Lorenzo eroe breve

Gea Scancarello
17/10/2010

Non può godersi il successo in Moto Gp: già si pensa al 2011.

Jorge Lorenzo ha appena finito di stappare lo champagne per il suo primo titolo mondiale nella classe regina delle moto, che tutti si impegnano per far passare in secondo piano il successo.
Valentino lo batte in Malesia, Casey Stoner in Australia. Prove generali del fermento della stagione 2011: un anno in cui non prendere impegni di domenica. Mondiale assegnato, mondiale dimenticato.
A una settimana dal primo titolo iridato in MotoGp di Jorge Lorenzo, la sensazione è un po’ questa: adesso torniamo a divertirci.

Prove generali per il 2011

E pazienza per il povero Jorge, che a 23 anni avrebbe voglia di puntare i piedi come un bambino e godersi il bagno di notorietà che spetta a tutti i campioni: Valentino gliel’ha fatta sotto al naso in Malesia, vincendo in modo sensazionale la gara in cui un terzo posto incoronava il maiorchino Jorge re del mondo; in Australia Casey Stoner è tornato a fare Casey Stoner e per il quarto anno di fila se ne è andato al primo rettilineo, senza più guardare indietro (tanto per dire, dopo il primo giro aveva dato due secondi all’inseguitore Lorenzo: roba da marziani).
Prove generali della MotoGp che sarà, l’anno prossimo, con le carte rimescolate e un po’ di ruggine trasformata in competizione. Quella tra Lorenzo e Valentino, per iniziare.
L’uno diventerà primo pilota Yamaha, sogno che rincorreva da almeno un paio d’anni; l’altro si infila nel rischia-tutto-Ducati, con il coraggio che solo Rossi, e basterà vederlo provare a domare la Desmosedici per divertirsi (c’è riuscito solo Stoner in questi anni, in modo discontinuo; ma il Dottore è noto per la capacità unica di mettere mano alla moto e ricostruirla insieme agli ingegneri).

Piccoli piloti crescono

Poi ci sono Ben Spies e Andrea Dovizioso, in attesa della grande occasione. Spies, texano, 26enne, poche parole e una ruvidità che in pista si trasforma nel grattare col gomito ogni curva, è approdato nel 2010 in MotoGp dopo aver sbancato la SuperBike in Yamaha all’esordio, nel 2009.
Ha dovuto girare in un team satellite Yamaha per il primo anno per questioni di regolamenti interni, e il prossimo andrà finalmente a fare da spalla a Lorenzo: ma qualcosa dice che anche a lui il ruolo della seconda guida andrà stretto.
Dovi ha fatto un’ultima parte di stagione in crescita continua, dimostrando di meritarsi di stare al vertice; peccato che ancora non si sappia se la Honda l’anno prossimo lo terrà o meno. Sembrava all’inizio che, per fare posto a Stoner, Dovizioso dovesse emigrare nel team “minore”di Gresini, in compagnia del conterraneo Marco Simoncelli, ma le prestazioni recenti potrebbero riportare in auge le sue quotazioni come terzo pilota ufficiale (nota di merito: Gresini è uno dei più sinceri amanti delle moto, il suo team si meriterebbe di vincere tutto, per dedizione e onestà. Ma in questo sport i soldi contano, e tanto, e non tutti possono mettere gli stessi sul piatto).

Quelli con il gas sempre al massimo

Il già citato Casey Stoner arriverà alla Honda ufficiale, dove troverà Dani Camomillo Pedrosa e la moto più veloce dell’intero circo mondiale. I due ragazzi, insieme, possono spaventare, avendo in comune una delle caratteristiche che più fa innervosire qualsiasi pilota se li trovi davanti in pista: quando hanno preso la tangente, sono praticamente impossibili da superare.
Se al terzo giro sono avanti, concentratevi sulle retrovie: la gara per la settima o l’ottava posizione potrebbe essere più divertente del monologo di uno Stoner/Pedrosa che se ne va in solitudine.
L’elemento interessante però è capire chi dei due riuscirà meglio nella fuga solitaria, adesso che anche Dani ha ripreso forma e fiducia, e certamente ha voglia di scrollarsi di dosso il soprannome di “eterna promessa” che gli è stato appiccicato come un malocchio ormai troppe stagioni fa.

Il dottore che tiene in vita lo sport

Infine, c’è Lui. Quello che ha vinto tutto quello che c’era da vincere, ha elargito a due generazioni di piloti lezioni di guida e savoir faire e in qualsiasi momento avrebbe potuto mollare tutto e sedersi sull’altro scranno a giudicare i vivi e i futuri.
Invece è ancora lì. L’incidente al Mugello ha compromesso il suo campionato, ma ha accelerato le trattative con Ducati: non tutto il male viene per nuocere.
Come si comporterà l’inafferrabile motore desmodronico di Borgo Panigale sotto il peso del Dottore non è affatto scontato, e anche per questo Valentino Rossi è il campione per antonomasia: potrebbe uscirne sconfitto e chiudere la propria carriera con una delusione difficile da cancellare nella memoria del pubblico e dei cronisti.
Ma per lui la vera delusione sarebbe stata non avere avuto il coraggio di accettare la sfida.