Le mosse di Di Maio per emanciparsi dalla Casaleggio

Il capo politico sta mettendo a punto la riorganizzazione del M5s sul territorio. E nella comunicazione spinge per sostituire Rocco Casalino con Augusto Rubei. Mossa che lo libererebbe dal controllo di Milano. Ma la strada è in salita.

12 Giugno 2019 15.31
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Se la riorganizzazione, per ora fumosa, del Movimento 5 stelle è destinata a prendere forma a fine luglio, pare avere avuto una battuta d’arresto il repulisti (spinto dai peones) nella pattuglia dei sottosegretari, anche se sono partite le cosiddette graticole, un momento di confronto tra singoli parlamentari e i colleghi della compagine governativa con tanto di questionario e valutazione anonima.

LA GUERRA SOTTERRANEA NELLA COMUNICAZIONE M5S

Quella che potrebbe presto vedere la fine è invece la guerra molto sotterranea tra Rocco Casalino e Augusto Rubei per controllare la comunicazione del partito. E quest’ultimo, portavoce della ministra della Difesa Elisabetta Trenta, potrebbe avere la meglio.

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L’INSOFFERENZA DEGLI ELETTI NEI CONFRONTI DI CASALINO

Da mesi i parlamentari cinque stelle sono insofferenti dello strapotere del portavoce di Giuseppe Conte, che attraverso suoi uomini negli uffici stampa di Camera e Senato non soltanto scandisce tempi e modi della comunicazione, ma finisce anche per dettare la strategia politica. Attività che svolge con il placet di Davide Casaleggio e che gestisce con i fedelissimi di Luigi Di Maio, Pietro Dettori e Cristina Belotti, anche per supplire all’inesperienza degli eletti. Ma il tempo è passato, le critiche della base parlamentare sono aumentate e Di Maio ha voluto che della comunicazione si occupasse Rubei, in passato spin doctor di Virginia Raggi durante la campagna elettorale che l’ha portata nel 2016 a conquistare il Campidoglio.

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LA CORSA DI AUGUSTO RUBEI

Dietro le quinte c’è chi, anche tra gli uomini più vicini a Casaleggio, fa notare come sia stato Rubei a curare la fallimentare campagna elettorale per le Europee. Un passo falso che però non dovrebbe impedirgli di diventare responsabile della comunicazione del Movimento, ruolo che tutt’ora non esiste. Se accadesse, il potere di Casalino, sempre più impegnato nel tentativo di costruire un’immagine di Giuseppe Conte come leader politico e unica risorsa per uscire dall’impasse governativa, verrebbe limitato e l’ex gieffino sarebbe “relegato” alla guida della sola comunicazione di Palazzo Chigi insieme con Maria Chiara Ricciuti.

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LA RIORGANIZZAZIONE SUL TERRITORIO

Il passaggio è tutt’altro che un dettaglio. Potrebbe infatti segnare una svolta negli equilibri del M5s e aiutare Luigi Di Maio ad affrancare il partito dal giogo della Casaleggio associati. In quest’ottica è più complesso l’altro pezzo del piano del vicepremier: dare una struttura organizzativa più stabile al Movimento. Di Maio vorrebbe nominare dei responsabili sia a livello nazionale sia a livello locale formando una classe dirigente in grado di essere riconoscibile all’esterno e sufficientemente autorevole per stringere alleanze con forze esterne al M5s.

GLI OSTACOLI AL PIANO DI DI MAIO

Finora il territorio ha inviato ai leader nazionali le sue indicazioni. Di Maio ha incontrato tutti gli eletti (parlamentari, sindaci, consiglieri comunali e regionali) e a breve girerà l’Italia per discutere con i MeetUp le sue idee in materia e raccogliere suggerimenti. Poi la solita votazione su Rousseau siglerebbe il tutto. Ma questo processo si incaglia contro una domanda semplice semplice che finora nessuno ha posto pubblicamente: chi e come saranno nominati i futuri responsabili? Tanto è bastato a rallentare un processo già lungo di suo, con Casaleggio che spingerebbe per limitare la riorganizzazione al solo livello locale.

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