Scintille elettorali tra Di Maio e Salvini

Scintille elettorali tra Di Maio e Salvini

Dopo i casi Raggi e Siri, il leader M5s su Facebook attacca l'alleato: «L'Italia non è un gioco». Il ministro dell'Interno risponde: «La crisi di governo è solo nella sua testa».

19 Aprile 2019 08.54

Like me!

Stoccate a ripetizione su Roma e richieste di dimissioni incrociate che hanno il sapore della ripicca. Nella maggioranza gialloverde dopo i terremoti causati dai casi Raggi e Siri non torna il sereno, anzi. A sbottare, venerdì mattina, è il vicepremier Luigi Di Maio. «Anche oggi la Lega minaccia di far cadere il governo. Sembra ci siano persino contatti in corso con Berlusconi per fare un altro esecutivo», ha scritto in un lungo post su Facebook. «Sono pieni i giornali di queste ricostruzioni e lo trovo gravissimo. Sono davvero sbalordito».

Buongiorno, anche oggi la Lega minaccia di far cadere il governo. Lo aveva già fatto con la Tav. Sembra ci siano persino…

Geplaatst door Luigi Di Maio op Vrijdag 19 april 2019

DI MAIO: «L'ITALIA NON È MICA UN GIOCO»

«Ma dov’è il senso di responsabilità verso i cittadini? Dove è la voglia di cambiare davvero le cose, di continuare un percorso, di migliorare il Paese come abbiamo scritto nel contratto?», continua il capo politico M5s. Che senza giri di parole punta il dito contro l'alleato: «L’Italia non è mica un gioco, l’Italia siamo noi e milioni di famiglie in difficoltà che vogliono un segnale. L’Italia non è un trofeo e trovo gravissimo che la Lega con così tanta superficialità ogni volta che gli gira minacci di far cadere il governo. Ma poi per cosa? Per non mettere in panchina un loro sottosegretario indagato per corruzione (che potrà poi rientrare nel governo laddove, mi auguro, si risolvesse positivamente la questione) sono pronti a far saltare tutto e a tornare con Berlusconi? Questo è il valore che danno all’Italia?». Di Maio poi ha difeso a spada tratta Virginia Raggi su cui, scrive, si è abbattuta una «vera e propria sceneggiata mediatica». Senza dimenticare di lanciare l'immancabile stoccata al Pd, insistendo sugli «anticorpi» del M5s e sulla «questione morale»: «Pochi giorni dallo scandalo sulla sanità che ha travolto il Pd in Umbria, ho avuto la fortuna di ascoltare il nuovo segretario del Pd dire che quando un politico è indagato, deve dare delle spiegazioni ai cittadini. Sono più che d’accordo, peccato però che ancora stiamo aspettando le sue di spiegazioni…».

LEGGI ANCHE: Chi è Siri, il leghista che voleva curare la corruzione col buonsenso

SALVINI: «LA CRISI DI GOVERNO È SOLO NELLA TESTA DI DI MAIO»

La risposta di Matteo Salvini, intento a sorseggiare uno spritz, non si è fatta attendere: «Macché crisi di governo! La Lega vuole solo governare bene e a lungo nell'interesse degli italiani, la crisi di governo è solo nella testa di Di Maio che farebbe bene a non parlare di porti aperti per gli immigrati e a controllare che il reddito di cittadinanza non finisca a furbetti, delinquenti ed ex terroristi».

SCINTILLE DA CAMPAGNA ELETTORALE

Una cosa è certa: se le frizioni all'interno della maggioranza non sono mai mancate – ora si è aggiunta anche quella sulla riforma del processo penale e sulla separazione delle carriere – con l'avvicinarsi delle Europee sono destinate ad acuirsi. Se siano spari a salve funzionali alla campagna elettorale o qualcosa di più difficile dirlo. I tamburi (o le veline) di guerra comunque si sentono forte e chiaro. Non è una novità che nei Palazzi si stiano cercando i precedenti per valutare l'ultima data utile per le elezioni politiche a giugno: cosa che presupporrebbe una rottura prima del 26 maggio. Un fatto che mette sotto stress governo e maggioranza, sia pure nella consapevolezza che prima delle elezioni europee non ci sarebbero molti spazi di manovra.

LEGGI ANCHE: La classifica della reputazione online dei ministri a marzo 2019

I DOLORI DI SALVINI

In mezzo ai due contendenti, il premier Giuseppe Conte. La sua mediazione, con il passare dei giorni si fa via via più difficile. Il premier non si sottrae, mostra prudenza sugli sviluppi delle indagini ma non risparmia una stoccata alla Lega: la corruzione è un reato grave per cui, da contratto, un membro del governo del cambiamento dovrebbe farsi da parte. Matteo Salvini e Armando Siri ostentano sicurezza, ma ai suoi il leader della Lega avrebbe ammesso «la giornata difficile». Il partito è compatto sulla linea del garantismo ma attende con un certo timore gli sviluppi delle indagini. Anche perché, è la convinzione dei vertici leghisti, i 5 stelle non molleranno l'osso su Siri, figura di spicco della nuova guardia salviniana ed esponente di quel ministero alle Infrastrutture sul quale potrebbe concentrarsi la battaglia M5s-Lega per un eventuale rimpasto. Non solo: il caso Siri potrebbe complicare la campagna: il primo posto è a portata di mano, si osserva, ma le difficoltà economiche e la guerra in Libia sono fattori di rischio per qualsiasi partito di governo. Dall'altra parte la bufera sulla Raggi scuote ulteriormente il M5s sul versante romano. In Transatlantico, raccontano fonti parlamentari, regna il caos. La difesa della sindaca è netta ma, allo stesso tempo, su Roma il Movimento teme da tempo un exploit della Lega già alle Europee. Il M5s risponde con una strategia ben precisa: attaccare su Siri inquadrando la Lega nel bacino dei «partiti berlusconiani».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *