La Luna è più vecchia del previsto di 40 milioni di anni

Fabrizio Grasso
23/10/2023

Generatasi dall’impatto di un asteroide con la Terra, avrebbe così 4,46 miliardi di anni, non molto dopo la nascita del Sistema solare. La scoperta è stata effettuata grazie al materiale recuperato nella missione Apollo 17. Da Artemis 2 ai progetti di India e Cina, i prossimi viaggi dell'uomo.

La Luna è più vecchia del previsto di 40 milioni di anni

L’età della Luna affascina e divide da decenni gli scienziati di tutto il mondo. Satellite naturale della Terra, potrebbe essere un po’ più vecchia di quanto stimato finora. Uno studio dell’Università di Glasgow infatti ritiene che possa avere 40 milioni di anni in più, portando la sua nascita a 4,46 miliardi di anni fa. Per farlo, gli esperti hanno analizzato campioni di roccia prelevati dalla missione Apollo 17 nel 1972, l’ultimo viaggio della Nasa con equipaggio umano in attesa di Artemis 2. «Scoprire di più sulla sua origine potrebbe anche aiutarci a delineare le tappe della sua storia», ha spiegato al Guardian la dottoressa Jennika Greer, autrice principale dello studio. La ricerca è disponibile integralmente sulla rivista Geochemical Perspectives Letters.

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La Luna in uno scorcio spettacolare in Germania (Getty Images).

La Luna è nata dallo scontro fra la Terra e un enorme asteroide

Secondo gli esperti, la Luna si sarebbe formata circa 100 milioni di anni dopo la nascita del Sistema solare. Dopo la formazione dei vari pianeti, un corpo celeste grande quanto Marte avrebbe colpito la Terra, portando all’espulsione di un’enorme massa di materiale che ha dato origine al satellite. L’energia scaturita dall’impatto portò a una fusione della superficie, raffreddatasi soltanto in seguito per creare i cristalli prelevati dalla missione Apollo 17. Per studiarli, come ha spiegato il Guardian, gli astronomi hanno sfruttato la tecnica della tomografia a sonda atomica, che prevede l’utilizzo di un laser. «Abbiamo iniziato affilando un pezzo del campione lunare fino a ottenere un frammento appuntito», ha detto Greer. «Poi abbiamo usato un laser per far evaporare gli atomi dalla superficie di quella sezione. La velocità con cui si muovono gli atomi ci dice quanto sono pesanti, il che a sua volta ci spiega di cosa sono fatti».

La composizione degli atomi ha così permesso di risalire all’epoca della loro formazione, ossia la nascita della Luna stessa. Secondo alcuni esperti, la data potrebbe anche traslare ulteriormente nel passato. La planetologa svizzera Mélanie Barboni ha dichiarato su Science Advances che l’origine potrebbe addirittura risalire a 140 milioni di anni prima del previsto. «La scoperta conferma ancora una volta l’importanza di prelevare i campioni dal suolo lunare», ha ricordato al Guardian Romain Tartèse, docente all’Università di Manchester. «È fondamentale riportare sulla Terra alcuni frammenti di roccia e terriccio, perché anche a distanza di 50 anni possono rivelare informazioni nuove grazie allo sviluppo della tecnologia».

Da Artemis 2 della Nasa all’India, le prossime missioni in programma

Le grandi agenzie spaziali del mondo si stanno preparando da tempo a riportare l’uomo sulla Luna oltre mezzo secolo dopo l’ultima volta. La Nasa ha già avviato il suo programma Artemis 2, con lancio previsto nel novembre 2024. Già scelti i quattro astronauti che vi parteciperanno: l’americana Christina Koch con i colleghi della Nasa Victor Glover e Reid Wiseman e il canadese Jeremy Hansen. Effettuata a luglio 2023 la prima simulazione con il caricamento del propellente che alimenteranno il razzo Sls di SpaceX. La Nasa non è però la sola a lavorare per un viaggio verso la Luna. La Cina infatti ha in programma di spedire i propri taikonauti entro il 2030, anche se ancora sprovvista di una navicella adeguata. Una volta tornati sulla Terra dovranno infatti fornire indicazioni per costruire una stazione di ricerca permanente, base per le prossime missioni verso Marte. Nel 2040 poi toccherà anche all’India.

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Il rover della missione Apollo 17 della Nasa (Getty Images).