Zaia, il limite dei due mandati e la bulimia del potere

Paolo Madron
13/11/2023

I 400 COLPI. Il governatore del Veneto sfida le regole e vorrebbe rimanere: ma dopo 15 anni non è ora di lanciarsi nell’arena della politica nazionale? Forse meglio cardinali in casa che papi a Roma. Alla faccia del ricambio. Del resto la deriva personalistica è irresistibile per chiunque, Meloni compresa. Il popolo è sovrano solo quando fa comodo.

Zaia, il limite dei due mandati e la bulimia del potere

In politica l’idea dell’uomo forte al comando non è un’esclusiva della destra, specie quella le cui radici ideologiche se pur rivedute e corrette derivano dal Ventennio di quando c’era Lui. In realtà si tratta di un modello largamente condiviso, trasversale, i cui più convinti adepti sono in primis i governatori di regione, poi i sindaci, che sono sempre più insofferenti all’obbligo di dover andare a casa al compimento dei due mandati. Lo spiega senza tanti giri di parole Luca Zaia, che domenica 12 novembre ha consegnato il suo doge pensiero in un’intervista a La Stampa. «Penso che fissare un limite al numero dei mandati equivalga a dare degli idioti ai cittadini», ha sentenziato, suscitando – al di là della sfida lanciata alle regole – la domanda sul perché uno ci tenga così tanto a rimanere. Il succitato Zaia, per esempio, regna a Venezia dal 2010, perché la legge sul limite dei due mandati è stata introdotta dopo. Possibile che il clima della laguna non gli sia venuto a noia? Possibile che 15 anni non siano un trampolino sufficiente per lanciarsi nell’arena della politica nazionale?

Consensi bulgari e antagonismo con il potere centrale

Possibile, ma c’è un motivo. Semplicemente il governatore del Veneto, e con lui molti dei suoi colleghi, in primis quello della Campania Vincenzo De Luca (per altro e non a caso i più caricaturati da Maurizio Crozza), hanno capito che è molto meglio essere cardinali in casa loro che papi a Roma. Lì comandano incontrastati, fanno il bello e il cattivo tempo sostenuti da un consenso bulgaro che ne fa dei leader di repubbliche autonome sovente in antagonismo con il potere centrale. Nonché con il partito di appartenenza, cui De Luca ha dedicato un libro al vetriolo e non perde occasione pubblica per parlarne male. Idem Zaia con il Carroccio, visto che la sua posizione sui temi etici e dei diritti civili diverge dalla linea di Matteo Salvini.

Zaia, il limite dei due mandati e la bulimia del potere
Vincenzo De Luca (Imagoeconomica).

Non a caso pure Meloni vuole l’elezione diretta

Il vincolo dei due mandati, che peraltro è stato un cavallo di battaglia dei cinque stelle formato ortodossia, dovrebbe servire proprio a questo: evitare il perpetuarsi di posizioni dominanti dove l’esercizio del potere si trasforma in sua bulimica sbornia. Quindi non si tratta di dare degli idioti ai cittadini, ma introdurre un giusto ricambio che serve a scongiurare il rischio di derive personalistiche. Che è una tentazione quasi irresistibile, anche da parte di chi, è il caso di Giorgia Meloni, pur contando su una amplissima maggioranza parlamentare, vuole l’elezione diretta. Che a pensarci bene, è come la coperta che ognuno tira dove e quando gli conviene. Il popolo è sovrano quando si tratta di scegliere il premier, ma ridiventa bue quando le liste bloccate gli impediscono di scegliere chi dovrebbe rappresentarlo in parlamento.