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Il salone dell'Auto manda in crisi la giunta Appendino e il M5s

Il salone dell’Auto manda in crisi la giunta Appendino e il M5s

La sindaca «fuoriosa» per il trasloco della kermesse se la prende con i 9 consiglieri che volevano vietare alla fiera l’uso del parco del Valentino. E con il suo vicesindaco.

12 Luglio 2019 17.47

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Il Salone dell’auto lascia Torino per Milano. E manda in pezzi la giunta grillina e non solo. La sindaca M5s Chiara Appendino, che già quando i suoi l’avevano costretta al gran rifiuto delle Olimpiadi nel chiuso delle stanze del Comune aveva minacciato le dimissioni, ora si dice pubblicamente «furiosa» e boccia come «inqualificabili» le dichiarazioni del suo vicesindaco Guido Montanari che si era detto felice di un’eventuale chiusura della kermesse in nome della lotta ad auto e difesa delle aree verdi. E in sua difesa si è schierato nettamente il capo politico del Movimento che ha puntato il dito contro le minoranze rancorose che preferiscono chiudersi e credono di sapere cosa sia il M5s.

CHIARA AI SUOI: «DICHIARAZIONI INQUALIFICABILI» E «AUTOLESIONISMO»

Appendino se l’è presa innanzitutto con la decisione degli organizzatori che in completa autonomia hanno annunciato lo spostamento della sesta edizione in Lombardia – la quinta appena conclusa secondo La Stampa ha attirato in città ben 700 mila visitatori -: una decisione che «danneggia la citta», ha detto la prima cittadina. Ma ha anche guardato in casa propria: nove consiglieri grillini avevano, infatti, preparato una mozione per vietare fiere all’interno del Parco Valentino che al Salone dell’Auto dà anche il nome. «Prese di posizione autolesionistiche» che hanno contribuito alla scelta del trasloco, è il giudizio della sindaca. Un autolesionismo, arrivato a livello talmente di guardia, che la Appendino ha detto di riservarsi «qualche giorno per le valutazioni politiche del caso».

L’inaugurazione del Parco Valentino Motor Show presso il parco del Valentino a Torino, 19 giugno 2019 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

La crisi della giunta è forte, anche perché sotto accusa Appendino ha messo direttamente il suo numero due, Guido Montanari che come ha ricordato La Stampa del motor show nel parco aveva detto: «fosse per me non ci sarebbe mai stato, anzi, speravo che la grandine se lo portasse via». Dichiarazioni «inqualificabili» per la sindaca, che ha nelle ultime ore incassato una sorta di scuse da parte del vice. Ma non è detto che basti. Torino sta diventando una pentola a pressione per il Movimento Cinque Stelle, con il nodo No Tav che presto verrà al pettine del governo, una nuova giunta di centrodestra in Regione e tutta l’opposizione pronta a ricordare tutti gli eventi e le opportunità perse come colpe scarlatte della giunta. Magra consolazione, mentre Appendino riflette sul da farsi, il leader politico Luigi Di Maio le offre tutta la sponda possibile.

LA SOLIDARIETÀ DI DI MAIO

«Oggi Chiara è giustamente molto arrabbiata per un’occasione di investimento che ha perso Torino, in cui ci sono anche responsabilità dei consiglieri M5S di maggioranza. Alcuni giornali dicono addirittura che voglia dimettersi da Sindaco. Qualsiasi decisione prenderà io starò sempre dalla sua parte. Dalla parte di chi, con il buon senso, ogni giorno passa il tempo a costruire una nuova Italia e non a demolire», ha scritto infatti Di Maio in un post.

DI MAIO CONTRO “I NEMICI DELLA CONTENTEZZA”

Il messaggio poi è stato ancora più chiaro in un post pubblicato su Facebook in serata: «In questi anni, nel Movimento», ha scritto Di Maio, «la visione che ci ha portato al governo delle città e del Paese è sempre stata quella di guardare fuori dal M5s, oltre un simbolo o un gruppo ristretto di persone, per accogliere nuove sfide e nuova gente, confrontarsi, evolversi, costruire nuovi legami con parti della società. Poi esiste sempre una piccola minoranza, che io definisco ‘i nemici della contentezza’, quella rappresentata da chi preferisce chiudersi e alimentare rancori e tensioni, credendosi portatori della conoscenza divina su cosa significhi ‘essere del MoVimento».

SALA: «SALONE DA NOI? PERCHÉ NOI»

A bruciare, conoscendo i torinesi, è anche la meta scelta dagli organizzatori: la Lombardia con inaugurazione a Milano fissata già il 10 giugno 2020, secondo il comunicato degli organizzatori. Che però non hanno ancora avuto contatti con il sindaco del capoluogo meneghino Giuseppe Sala. «Non c’è nessun atteggiamento ostile nei confronti di Torino ma non possiamo che ascoltare» gli organizzatori del Salone dell’auto che hanno deciso per un trasferimento in Lombardia, ha spiegato Sala. «Ad oggi non ho incontrato nessuno, vediamo la proposta che ci faranno perché sul tavolo non abbiamo nessuna carta. Se è una proposta di buon senso, dico perché no».

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