Da Di Pietro a Di Maio: il trionfo della rappresentanza specchio

Mario Margiocco
06/03/2018

Ben prima del rampante grillino, il pm di Mani Pulite parlava e pensava come il popolo. E ora il popolo di disoccupati o sotto-occupati, soprattutto del Sud, vede nel candidato premier M5s un modello.

Da Di Pietro a Di Maio: il trionfo della rappresentanza specchio

Da Di Pietro a Di Maio. La netta vittoria dei 5 stelle ha concluso, o almeno ha segnato, una tappa fondamentale nel lungo capitolo della vita politica italiana avviato dal giustizialismo di cui il magistrato prima e politico poi Antonio Di Pietro è stata la prima incarnazione. Non si tratta di discutere Mani Pulite, più che giustificata, né la scomparsa dei partiti politici tradizionali che Mani Pulite ha determinato, dopo la fine del Pci imposta da avvenimenti esterni nel 1992-94. Si tratta di riconoscere nel ruolo più o meno consciamente rivestito a lungo (circa 15 anni) da Di Pietro, capace di parlare come il popolo e di pensare come il popolo, un anticipo di quanto fatto ora con grande successo dai grillini: un caso efficace di rappresentanza-specchio.

LA RAPPRESENTANZA SPECCHIO. La rappresentanza-specchio è quel ruolo politico svolto in modo che chiunque possa identificarsi e specchiarsi nel personaggio pubblico o rappresentante politico, che deve quindi cercare di parlare, agire, pensare se ci riesce – e in genere ci riesce molto bene e senza sforzo – come farebbe un elettore qualsiasi. Anzi, come farebbe il minimo comune denominatore degli elettori. Di Pietro parlava come il popolo, pensava come il popolo, in lui si specchiava il popolo, esattamente come fa Luigi Di Maio e come fanno tutti i leader grillini. E fa, all’ennesima potenza e con oratoria comico-politica in costante ricerca di battute da applauso (e l’ha ottenuto, perbacco, con il voto di domenica, fragoroso e pressoché totale in larghe parti d’Italia), il loro mentore Beppe Grillo.

Quasi tutti giovani, con un leader – Di Maio – che ha l’età di Napoleone primo console, i vincitori del voto politico di domenica 4 marzo ricordano nel contingente caso italiano – in sedicesimo cioè molto in piccolo come infinitamente in piccolo Di Maio sta a Napoleone I – quanto Balzac raccontava della Francia di inizio 800. Allora l’esempio di Napoleone elettrizzava tutta una generazione di giovani francesi. E lasciava traccia in Europa per tutto l’800, se Stefan Zweig ricostruendo l’Austria della sua giovinezza scriveva: «Basta sempre che un giovane, in qualunque campo, con rapido slancio raggiunga l’ancora raggiungibile per trascinare tutti i coetanei dietro di sé col semplice fatto del suo successo».

SE DI MAIO DIVENTA UN MODELLO. Sembra un ritratto di Di Maio e dei suoi milioni di sostenitori, in tutta Italia ma al Sud in modo particolare, disoccupati o sottoccupati com’era lui, di incerti studi inconclusi e di contratti a termine quando ce li hanno. Elettori che lo vedono ora varcare il portone del Quirinale come possibile (ma sarà un’impresa più che difficile, dati i numeri) capo del governo. Da disoccupato a primo fra gli occupati d’Italia, e da cinque anni a buon stipendio. Diventa, ed è più che comprensibile, un modello, un grande modello. I 5 stelle applicano vecchie, vecchissime regole del gioco politico nella versione della democrazia diretta. Che funziona molto meglio all’opposizione che non al potere. Un po’ lo sanno, come dimostra il costante appello a Jean-Jacques Rousseau, e un po’ no.

IL DIBATTITO AMERICANO. Il dibattito sul tipo di rappresentanza da adottare, a filtro o a specchio, fu al cuore, alla metà degli Anni 80 del 700, del primo vero esperimento democratico della storia moderna e cioè il sistema politico americano. Subito, i federalisti con James Madison e Alexander Hamilton per vari livelli e filtri di rappresentanza diffidavano degli ondeggiamenti della base. Mentre gli anti-federalisti, come Melancton Smith, chiedevano rappresentanti «a vera immagine del popolo, edotti sulle situazioni e i desideri del popolo, simpatizzanti con le sue difficoltà, e pronti a servire I suoi veri interessi».

UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE. Tutto chiaro, ma meno facile di quanto sembra, perché presuppone che il popolo abbia idee chiare, oltre che giuste, e ignora il concetto di leadership, a volte cruciale. Chi dice al popolo quando necessario le verità sgradevoli? Gli anti-federalisti si ispiravano, lo avessero letto o no, al Contratto sociale di Rousseau (1762), bibbia della democrazia diretta. Governo adatto, ammetterà lo stesso Rousseau, per la sua Ginevra, allora di 20 mila abitanti. Volevano elezioni molto frequenti e mandati brevi. Grillo la sera del 2 marzo, all’ultimo comizio a Piazza del Popolo, auspicava un’Italia grillina con referendum settimanali su tutto, via web. Jean-Jacques vive e lotta con loro.

Di Pietro parlava come il popolo esattamente come fa Di Maio e come fanno tutti i leader M5s. E fa, all’ennesima potenza e con oratoria comico-politica in costante ricerca di battute, Grillo

La prova della rappresentanza-specchio i 5 stelle la danno con l’indeterminatezza delle loro posizioni, che sono sempre posizioni di principio, vaghe, così che tutti sempre vi si possono identificare, specchiare, e quasi sentirsene, à la Rousseau, autori. La stessa proposta fondante del reddito di cittadinanza non ha un preciso, chiaro e realistico calcolo dei costi e del reperimento delle risorse. Del resto Grillo ha sempre detto: «Si trovano». E così, come davanti a uno specchio, tutti possono parlarne illudendosi di farlo con cognizione di causa.

SALVINI E LO SPAURACCHIO DELL'EUROPA. Diverso è il caso della Lega salviniana, a notevoli tinte populiste come i grillini, ma assai meno convinta dalla democrazia diretta. Salvini ha capitalizzato su un tema specifico, immigrazione e sicurezza, mettendo insieme problemi veri e paure ingiustificate e non suffragate da fatti, e pone oggi a ragione il nodo della leadership nel centrodestra, come coalizione al primo posto al parlamento. Ma anche qui siamo per ora spesso sul generico: che significa infatti «più Italia» nei rapporti con Bruxelles? È una facile formula, accettabile a volte, inaccettabile altre, e occorre specificarla caso per caso. Se no resta un vago appello nazionalistico, come se i problemi italiani fossero a maggioranza creati dall’Unione, e non, come è invece il caso, quasi tutti fabbricati in casa. Uscire dall’euro? Tornare alla lira? Salvini difficilmente è tanto sprovveduto da voler così distruggere la sua Lega, non appena le conseguenze fossero chiare. Parlarne tanto è servito a offrire uno specchio ai tanti che ne parlavano.

SOCIALISMO A CORTO DI PROMESSE. Il declino italiano, innegabile in economia e nella cultura di base della nazione e nel suo senso civico che si stanno sfilacciando, è stata la nemesi del Pd, simbolo dell’area politica che più di tutte, più dello stesso berlusconismo che ugualmente non è stato premiato dal voto, ha rappresentato quest’ultimo quarto di secolo. La ripresa economica in atto, modesta ma vera, non è servita a nulla. Sul Pd (e anche su Berlusconi) e sui suoi candidati si sono scaricati anni e anni di insoddisfazione per l’economia, l’immigrazione gestita a lungo con troppe illusioni, la perdita di importanti aziende vendute agli stranieri e di cui a Roma si è dato l’impressione di non tenere nemmeno il conto, la legge Fornero che molti dicono di voler cambiare ma che alla fine nessuno toccherà perché i conti non lo consentono. Come altrove in Europa, il socialismo è a corto di promesse credibili.

IL MIRAGGIO DELL'UNITÀ NAZIONALE. L’assurdo è che ha vinto chi fa più promesse di tutti, promette addirittura un mondo nuovo attraverso il web, e ha alla base la menzogna di un internet “meraviglioso” che consentirebbe la democrazia diretta e rende con l’informazione tutti più intelligenti. I 5 stelle sono ovunque nel Paese, ma autodefinirsi partito nazionale è una falsità perché senza il trionfo nel Sud sarebbero ben lontani dai numeri raggiunti in parlamento. Dove la loro rappresentanza ricorderà anche ai distratti che l’Italia, nonostante tutto e dopo 160 anni, qualche problema di unità ce l’ha ancora.

[mupvideo idp=”5745266834001″ vid=””]