Cosa vuole fare il M5s con la Cdp

Gabriella Colarusso
28/03/2018

Una banca di investimento per sostenere le imprese e l'innovazione, non per «comprare alberghi». E magari a controllo pubblico. Roventini, candidato al ministero dell'Economia per i 5 Stelle, chiede una nuova Cassa. Casaleggio guarda alla Bpifrance. 

Cosa vuole fare il M5s con la Cdp

Cosa vuole fare il Movimento 5 stelle della Cassa depositi e prestiti? La domanda è rilevante non solo perché – con oltre 250 miliardi di risparmio postale gestiti – la Cdp è uno dei pilastri finanziari dell'economia italiana, ma anche perché i vertici sono in scadenza e la nuova gestione potrebbe dover essere decisa con il governo non ancora insediato. E i grillini, comprensibilmente, vogliono dire la loro.

IL POST DI ROVENTINI AGITA I VERTICI. Il 28 marzo, poco prima che Claudio Costamagna e Fabio Gallia, presidente e amministratore delegato di Cdp, presentassero il bilancio del 2017, il candidato ministro dell'Economia del Movimento 5 stelle, Andrea Roventini, ha pubblicato un post sul Blog delle Stelle affrontando proprio il tema del ricambio gestionale e della mission di Cassa depositi e prestiti. La tempistica scelta da Roventini ha messo in agitazione i già inquieti vertici di Cdp, che difficilmente verranno rinnovati.

RISULTATI POSITIVI NEL 2017. Costamagna e Gallia possono rivendicare un bilancio in crescita nel 2017, chiuso con un utile netto di 2,2 miliardi (+33% sul 2016), un utile netto consolidato salito a 4,5 miliardi (da 1,2 miliardi) e 33,7 miliardi (+20%) di «risorse mobilitate per un totale di 58 miliardi di investimenti attivati, in linea col piano industriale». Si tratta tuttavia di risultati raggiunti grazie a un'abile gestione finanziaria più che a investimenti profittevoli. Uno su tutti: Saipem, l'impegno maggiore di Cdp degli ultimi anni, del quale lo stesso Costamagna ha ammesso di non essere soddisfatto: «Abbiamo permesso a Saipem di staccarsi da Eni che ha mantenuto invariata la sua cedola e ha consentito a noi di prendere 700 milioni cash a fronte di 900 milioni di investimento. È un investimento che abbiamo già recuperato», ma «non siamo soddisfatti perchè ci aspettavamo una performance migliore».

Cosa vogliono fare dunque i 5 stelle della Cdp? Il giudizio di Roventini sull'attuale gestione non è lusinghiero, non per sola responsabilità del management: «Purtroppo, negli anni, la Cdp non ha contribuito come avrebbe potuto al raggiungimento di tali obiettivi, per mancanza di un chiaro indirizzo da parte del potere esecutivo», scrive l'economista. «A volte, la Cdp è stata mal-utilizzata dai governi e dagli organi dirigenti, come nel caso gli investimenti effettuati nel sistema alberghiero, che non hanno seguito logiche di economicità e non hanno contribuito in alcun modo alla realizzazione degli obiettivi strategici di politica industriale del nostro Paese».

UNA BANCA PER L'INNOVAZIONE. La Cdp, dice ancora l'economista, «è una risorsa per l'Italia che può assumere il ruolo di banca di sviluppo per stimolare l’innovazione, lo sviluppo tecnologico e aiutare le nostre imprese sul mercato nazionale e su quelli esteri». Politiche industriali, rivoluzione digitale: la Cassa che hanno in mente i 5 stelle è più simile a una banca pubblica di investimento – focalizzata sull'innovazione e sullo sviluppo tecnologico – che non a una società di gestione finanziaria, per quanto ben fatta, come appare oggi. E se l'ultima parola sarà dei grillini i nuovi vertici rispecchieranno questa impostazione. Difficile dunque che il nuovo management possa venire dal mondo della banche d'affari, più utile guardare a quello del venture capital e dell'impresa tecnologica.

«Gli investimenti effettuati dalla Cdp nel sistema alberghiero non hanno contribuito in alcun modo alla realizzazione degli obiettivi strategici di politica industriale del nostro Paese»

Le analisi di Roventini, che accenna alle possibili sinergie tra Cdp e Invitalia, fanno il paio con le dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa a Milano Finanza da Davide Casaleggio. «È necessario razionalizzare gli interventi e concentrare gli sforzi per creare un sistema tutto italiano di finanziamento dell'innovazione», ha detto il presidente di Rousseau e leader del Movimento – refrattario alle telecamere e alle interviste ma presentissimo nelle scelte dei 5 Stelle -, dopo la presentazione di un report sul private equity in Italia realizzato dalla Casaleggio.

IL MODELLO FRANCESE. Lo Stato deve «sviluppare un sistema di finanziamento dell'innovazione», coordinando e «razionalizzando gli interventi sul mercato». Il modello a cui guarda Casaleggio è quello della francese Bpifrance, la Banque Publique d'investissements, che cita esplicitamente. La nuova Cdp grillina si muoverà in quella direzione? Per la verità è quanto pensava appena insediato anche Costamagna, poi non se n'è fatto più nulla.

La Bpifrance fu creata da Hollande nel 2012, opera di fatto come una banca privata, secondo «logiche di mercato», assicura il suo amministratore delegato, Nicolas Dufourcq, anche se è controllata al 50% dallo Stato e al 50% dalla Caisse des dépots, la Cdp francese e non si è tirata indietro quando si trattava di difendere la francesità di alcune aziende transalpine in procinto di essere conquistate da investitori stranieri.

UN'UNICA CABINA DI REGIA. Alcuni mesi fa Dufourcq ha raccontato a First online qualcosa di più sull'attività della banca: 15 miliardi all'anno di crediti elargiti e circa «10 sotto forma di garanzie alle banche francesi». Finanziamento «con 1,6 miliardi» a progetti di innovazione e con «2,5 miliardi agli investimenti diretti nel capitale». Più di 16 miliardi l'anno vanno invece all'export, «l'equivalente della vostra Sace», e «tutto in una sola organizzazione integrata». L'innovazione, ha spiegato l'ad, «è solo una parte della nostra attività ed è prevalentemente indirizzata alle piccole e medie imprese». Senza dimenticare le grandi. Bpifrance per esempio detiene il 12% di Peugeot, avendo rilevato la quota dello Stato. Nel 2013 infatti l'azienda automobilistica fu salvata dal governo di Parigi, in perfetto stile francese.

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