L’Unicredit dei principati

Redazione
30/09/2010

“I loro principati hanno nomi orecchiabili come Cariverona o Caritorino. Guidano, appunto, le fondazioni delle casse di risparmio di città...

L’Unicredit dei principati

“I loro principati hanno nomi orecchiabili come Cariverona o Caritorino. Guidano, appunto, le fondazioni delle casse di risparmio di città stupende. Ma in questi giorni la loro attenzione è tutta concentrata su Milano, la capitale italiana della finanza”. Così l’Handelsblatt, il principale quotidiano economico tedesco, descrive in un lungo commento sull’era post-Profumo, “i prìncipi delle province”, i veri architetti della successione ai vertici di Unicredit.
Con le loro importanti partecipazioni nel gruppo di Piazza Cordusio, gli istituti di Paolo Biasi, presidente della fondazioni Cariverona (4,6%), o di Fabrizio Palenzona, presidente della fondazione di Caritorino (3,3%), “sono potenti e hanno un peso enorme nella scelta del prossimo amministratore delegato”.

I bastioni del credito italiano

L’autorevole foglio di Düsseldorf ironizza anche su come “in Italia le fondazioni delle casse di risparmio siano un mondo a parte”, estremamente influente “grazie a un’eredità del passato. Fino alla privatizzazione degli anni ’90, storicamente le banche di provincia erano i bastioni del credito italiano”.
Poi le loro operazioni finanziarie sono passate in mano ai colossi di Unicredit e Banca Intesa. Ma le loro fondazioni, “nei cui consigli di amministrazione siedono importanti politici locali, sono sopravvissute come grandi azioniste delle banche nazionali”. Gli uomini di fiducia, scrive il quotidiano tedesco, “delle fondazioni delle banche di Modena, Treviso e Reggio Emilia oltre che di Torino, siedono nel consiglio di amministrazione di Unicredit”.

Gli architetti del dopo Profumo

“Grazie al loro patrimonio miliardario, garantito dal flusso costante di dividendi” incassati dal gruppo di Piazza Affari, questi enti hanno destinato ingenti fondi a progetti culturali, artistici e di beneficienza sul territorio. Finché, con la crisi, i cordoni della borsa non si sono di colpo ristretti: “Rappresentanti delle fondazioni come Biasi e Palenzona non hanno mai perdonato all’odiato Profumo di non aver più ricevuto denaro sonante”, scrive il quotidiano tedesco.
La notizia della scorsa estate che i libici stavano aumentando le loro quote in Unicredit attraverso il fondo sovrano Lybian Investment Authority è stata la goccia che ha fatto traboccare un “vaso già colmo”. Ecco perché, è l’analisi dell’Handelsblatt,“i prìncipi delle province hanno disconosciuto la guida di Profumo, cogliendo l’occasione per metterlo alla porta”.