L’uomo della Tivù

Redazione
04/10/2010

Nei corridoi del ministero dello Sviluppo economico in via Molise l’ipotesi dell’arrivo di Paolo Romani era una certezza da qualche...

L’uomo della Tivù

Nei corridoi del ministero dello Sviluppo economico in via Molise l’ipotesi dell’arrivo di Paolo Romani era una certezza da qualche giorno. Il suo trasloco dal vicino largo di Brazzà, sede del dipartimento delle Comunicazioni, è tanto semplice dal punto di vista della logistica quanto complicata per gli equilibri politici.
Non è un caso, infatti, che ci siano voluti più di cinque mesi per sostituire il dimissionato Claudio Scajola, con il pendolo che nelle ultime settimane è oscillato tra l’outsider Massimo Calearo, ex Pd e Api, e il finiano Adolfo Urso. In mezzo polemiche a non finire e sollecitazioni pressanti, a partire da quella del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Alla fine il presidente del consiglio ha sceltouno dei suoi uomini più fidati, berlusconiano di fede incrollabile, al suo fianco dal 1994 e, particolare non trascurabile, già viceministro. Una scelta all’insegna della continuità, in tempo utile, tra l’altro, per evitare la mozione di sfiducia contro l’interim di Berlusconi che avrebbe potuto far convergere i voti dei finiani e quelli dell’opposizione.
Ma che non ha messo a tacere dissensi e malumori all’interno di Futuro e Libertà. Ancor prima dell’ufficializzazione della nomina, il vicecapogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova, ha dichiarato: «Il ministro dello Sviluppo economico dovrebbe avere una licenza di uccidere su liberalizzazioni ed energia. Romani ha un background diverso, dovrà occuparsi meno di televisione e più di altre cose. È da augurarsi che sia all’altezza».

Da TeleLivorno a TeleLombardia

Uomo della tv, Romani. La sua carriera ruota tutta attorno al tubo catodico e ha avuto inizio nel 1974 a TeleLivorno, una delle primissime televisioni private italiane, insieme a Marco Taradash. Aveva 27 anni e il settore televisivo lo affascinava. Nel 1976 il ritorno in Lombardia, proprio quando iniziarono le trasmissioni di TeleMilano, l’antesignana di Canale 5. 
Qui inaugurò la concorrente Milano Tv, canale specializzato in film d’autore che trasmette ancora oggi con il nome di ReteA.
Ne fu direttore generale fino al 1986, quando lasciò l’incarico per diventare amministratore delegato di TeleLombardia, di proprietà di Salvatore Ligresti. Da giornalista seguì il crollo del regime di Ceaucescu in Romania e la guerra nella ex Jugoslavia. Nel 1990 varò Lombardia 7, emittente che cedette cinque anni dopo per dedicarsi alla sua nuova passione: la politica.

In parlamento dal 1994

Berlusconiano della prima ora, fedelissimo al cavaliere, nel 1994 arrivò in parlamento come deputato della neonata Forza Italia. Una scelta naturale, nonostante Romani non fosse un politico puro. Del resto la squadra messa in piedi dal fondatore di Forza Italia era composta da manager con una formazione simile alla sua.
«Da giovane nel periodo livornese avevo simpatizzato per i liberali», disse. «Aderire a Forza Italia fu spontaneo, Berlusconi è un liberale». All’interno del partito si occupò da subito delle questioni legate al riordino del sistema radiotelevisivo. E anche in parlamento. Componente dalla commissione Bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, nel 2005 fu nominato sottosegretario per le comunicazioni.
Nel suo curriculum politico non sono mancati gli incarichi di partito. Nel 1998 è stato segretario regionale di Forza Italia per la Lombardia, ruolo che ha ricoperto per sette anni, poi scalzato da una giovane e promettente leva, Mariastella Gelmini.
Risalgono a quegli anni gli scontri con il governatore regionale Roberto Formigoni e la scelta di Berlusconi di allontanare il liberale Romani in favore della più dialogante Gelmini.
Nel maggio 2008 il suo primo incarico di governo, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, poi nel maggio 2010, subito dopo le dimissioni del ministro Scajola, la promozione a viceministro con la stessa delega. Adesso, finalmente, la consacrazione a ministro.

In agenda il dossier nucleare

Azzurro della prima ora, mai legato direttamente a Mediaset ma sempre indissolubile dal mondo delle telecomunicazioni, a Romani tocca un compito non facile. Il nuovo inquilino di via Molise eredita da Scajola dossier di rilievo. A partire dal nucleare, il cui ritorno è stato fortemente voluto dal suo predecessore. Le procedure per tornare effettivamente all’atomo, al di là delle dichiarazioni ufficiali, si erano di fatto interrotte. Invece Romani dovrà nominare collegio e presidente dell’Agenzia per la sicurezza e approvare il documento programmatico sulla strategia nucleare.
Altra questione in agenda sarà la legge sulla concorrenza, all’interno della quale è inserita anche la riforma della rete di distribuzione dei carburanti, attesa da anni e non ancora varata, ma anche la legge sul made in Italy, attesa da oltre 70mila aziende. Non è un mistero che il mondo imprenditoriale si aspetti da questa nomina una nuova politica industriale.