L’Ucraina e l’incubo Uefa

Redazione
30/01/2011

di Pierluigi Mennitti da Berlino Non bastavano i problemi legati ai ritardi nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture. Ora...

L’Ucraina e l’incubo Uefa

di Pierluigi Mennitti
da Berlino

Non bastavano i problemi legati ai ritardi nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture. Ora l’Ucraina rischia di vedersi togliere dalla Uefa l’organizzazione del campionato europeo di calcio del 2012 per motivi squisitamente politici. Lo ha scritto la , quotidiano regionale pubblicato nel capoluogo della Saar, secondo il quale «il segretario generale dell’Uefa Gianni Infantino, in una lettera resa poi pubblica a Kiev, ha messo in guardia i responsabili della federazione calcio dell’Ucraina (Ffu) dal procedere al rimpasto degli organi dirigenti previsto nelle prossime settimane».
GRIGIORI SURKIS NEL MIRINO. Secondo l’accusa, a Kiev esponenti influenti vicini all’attuale presidente Viktor Yanukovich starebbero cercando di far fuori l’attuale capo della federazione calcistica, Grigori Surkis, e sostituirlo con un uomo politicamente più vicino al partito di governo. Oltre alla massima carica, i politici starebbero poi architettando un corposo rimpasto con l’obiettivo di sostituire i dirigenti indipendenti o quelli legati ai vecchi equilibri politici con uomini propri. «Una manovra – ha scritto il quotidiano di Saarbrücken – che i responsabili dell’Uefa intendono bloccare, per evitare la deriva partitocratica della federazione ucraina. La lettera scritta da Infantino giunge fino al punto di minacciare la sospensione delle federazione di Kiev dall’Uefa e, con questo, togliere automaticamente all’Ucraina la possibilità di organizzare fra 17 mesi gli Europei 2012».

Le preoccupazioni della Uefa su Kiev

Quando nel 2007 a Cardiff l’Uefa decise di assegnare in coabitazione a Polonia e Ucraina l’organizzazione dei campionati a scapito proprio dell’Italia, nessuno immaginava che il cammino verso il primo Europeo dell’Est dopo i cambiamenti del 1989 sarebbe stato così tormentato. Ma se a Varsavia, dopo le difficoltà iniziali, ci si è mossi con rapidità ed efficienza fino a guadagnarsi le lodi dei commissari della Uefa, a Kiev le cose sono andate diversamente. L’instabilità che per lunghi anni ha contraddistinto la scena politica ha pesato sulla capacità degli organizzatori di rispettare le tabelle di marcia che l’Uefa aveva imposto al Paese.
Lavori appena iniziati, progetti rimasti sulle carte degli architetti, contrasti fra le autorità, paralisi delle iniziative. Persino nella costruzione dei nuovi stadi il ritardo degli ucraini ha ripetutamente allarmato gli uomini dell’Uefa, che in più occasioni avevano già minacciato di revocare l’ospitalità dei giochi, affiancando alla Polonia un altro paese europeo. La crisi economica che ha colpito Kiev con particolare violenza, prosciugando le casse dello Stato e prospettando lo spettro della bancarotta, aveva ulteriormente aggravato la situazione.
I CONTROLLI DI INFANTINO. Da quest’anno, con un quadro politico più stabile anche se viziato dai rigurgiti autoritari di Yanukovich, la musica sembrava essere cambiata. Un’ispezione compiuta in estate proprio dal segretario Infantino aveva confermato che i lavori finalmente proseguivano a ritmi forzati, sia per la costruzione degli stadi sia per la realizzazione di molte delle infrastrutture programmate. La decisione di dare il via libera finale non sembrava più in bilico. Gli unici dubbi riguardavano la possibilità di svolgere tutte le partite negli stadi previsti all’origine e, eventualmente, adottare un piano alternativo concentrando gli incontri nelle città pronte.
KIEV RASSICURA. Ma adesso, a soli 17 mesi dall’inizio del torneo, l’incubo di un’umiliante esclusione ritorna. Il portavoce della Ffu ha provato a gettare acqua sul fuoco: «In una dichiarazione – ha riportato la Saarbrücker Zeitung – Sergej Wassiljew ha rassicurato la Uefa sul fatto che a Kiev non è previsto alcun avvicendamento e che la federazione ucraina intende continuare come prima a operare in maniera indipendente dalla politica». 
Tuttavia il quotidiano tedesco riporta anche altre indiscrezioni raccolte dai media ucraini, secondo i quali «nuovi problemi potrebbero arrivare proprio dalla costruzione dello stadio di Kiev che, secondo il programma originale, dovrebbe ospitare la partita inaugurale del torneo». I costi per il suo completamento sarebbero quasi raddoppiati, passando dai 330 milioni di euro previsti a quasi 600 milioni. «Uno dei motivi dell’esplosione dei costi – ha scritto la Saarbrücker – sarebbe l’appalto dato a un terzo grande imprenditore, imbarcato ad agosto senza un bando di concorso pubblico. Gli alti funzionari di questa impresa sarebbero tutti legati ad ambienti vicini a uomini del governo».