl e Lega. Più Thaler.
L’ACCORDO CON BONDI. Il suo voto, fino a qualche giorno fa, era condizionato all’accordo, tra la Provincia di Bolzano e il ministero dei Beni culturali, sulla rimozione del bassorilievo raffigurante Benito Mussolini a cavallo che è collocato nella piazza del Tribunale di Bolzano. Accordo raggiunto qualche giorno fa dopo che a Roma sono stati fatti i conti parlamentari: oltre al voto di Thaler, infatti, la Svp ha anche due deputati che nel voto di fiducia del 14 dicembre 2010 si sono astenuti. Se avessero votato contro il governo il vantaggio della maggioranza sarebbe sceso a un voto soltanto.
L’accordo prevede che la competenza sui monumenti passi dallo stato alla provincia di Bolzano e così il governatore altoatesino Luis Durnwalder ha rilanciato affermando che anche la cripta del monumento alla Vittoria «dovrebbe ospitare un museo sui crimini commessi da fascismo e nazionalsocialismo». E chiedendo la rimozione del monumento dell’Alpino di Brunico.

La rivolta nel Pdl altoatesino

Richieste che hanno terremotato la destra, che in Alto Adige fa riferimento alla deputata Michaela Biancofiore, nata a Bolzano anche se eletta in Campania. Il gruppo del Pdl che a lei fa riferimento si è detto pronto a lasciare il partito. Filippo Forest, consigliere comunale a Bolzano, lo ha già fatto insieme agli ex dirigenti di An, Gianni Cuda, Roberto Fracchetti e Alessandro Forest.
LA MEDIAZIONE DI BIANCOFIORE. «Rabbia», «indignazione», «irritazione» sono i termini utilizzati da chi pensa addirittura di fondare un nuovo partito. L’asse tra governo di Roma e Svp, in una zona in cui la destra è sempre stata nemica giurata dell’autonomismo suditirolese, appare insopportabile e quindi si cercano altre strade.
A cercare di riportare il sereno ci ha provato la deputata Biancofiore, molto vicina al Cavaliere, che il 31 gennaio 2011 ha annunciato una riunione del gruppo insieme con Silvio Berlusconi e che ha cercato di minimizzare l’accordo con il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi derubricandolo a «lettera d’intenti». Solo che se si fa marcia indietro su questo punto rischia di accentuarsi la distanza con la Svp.

L’interpretazione della parità in Bicamerale

Storia ingarbugliata, quindi, che probabilmente non provocherà sorprese giovedì 3 febbraio, quando ci sarà il voto della Bicamerale, ma che descrive la trattativa continua cui il governo è costretto per andare avanti. Il voto della Bicamerale (leggi l’articolo), del resto, potrebbe rappresentare un passaggio decisivo anche perché non è ancora chiaro come vada interpretata la parità: per la maggioranza significherebbe che il parere non è stato emesso. E che, di conseguenza, l’esecutivo potebbe comunque varare il provvedimento in virtù della legge 42/2009 secondo cui «decorso il termine per l’espressione dei pareri (…) i decreti possono essere comunque adottati».
IL RISCHIO DI UN ALLUNGAMENTO DEI TEMPI. Per Pd e Terzo Polo, invece, la parità equivarebbe a un parere respinto. L’effetto sarebbe costringere l’esecutivo a ritrasmettere «i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni» e rendere «comunicazioni davanti a ciascuna Camera». Dovendo poi attendere altri 30 giorni per tornare a Palazzo Chigi e licenziare lo stesso il decreto.
Una diluizione dei tempi che provocherebbe, probabilmente, un conflitto interno alla stessa Lega, con il ministro dell’Interno Roberto Maroni che spinge per andare al voto al più presto (leggi l’articolo) e quello per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che invece punta a ottenere il risultato del federalismo quasi a ogni costo, addirittura cercando intese con l’Idv di Antonio Di Pietro.

L’ago della bilancia Thaler e l’asse con la Lega

Ecco, dunque, che Thaler, si trova tra le mani un importante potere di interdizione. La senatrice rappresenta ‘l’ala destra’ della Südtiroler Volkspartei, il Partito Popolare sudtirolese, storico rappresentante della comunità altoatesina, di orientamento centrista e comunque intenzionato a mantenere le leve del governo territoriale.
L’SVP PUNTA AL FEDERALISMO. Recentemente Thaler ha dichiarato che per la Svp l’interlocutore più fidato a Roma «è la Lega» e che comunque il rapporto con il centrodestra è del tutto naturale per il suo partito che pure in passato è stato alleato del governo Prodi. «Il federalismo è fondamentale», ha detto ancora Thaler, «e penso in particolare all’autonomia fiscale. Sarà decisivo che oltre a decidere sulle uscite, la Provincia possa decidere anche sulle sue entrate fissando in proprio le aliquote fiscali».
Insomma, il passaggio del 3 febbraio rappresenta, per il partito sudtirolese, un’altra buona occasione per conquistare peso e potere a Roma. Mussolini permettendo.