Lukashenko ancora zar

Redazione
20/12/2010

Secondo i risultati ufficiali, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha vinto le elezioni presidenziali, tenutesi il 19 dicembre, al primo...

Lukashenko ancora zar

Secondo i risultati ufficiali, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha vinto le elezioni presidenziali, tenutesi il 19 dicembre, al primo turno con il 79,7% dei voti. Un esito scontato per il “piccolo padre”, così è chiamato dai suoi concittadini l’autoritario capo di Stato, che è stato dunque eletto per il quarto mandato (leggi l’articolo sullo scenario politico bielorusso).
La sua elezione è stata segnata da rivolte di piazza contrastate da poliziotti in assetto antisommossa, centinaia di arresti e accuse di brogli da parte dell’opposizione. Migliaia di manifestanti sono scesi in strada per protestare e sono stati picchiati con manganelli dalle forze di sicurezza.
Dei nove concorrenti alla presidenza oltre al capo di Stato uscente, otto, a quanto segnalato dalle agenzie di stampa internazionali che hanno riportato informazioni dei loro portavoce, sono stati fermati nella notte dopo una manifestazione di oppositori alla rielezione di Lukashenko a Minsk.

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Oltre ad Andrei Sannikov e Nikolai Statkevitch, del cui fermo era già stata data notizia, sono stati interrogati anche Rygor Kastoussev e Vitali Rymachevski. Un altro candidato, Vladimir Nekliaev, il celebre poeta candidato nella lista di opposizione al presidente, è stato ricoverato in ospedale dopo la chiusura dei seggi per le percosse ricevute durante la manifestazione. Poi è stato preso in consegna dalle forze dell’ordine, secondo alcuni media. Le aggressioni ai candidati sono state confermate anche dall’agenzia Interfax, che ha citato una fonte dell’opposizione.
Inoltre, anche una giornalista dell’Agence France presse è stata fermata a Minsk dalle forze dell’ordine: lei stessa ha riferito per telefono di trovarsi da diverse ore in stato di detenzione.

Divario abissale con il secondo candidato

Lukashenko ha stravinto sul secondo candidato, Andrei Sannikov, rimasto fermo a poco meno del 5% (4,7%). Vladimir Nekliaev, invece, a quanto segnalato dagli exit poll, è arrivato terzo con il 4,3%. Lo hanno riferito le agenzie russe citando il centro sondaggi elettorali Ecoom.
Risultati destinati a far parlare a lungo e con cui si è chiusa una tornata elettorale che l’«ultimo dittatore d’Europa», come lo etichettò George W. Bush, ha voluto scaglionata in più giorni. Secondo l’opposizione, organizzata in tal modo per rendere più agevoli brogli e irregolarità.
Nelle precedenti elezioni, nel 2006, Lukashenko aveva ottenuto l’83% dei voti; circa sette milioni di elettori sono stati chiamati alle urne, ma il tasso effettivo di partecipazione non è noto. Le operazioni di scrutinio si sono svolte in modo particolarmente rapido, mentre i cittadini scendevano in piazza indignati soprattutto a Minsk, la capitale.

La condanna della comunità internazionale

All’indomani del voto è arrivata la valutazione degli osservatori internazionali dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) che hanno criticato le elezioni «non libere» della Bielorussia: lo spoglio è stato «carente» e la polizia ha usato «la mano pesante» ai danni degli oppositori.
Di tutt’altro parere i colleghi della missione Csi (Confederazione di alcuni stati dell’ex Unione Sovietica), per i quali la consultazione è stata corretta. La rielezione di Lukashenko, a loro dire, è legittima. Sulla Csi forte influenza è esercitata dalla Russia: per il Cremlino le elezioni e il dopo-voto sono un «affare interno» del vicino. Il presidente Medvedev ha fatto sapere che per Mosca « la Bielorussia rimane comunque uno degli Stati più vicini, a prescindere da chi ne sia il presidente».
Le violenze di Minsk hanno invece scatenato la dura reazione dei governi occidentali.
L’Alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, ha condannato la repressione e ha chiesto la liberazione «immediata» dei membri dell’opposizione arrestati dalla polizia.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini e l’omologo tedesco, Guido Westerwelle si sono detti  «molto preoccupati» degli sviluppi nell’ex repubblica sovietica. Il tedesco ha definito «inaccettabili» gli arresti dei rivali di Lukashenko. Stessa posizione quella degli Stati Uniti che, tramite la loro ambasciata a Minsk, hanno criticato l’«eccessivo ricorso della forza».