L’Urss resuscita col calcio

Stefano Grazioli
23/08/2012

Sheriff, il club della Transnistria in Europa.

L’Urss resuscita col calcio

da Kiev

Che il calcio segua le proprie leggi e non quelle della politica
e della geografia non è una novità: almeno da quando l’Uefa
ha deciso che Paesi come Israele e Kazakistan partecipino alle
qualificazioni per l’Europeo. Non deve stupire quindi se nei
preliminari di Champions league ed Europa league appaiano di
questi tempi squadre un po’ esotiche.
Il caso del Football club Sheriff, che giovedì 23 agosto scende
in campo contro il Marsiglia per proseguire il cammino in Europa
league (copo l’eliminazione in Champions), va però un
po’ oltre i limiti: è la squadra di Tiraspol, capitale della
Transnistria, il Paese che non c’è.
SQUADRA DELLO STATO EX URSS. Il piccolo Stato
schiacciato tra Ucraina e Moldavia è infatti fuori dalla
comunità internazionale. Fa parte della cosiddetta Comunità
degli Stati non riconosciuti, un’organizzazione informale che
riunisce quei territori dell’ex Unione sovietica che dopo il
crollo dell’Urss nel 1991 non hanno trovato sulla scacchiera
una collocazione condivisa da tutti: oltre alla Transnistria, ci
sono il Nagorno Karabach – conteso tra Azerbaigian e Armenia –
Abkhazia e Ossezia del Sud, le due repubbliche separatiste della
Georgia che con la guerra nel Caucaso nel 2008 hanno preso la via
dell’indipendenza, riconosciute solo da Russia, Venezuela e un
altro paio di Stati.
DAI DILETTANTI AI 10 SCUDETTI. Dal conflitto
scoppiato con la disintegrazione dell’Urss e conclusosi nel
1992 la Transnistria è uno Stato de facto indipendente,
con un presidente, un parlamento e naturalmente una squadra di
calcio.
Il Fc Sheriff è nato nel 1996 e allora si chiamava Tiras
Tiraspol: partita dalla terza divisione del campionato moldavo –
nella piccola nazione di mezzo milione di abitanti ci si è
dovuti appoggiare per le questioni calcistiche ai vicini più
organizzati – la squadra dei separatisti è salita in fretta di
gradino e ha cambiato il nome in Sheriff conquistando la Coppa di
Moldavia per la prima volta nella stagione 1998-99.
Poi una serie di 10 scudetti di fila l’hanno consacrata stella
di prima grandezza nello strano mondo del pallone postsovietico.

Il club è sostenuto dai soldi dell’ex presidente del Paese

La straordinaria ascesa del club è dovuta anche al fatto che a
Tiraspol lo sponsor non lesina quattrini pur di vedere il team
sempre in vetta: Sheriff è la maggiore società della
Transnistria, legata all’ex capo di Stato Igor Smirnov, che
sino al 2011 è stato alla guida del Paese.
Smirnov, ex direttore di un grande complesso industriale militare
a Tiraspol, ha retto per 20 anni le sorti della Transnistria,
facendone una specie di buco nero al centro dell’Europa:
crocevia preferito dalla criminalità organizzata, fra traffico
d’armi e riciclaggio di denaro sporco.
Nel 2011 il presidente è stato sostituito da Yevgeny Shevchuk,
ma la situazione del Paese non è cambiata, nonostante i
tentativi della comunità internazionale per trovare una
soluzione al dilemma congelato dalla fine della Guerra
fredda.
COME SIMBOLO FALCE E MARTELLO. La Transnistria
ha la sua bandiera a strisce rosse e per simbolo ci sono ancora
la falce e martello. Eppure per il resto del mondo fa parte della
Moldavia e anche per l’Uefa Tiraspol è una squadra moldava,
almeno in teoria.
La realtà è che i giocatori scendono in campo nella capitale
del Paese che non c’è, nello stadio costruito con i soldi
della Sheriff (un gioiellino da 14 mila posti realizzato nel
2002) e sono un po’ il simbolo di come il pallone riesca a
rompere i confini più di quanto non lo faccia la politica.
MERKEL IN VISITA IN MOLDAVIA. Ultimamente sono
state la Germania e la Russia a cercare di accelerare le
trattative che coinvolgono più fronti – non solo Tiraspol e
Chisinau, ma anche Unione europea e Stati Uniti – a perseguire la
via di un compromesso, ma senza successo. La cancelliera Angela
Merkel è stata la prima premier tedesca a visitare la Moldavia
in 21 anni di indipendenza della regione da Mosca, proprio con lo
scopo di sondare il terreno in vista di uno sblocco dello stallo
politico. Che per ora sembra passare solo dal calcio.