Stefano Caviglia

In Commissione di Vigilanza Rai l'ennesima giravolta M5s

In Commissione di Vigilanza Rai l’ennesima giravolta M5s

Dietrofront grillino davanti al voto sul doppio incarico di Foa. I pentastellati tentennano per evitare lo scontro diretto con la Lega, ma questa volta si spaccano in modo plateale. Il retroscena.

13 Giugno 2019 15.22

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Prima sì poi no, poi forse. Infine tutti a casa, perché i 5 stelle non riescono a mettersi d’accordo fra loro e con la Lega. Mai lo sbandamento del Movimento in questa convulsa fase post-elettorale si era mostrato così evidente come nelle ultime due sedute della Commissione di Vigilanza Rai. L’organismo ha provato a riunirsi sia mercoledì 12 che giovedì 13 giugno presto per decidere sul doppio incarico del presidente Marcello Foa, nominato a febbraio di quest’anno anche presidente della controllata RaiCom. E per la seconda volta i suoi membri si sono dovuti sciogliere per mancanza del numero legale dopo l’abbandono del campo da parte dei grillini.

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LA DOPPIA CARICA DI FOA

La questione è nota. Da mesi la doppia presidenza di Foa è contestata (per il possibile conflitto di interesse) da un ampio fronte di cui fa parte anche il Movimento 5 stelle, che si è espresso in maniera netta soprattutto con le dichiarazioni pubbliche del senatore Primo Di Nicola, già giornalista del Fatto Quotidiano, considerato una delle voci più autorevoli del Movimento su questi temi.

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Se ne parlò in modo acceso in campagna elettorale e furono presentate su questo diverse proposte di risoluzione, fra cui una dello stesso Di Nicola, con la richiesta secca di dimissioni di Foa da RaiCom. Tuttavia il calendario fu organizzato a suo tempo in modo tale da rinviare il voto sulle diverse risoluzioni oltre la data delle Europee. Lettera43.it scrisse allora che i 5 stelle facevano la faccia feroce, ma in realtà stavano tentando in tutti i modi di evitare lo scontro con la Lega su questa come su molte altre questioni. E i fatti di queste ore lo stanno confermando in modo palese, con l’aggiunta di qualche elemento da “psicodramma” che va oltre le aspettative.

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L’INCERTEZZA DEI GRILLINI

L’intenzione del Movimento mercoledì sera sembrava quella di votare un emendamento del leghista Massimiliano Capitanio alla proposta di risoluzione presentata a suo tempo da Di Nicola, che di fatto ne svuotava il significato principale (ossia la richiesta di dimissioni di Foa da RaiCom). «Abbiamo avuto il sì del capogruppo dei 5 stelle Gianluigi Paragone quindi non ci aspettavamo alcun problema. Ma siamo sicuri che tutto si risolverà nel giro di poche ore», assicura l’esponente leghista. Ma la correzione di linea rispetto alle prese di posizione pubbliche dei giorni scorsi dev’essersi rivelata troppo brusca per lo stomaco di una parte dei grillini. Così il gruppo ha preferito rimandare tutto, anche a costo di uno strappo alle buone maniere verso gli altri componenti della commissione convocati a vuoto per due giorni di fila. E soprattutto mostrando all’esterno un’incertezza di linea che fa capire quanto sia profonda la difficoltà del partito in questa fase.

LO SCONTRO SU RADIO RADICALE

A quanto risulta a Lettera43.it, all’ora di convocazione della commissione i 5 stelle hanno fatto capannello in strada, discutendo animatamente fra loro. Ci sono voluti diversi solleciti via cellulare del presidente Alberto Barachini, per convincerli a salire. La discussione sarebbe poi continuata nell’atrio, con toni di voce che si sentivano anche a una certa distanza. A quel punto sembrava che l’incertezza stesse per sciogliersi con il voto all’emendamento leghista. Invece c’è stato un nuovo colpo di scena, con l’abbandono della commissione da parte dei grillini, proprio mentre nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera la maggioranza parlamentare si spaccava nuovamente, con la Lega a favore dell’emendamento del Pd per salvare Radio Radicale (approvato) e il vice ministro dell’Economia Laura Castelli (5 Sstelle) che ha dato parere negativo.

I MOTIVI DIETRO IL CAMBIO DI LINEA

Che cosa ha fatto precipitare la situazione in commissione di Vigilanza? Il deputato del Pd Michele Anzaldi, il primo a sollevare la questione della doppia presidenza di Foa, ipotizza un problema nella contrattazione fra Lega e M5s, con un irrigidimento dei primi nel voler mantenere nell’emendamento anche le parti indigeribili per i secondi.

Dalla Lega avanzano un’interpretazione diversa, mettendo invece l’accento sulle dinamiche interne ai pentastellati, dove Gianluigi Paragone, Mirella Liuzzi e diversi altri sarebbero stati favorevoli a votare l’emendamento così com’era e Primo Di Nicola, l’autore del testo da emendare, invece nettamente contrario. C’è anche chi sostiene che a un certo punto sia arrivato un messaggino di Luigi Di Maio con l’ordine di bloccare tutto. Sta di fatto che il gruppo dei 5 stelle ha deciso di alzarsi e andarsene, lasciando gli altri di sasso.

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