La minaccia di Lufthansa: conquistare l’Italia anche senza Alitalia

Francesco Pacifico
23/03/2018

I tedeschi potrebbero aumentare la loro operatività nel nostro Paese. A prescindere dall'acquisizione della compagnia di bandiera. Con 6-7 macchine di lungo raggio da Roma Fiumicino. A che punto è la trattativa.

La minaccia di Lufthansa: conquistare l’Italia anche senza Alitalia

Lufthansa è pronta a conquistare i cieli italiani. Anche senza Alitalia. Facendo così concorrenza spietata ai futuri padroni dell'ex compagnia di bandiera. A Colonia cresce la tensione per come si sta evolvendo il deal sul vettore. Se alla fine del 2017 i vertici dell'azienda comunicarono al governo Gentiloni di voler attendere il voto per chiudere l'acquisizione, adesso che l'esito elettorale si è avuto scalpita per concludere.

STANCHI DELL'INTROMISSIONE FRANCESE. La compagnia sarebbe stanca dell'intromissione nelle trattative da parte del concorrente Air France. Non ha amato i tentativi dell'esecutivo uscente di alzare il prezzo proprio grazie all'interessamento dei transalpini e degli americani di Delta. I quali – al momento – avrebbero messo sul piatto soltanto un aumento dei voli verso l'Atlantico per Alitalia pur di tenerla nell'alleanza Skyteam. E poi i tedeschi temono i propositi nazionalisti dei nuovi padroni della politica italiana.

ESUBERI CONSIDERATI SPROPORZIONATI. Da qui la velata minaccia che gli ambasciatori di Carsten Spohr avrebbero riportato ai commissari di Alitalia e ai sindacati nostrani: se Alitalia non sarà loro, i tedeschi potrebbero aumentare la loro operatività in Italia con sei o sette macchine di lungo raggio da Roma Fiumicino. Un po' meno rispetto a quelle previste nel piano di rilancio dell'ex vettore di bandiera e che secondo il ministro uscente delle Infrastrutture, Graziano Delrio, sarebbero poche rispetto invece al numero degli esuberi – fino 3 mila dipendenti – considerato invece sproporzionato.

Va detto che già nel 2008, dopo la nascita dell'Alitalia dei "Capitani coraggiosi" sotto l'egida di Air France, i tedeschi lanciarano, con base a Malpensa e con nove Airbus 319, il marchio "Lufthansa Italia". Le cose non andarono bene, tanto che il progetto fu cancellato nel 2011. Ma nel nostro Paese il vettore è di casa: trasporta oltre nove milioni di passeggeri, è un attore di primo piano nell'handling, gestisce un marchio tricolore come Air Dolimiti. Se volesse, non avrebbe grandi problemi a fare un'operazione su Fiumicino, dove il gestore Air le farebbe soltanto ponti d'oro. Senza contare che in questa veste Lufthansa minerebbe ogni possibilità di rilancio di un'Alitalia che deve ripartire dal lungo raggio.

CORDATE TRICOLORI CON L'OK DI LEGA E M5S? Il 15 marzo 2018, presentando i conti record dell'anno 2017, Spohr aveva ostentato molta sicumera sul dossier Alitalia: «Restiamo pronti se si offrisse una chance per noi, come si è dimostrato con Air Berlin. Ma, anche se dispiace esser noiosi e ripetersi, Alitalia nelle attuali condizioni per noi non è interessante. Potrebbe esserlo un'Alitalia ristrutturata, dal momento che il mercato italiano per noi è così rilevante. E io penso anche che starebbe benissimo fra i marchi della famiglia Lufthansa». Detto questo, non vuole alzare il prezzo come chiedono l'ex governo e i sindacati né accettare partner italiani – come Cassa depositi e prestiti – in ipotetiche cordate tricolori che potrebbero avere il placet di Lega e Movimento 5 stelle.

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