Loquacissimo Geronzi

Paolo Madron
15/10/2010

Le insolite esternazioni del presidente delle Generali.

L’ultimo episodio è di qualche giorno fa. L’occasione, il discorso per l’apertura dell’asilo “I cuccioli del Leone”, che d’ora in avanti offrirà un confortevole nido ai pargoli dei dipendenti triestini delle Generali.
Il passaggio è stato improvviso ma pertinente, il ruolo delle Fondazioni bancarie nella promozione delle politiche per la famiglia.
La stoccata netta: “Non è giudicabile inopportuna la sollecitazione – a 20 anni dalla legge Amato-Carli di riforma della banca pubblica e a 12 dall’adozione della normativa Ciampi- a considerare se e quali innovazioni introdurre nel relativo ordinamento per rafforzare l’autonomia dei soggetti in questione…definire più particolareggiatamente il rapporto con gli enti che concorrono a formare i loro organi e con il sistema bancario”.

Il primo passo al meeting di Rimini

Che sia l’aria di Trieste, il bisogno di  rompere quel velo di malinconia che copre la città retaggio della vecchia mitteleuropa, oppure una nuova stagione in cui il parlare sopravanza l’austero tacere, sta di fatto che Cesare Geronzi, da quando si è insediato alle vertice delle Assicurazioni Generali, ha dato mostra di inedita loquacità.
L’aver parlato ai cuccioli del leone perché la comunità degli affari intenda è la dimostrazione che anche le più futili occasioni offrono il destro per intervenire sui temi dell’attualità politico-finanziaria.
La svolta si era avuta all’ultimo meeting di Rimini, dove il banchiere ora assicuratore si è profuso in una strenua difesa del governo finora affidata solo a conversazioni strettamente private.
L’avversione dell’ex presidente di Mediobanca verso la reiterata destabilizzazione finiana dell’esecutivo era cosa nota, ma a sorprendere, al convegno di Comunione e liberazione, è stata la nettezza dell’esternazione.
Condita anche con un divertente siparietto sul fatto che l’appuntamento di Rimini sia molto più interessante di quello che, quasi in contemporanea, si svolge a Cernobbio, e dove i banchieri e gli industriali del Nord la fanno da padroni.
Stupiti da tanta perentorietà di giudizio sono stati anche alcuni soci della compagnia triestina, con i quali peraltro Geronzi ha instaurato un rapporto di sintonia, abituati a un linguaggio più felpato e indiretto.
Insomma, gli esegeti di cose geronziane hanno notato questo cambio semantico che li ha costretti a passare dalla fatica dell’interpretazione alla presa d’atto dell’asserzione.
Poteva restare un episodio isolato, la licenza a uno stile altrimenti connotato, invece il presidente delle Generali è intervenuto con due interviste (ecumenicamente, una al Corriere e l’altra a Repubblica) per dire che non gli era piaciuto affatto il modo in cui gli azionisti di Unicredit avevano liquidato il loro amministratore delegato.
 

Il bersaglio: le Fondazioni in Unicredit

E questo nonostante le posizioni di Alessandro Profumo, specie in occasione del ritorno in Mediobanca dalla governance duale a quella tradizionale – non più un consiglio di sorveglianza e uno di gestione ma un unico consiglio d’amministrazione – fossero antitetiche alle sue.
Anche allora, bersaglio di Geronzi le fondazioni bancarie azioniste dell’istituto di piazza Cordusio, colpevoli di aver destabilizzato la banca con una decisione che contemporaneamente al siluramento di Profumo non contemplava la sua immediata sostituzione, come si deve per un grande gruppo bancario, per di più quotato in Borsa.
E poco è valso che Fabrizio Palenzona, il vicepresidente della banca nonché deus ex machina della Fondazione Crt, si sia giustificato sostenendo che la rimozione dell’amministratore delegato, in predicato fin da quando aveva smentito il venerdì la necessità di un aumento di capitale poi lanciato la domenica, non fosse più procrastinabile.
Naturalmente, tanto interventismo ha scatenato la corsa a scoprirne le motivazioni.
C’è chi le fa coincidere con l’insediamento di Angelo De Mattia all’ufficio studi della compagnia triestina. L’ex braccio destro di Antonio Fazio, che si è speso in una vana difesa dell’ex governatore di Bankitalia nella stagione di Fiorani e dei furbetti, vanta una fiorente attività di pubblicista sulle pagine di Milano Finanza e del Riformista.
Qualcuno invece, più semplicemente, spiega che il banchiere di Marino considera una minaccia per la stabilità del sistema il fatto che le fondazioni, abbandonato il ruolo di sleeping partner, possano trovare campo libero per i loro rigurgiti interventisti.
Altri, infine, pensno che Geronzi abbia voluto rimarcare la sua totale sintonia con Giulio Tremonti, un altro al quale la soluzione della vicenda Unicredit è andata di traverso. E che maliziosamente abbia teso a rinforzare l’asse con lui, nel momento in cui il ministro dell’Economia, come dimostra l’approvazione dell’ultima Finanziaria, si conferma sempre più l’azionista di riferimento del governo.
Più forte dell’azionista di maggioranza, che oggi sembra guidare la compagine con mano malferma. E non soltanto per via della tenovaginalite che lo affligge.