Los Angeles, quattro suicidi in 24 ore nella polizia

Fabrizio Grasso
13/11/2023

Già nove nel 2023, tre in più del triennio 2020-22. Fra le ipotesi si parla di troppo lavoro, scarso personale e disturbi da stress post-traumatico per gli interventi. Lo sceriffo: «Siamo scioccati». Negli Usa, pochi agenti rivelano eventuali problemi di salute mentale.

Los Angeles, quattro suicidi in 24 ore nella polizia

Los Angeles è scossa per il suicidio di quattro agenti nell’arco di 24 ore, di cui uno in pensione. Il Dipartimento dello sceriffo della contea, cui appartenevano i poliziotti, ha annunciato di aver avviato le indagini per i vari casi in modo indipendente, ma non ha rivelato i nomi dei morti. «Siamo scioccati», ha spiegato alla Cnn lo sceriffo Robert Luna. Richard Pippin, presidente dell’Associazione dei vice sceriffi di Los Angeles si è detto invece convinto che non ci sia alcuna correlazione tra gli avvenimenti, che risalgono al 6 e al 7 novembre. «È come una pentola a pressione», ha però spiegato Omar Delgado, ex agente di polizia, nel commentare la vicenda. «Ed è appena scoppiata». Ha infatti rivelato una situazione complessa in merito al lavoro nel dipartimento, fra eccesso di lavoro e poco personale, cui si aggiungono interventi sempre più delicati sul territorio.

Carenza di personale, troppo lavoro e disturbi da stress post-truamatico. Cosa c'è dietro l'ondata di suicidi nella polizia di Los Angeles.
Robert Luna, sceriffo della Contea di Los Angeles (Getty Images).

Troppo stress e poco personale, le ragioni dei quattro suicidi a Los Angeles

Con i quattro casi degli ultimi giorni, i suicidi nel Dipartimento dello sceriffo nel 2023 sono già saliti a nove. Un numero nettamente superiore rispetto ai tre anni precedenti, quando in totale erano stati appena sei in 36 mesi. Il fenomeno inquadra dunque un clima in netto peggioramento, che ha fatto emergere problemi di varia natura nel corpo di polizia. Su tutti la carenza di personale. Ogni giorno, come sancito nel rapporto sul budget del Dipartimento, mancano 4 mila agenti in un’agenzia che ne conta 17 mila in totale. «Sommando le assunzioni, negli ultimi sei mesi ne sono arrivati appena 15», ha spiegato Pippin. «Si resta a galla, siccome le uscite superano spesso i nuovi ingressi».

Carenza di personale, troppo lavoro e disturbi da stress post-truamatico. Cosa c'è dietro l'ondata di suicidi nella polizia di Los Angeles.
Gli agenti del Dipartimento dello sceriffo di Los Angeles in azione (Getty Images).

La carenza di personale conduce un agente a lavorare anche fino a 70 ore settimanali, restando sempre più a lungo lontano dalla propria famiglia. «È arduo e stressante», ha proseguito Pippin. «Li sta logorando». Al poco personale inoltre si aggiungono interventi sempre più difficili da affrontare, soprattutto dal punto di vista emotivo. E non riguardano solo la California, ma diversi Stati americani. Nel giugno 2016, Delgado fu per esempio uno dei primi ad arrivare sul luogo della strage al Pulse Club di Orlando, che costò la vita a 50 persone. In due occasioni ha tentato di togliersi la vita, soprattutto nei sei mesi successivi al massacro in cui non ha avuto la forza di tornare a lavoro. Da allora, come molti altri colleghi che hanno affrontato gli anni della pandemia e la morte di George Floyd, soffre di disturbo da stress post-traumatico. «Rivivo in varie occasioni quei momenti, senza poter controllare la mia mente».

Sempre meno agenti parlano dei loro problemi con i superiori

Nonostante la polizia, secondo uno studio dell’Università di Buffalo, abbia un rischio di suicidio superiore del 54 per cento rispetto al resto della popolazione, pochi agenti parlano con un esperto dei loro problemi di salute mentale. «Temono che possa avere un impatto sul loro lavoro», ha proseguito Pippin. Ha spiegato che molti poliziotti credono di perdere il posto poiché certi che nessuno affiderebbe un’arma da fuoco a una persona che sta affrontano disturbi psichici. L’ex capo del Dipartimento di Filadelfia Charles Ramsey, che ha inserito controlli obbligatori con professionisti della salute mentale, ha raccontato la sua esperienza in 50 anni di carriera. «Vedere un cadavere o anche più, non è normale», ha detto alla Cnn. «Per questo lo spingi nel profondo, cercando di andare avanti, ma nel tempo si accumula e a un certo punto può esplodere». Eppure ci sono diverse avvisaglie da poter tenere d’occhio, tra cui sbalzi di umore improvvisi, un cambiamento nell’atteggiamento o nell’aspetto, persino nelle prestazioni fisiche. «Chi ha più bisogno di aiuto è chi non ha modo per contattare altre persone».