“Senti che luna…”, la musica nata guardando quella falce lassù

Da Mina a Buscaglione profetici fino ai Pink Floyd e Tom Waits, passando per Togni, Vasco, Tazenda e Capossela. Le canzoni, italiane e straniere, che hanno reso grande il nostro satellite.

20 Luglio 2019 10.30
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Quella sera di cinquant’anni fa, chi c’era poteva uscire sul balcone e provare il brivido dell’incredibile: accidenti sono proprio là. Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità. «L’Aquila è atterrata», Neil Armstrong zampetta sulla luna e in Italia due telecronisti si dispuntano il primato dell’annuncio: «Ruggero ha toccato!!!». Ruggero è Orlando e non ci sta: Tito Stagno lo ha bruciato e lui risponde a tono. La solita Italia ombelico dell’universo, su Selene si fa la storia ma qui siamo sempre oppressi da una gravità da ballatoio. Fortuna che ci hanno pensato i cantanti a rendere alla luna il mistero che merita.

BUSCAGLIONE E MINA IN ANTICIPO SUI TEMPI

Già Fred Buscaglione, profetico, nel 1959, la sfrutta per le sue ambasce amorose: «Guarda che luna, guarda che mare, da questa notte senza te dovrò restare…». Salvatore di Giacomo retrocedeva addirittura di quasi un secolo: «Quanno sponta la luna a mare chiare/anche i pisce fanno l’ammore» (Sergio Bruni il suo più celebre interprete). E poi Mina, frizzante e sbarazzina con la sua «Tintarella di luna/tintarella color latte..», e siamo ancora nel 1959, quando la gente, si vede, aveva voglia di sognare oltre ogni limite.

Ma di canzoni sull’enigmatica amica che sconvolge cuori e maree, ce n’è un mare (di tranquillità) dove è troppo facile perdersi. «E la luna bussò, alle porte del sole», canta Loredana Berté più sexy che mai. Lucio Dalla con lei ha un feeling quasi ossessivo: «La settima luna, era quella del luna park». E poi Il parco della luna, e Caruso, che si affaccia, la guarda, si sente guardare, si sente morire e prorompe nel suo canto di cigno. «Luna dei miracoli, lupi come me, trasformisti abili, se luna piena c’è», canta Renato Zero in Ha tanti cieli la luna (1989).

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Vasco va un po’ troppo sul sicuro, «Se c’è qualcosa che non va/dillo alla luna/Può darsi che porti fortuna/dirlo alla luna» (Dillo alla luna, e siamo alla fine degli Anni 80). Ma Vasco è pure quello della Domenica lunatica, per dire. E i Tazenda chi li dimentica quando proclamano, Spunta la luna dal monte? Elisa si scioglie, perché La luna mi parla di te, e che dite, la meriteranno almeno una citazione volante Takagi & Ketra, insieme a Jovanotti e Tommaso Paradiso, con La luna e la gatta?

GINO PAOLI L’HA EVOCATA, MA SOLO PER SNOBBARLA

Meglio tornare a cose più vere, più eterne, seppur è di canzoni che si parla: come dimenticare Luna di Gianni Togni, quasi un paradigma, l’omaggio definitivo? Gino Paoli, ancora nel 1961, la evoca, ma solo per snobbarla: «Non m’importa della luna, non m’importa delle stelle, tu per me sei luna e stelle, tu per me sei sole e cielo». Un amore davvero Senza fine. Fiordaliso volava basso, Non voglio mica la luna, molto più su invece Roberto Murolo e Renato Carosone, «E la luna rossa mi parla di te, io le chiedo se mi aspetti e mi risponde, se lo vuoi sapere, qui non c’è nessuna donna…».

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Già: a chi non è capitato, prima o dopo, di interrogare la signora in bianco invocandole un segno esoterico? Vinicio Capossela è rispettoso, quasi cerimonioso, Signora luna, i Pooh invece forse un po’ confusi, La luna ha 20 anni (Piero Angela li bacchetterebbe dall’alto del suo Superquark). I Negramaro hanno piani assai ambiziosi, Ruberò per te la luna, Antonello Venditti si accontenta della parte per il tutto: Raggio di luna e Adriano Celentano, come sempre, deve distinguersi: «La mezzaluna/splende in ciel romantica/La mezzaluna/canta in ciel fantastica per noi».

TUTTE LE LUNE DI TOM WAITS

Siamo sempre in zona sentimenti, sospiri, languori (e ci perdoni chi ci è sfuggito, ma è davvero impossibile esaurire un simile richiamo canoro in un articolo). Mica come i Pink Floyd, per dire, che con il loro Dark side of the moon sconvolgevano il panorama rock con tutt’altro inquietante messaggio: la parte oscura, quello che non si capisce o non si ammette, l’ignoto come il caos, come la madre generatrice, il tutto trasportato da vibrazioni psichedeliche avventurose e sperimentali. E qui, volendo andare nell’internazionale, altro che mare (della tranquillità) si spalancherebbe: un oceano, una galassia di canzoni; quante sono, per citare un esempio solo, le lune di Tom Waits? Drunk on the moon, Grapefruit moon, I’ll shot the moon

LA MOON RIVER DI AUDREY

Non c’è artista che possa restarle insensibile, la luna sconvolge gli animi poetici come i vampiri, le correnti, i solitari e i pazzi, non per caso chiamati “lunatici”. E gli innamorati, ci macherebbe. Basti per tutte la classe di Audrey Hepburn in quella scena immortale di Colazione da Tiffany: «Moon river…», ed è subito sogno, grazie alla penna di Johnny Mercer ed Henry Mancini (sì, quello del tema della Pantera rosa, proprio lui).

E lei, la luna? Di tanti omaggi, visionari, appassionati, stucchevoli, ruffiani, patetici, ambigui, disperati, licantropi, insistenti, probabilmente se ne fregherà. Pregando soltanto che quel «piccolo passo per l’uomo» non diventi davvero un gran balzo per l’umanità, che cioè questi animali bestiali che sono gli umani non arrivino sul serio, un giorno o l’altro, a ridurla come la terra. Cantatemi pure, ragazzi, ma lasciatemi qui, lasciatemi qui che forse è meglio così.

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