Terrorismo, Br e stragi: due libri per riflettere sugli Anni di piombo (e non solo)

Giancarlo Mancini
12/11/2023

In un Paese dal fiato corto, in cui si scatenano risse da bar pure su Dante, analizzare il passato in modo equilibrato pare impossibile. Cercano di farlo due volumi freschi di stampa: Dolore e furore. Una storia delle Brigate rosse di Sergio Luzzatto e Segreti e lacune di Benedetta Tobagi.

Terrorismo, Br e stragi: due libri per riflettere sugli Anni di piombo (e non solo)

Se la cronaca ci aggiorna quotidianamente su un uso cinico, spregiudicato della storia, con risse da bar su Dante e ora pure su Tolkien, d’altra parte l’Italia pare un paese perennemente con il fiato corto, dove è quasi impossibile analizzare in modo equilibrato il passato nella speranza di dare più solidità e meno isteria al presente. Una buona occasione per uscire da questo pantano la offrono due volumi appena usciti pieni di spunti per ripercorrere diversamente i cosiddetti Anni di piombo, gli anni del terrorismo e delle stragi.

Luzzatto e l’antropologia delle Br genovesi

Sergio Luzzatto, studioso delle Rivoluzione francese e di Padre Pio, ha appena pubblicato per Einaudi Dolore e furore. Una storia delle Brigate rosse. A parte la ricostruzione storica ben raccontata, Luzzatto dedica la sua attenzione a ricostruire le vite dei terroristi per spiegare a un lettore di oggi, come quei giovani «si erano ritrovati (…) chiusi in un covo a progettare rapimenti, irruzioni, gambizzazioni, omicidi, per fare la rivoluzione e instaurare il comunismo». Protagonisti sono una città, Genova, centro nevralgico del triangolo industriale, e un uomo, un terrorista, Riccardo Dura, nome di battaglia “Roberto”, ucciso a 29 anni, nel corso dell’irruzione dei corpi antiterrorismo dei carabinieri nel covo di via Fracchia, nella primavera del 1980. Una città medaglia d’oro della Resistenza, dove a grandi insediamenti industriali come la Ansaldo e l’Italsider si affianca un fermento culturale ribollente di vitalità, e un ex marinaio con un passato burrascoso tanto da finire in un singolare riformatorio sotto forma di nave ancorata al porto della città, la Garaventa.

Terrorismo, Br e stragi: due libri per riflettere sugli Anni di piombo (e non solo)
La copertina di Dolore e furore di Sergio Luzzatto (Einaudi).

Giovanissimo, Dura inizia a navigare, salendo i gradini delle gerarchie marittime, mozzo, poi “piccolo di camera”, “giovanotto di macchina”, fino al ’74, quando scende per sempre da una nave per entrare, qualche tempo dopo, in clandestinità. Rapidamente Dura sale tutti i gradini delle Brigate rosse diventando il delfino del capo assoluto, Mario Moretti. La colonna genovese si procura fama di spietatezza e di efficienza che destano ammirazione nei settori antagonisti più radicali. Qui avvengono alcuni dei fatti più importanti della storia del terrorismo rosso: il primo rapimento importante, quello del giudice Sossi (1974), l’omicidio del giudice Coco (1976), inizio dell’attacco al cuore dello Stato che culmina con il rapimento di Moro, infine l’omicidio dell’operaio sindacalista Guido Rossa, ucciso proprio da Dura. Siamo nel gennaio del ’79 e l’assassinio di Rossa segna il distacco definitivo delle Brigate rosse dal movimento operaio, passano una manciata di mesi e la vita di Dura viene stroncata per sempre con un colpo di pistola alla nuca. È l’inizio della fine per le Br, si susseguono gli arresti, compreso quello di Moretti (1981), bloccato e portato in prigione assieme a Enrico Fenzi, il professore di letteratura italiana ed esperto di Petrarca all’università di Genova, in via Balbi. Il libro di Luzzatto riesce a restituire vita a un ambiente articolato dove agli operai delle grandi fabbriche di Genova e dintorni si affiancano intellettuali raffinati come Fenzi, criminologi come Giovanni Senzani, un chirurgo come Sergio Adamoli, perfino, oggi potrebbe sembrare impensabile, una cattolica devota come Fulvia Miglietta.

Tobagi e la faticosa ricerca della verità sulle stragi nere e mafiose

Su tutt’altro versante, quello della lunga stagione delle stragi e della difficoltosa ricerca della verità, si muove il libro di Benedetta Tobagi, Segreti e lacune (Einaudi), un viaggio per spiegare come mai, a distanza di decenni, siamo ancora impegnati alla ricerca di una versione soddisfacente. Le bombe a piazza Fontana a Milano, a piazza della Loggia a Brescia, alla stazione di Bologna, quelle sui treni, rimandano, ormai è certo, anche a un coinvolgimento di quegli apparati di sicurezza e informazione, i cosiddetti servizi segreti.

Terrorismo, Br e stragi: due libri per riflettere sugli Anni di piombo (e non solo)
Segreti e lacune di Benedetta Tobagi (Einaudi).

E ha ragione la Tobagi nel mettere in campo una dialettica, quando non uno scontro, tra questi apparati e la magistratura al lavoro su inchieste spesso rivelatesi faticosissime proprio perché più o meno visibilmente ostacolate «da lentezze, gravi distorsioni o depistaggi veri e propri, messi in atto da personale d’intelligence e di altre forze di sicurezza operanti a servizio dell’esecutivo: comportamenti contrati ai principi costituzionali, sovente illegali e non chiaramente giustificabili in termini di sicurezza nazionale o di ragion di Stato, anche se teniamo conto delle necessità vere o presunte imposte dalla Guerra fredda». L’arco temporale del libro va dal ’77, anno di una riforma dei servizi di sicurezza che pure aveva generato qualche ottimismo al momento del suo varo, fino al ’96, quando, con la vittoria del centro-sinistra, sembra terminare una volta per tutte la guerra fredda che aveva voluto fuori dal governo il partito comunista e i suoi eredi, salvo accorgersi che i depistaggi sarebbero continuati su un altro terreno, non meno costellato di morti, quello delle stragi mafiose. E proprio a proposito di queste ultime si stanno delineando  convergenze fra settori degli apparati di sicurezza, mafia stragista e personaggi di spicco di quel terrorismo nero che non era sparito di colpo con la caduta del muro di Berlino come qualcuno aveva voluto farci credere.