M5s, i due “ribelli” Fucci e Pizzarotti messi a confronto

Il sindaco di Pomezia ormai uscito dal Movimento è stato defenestrato dalla maggioranza che si è dimessa. Ora tenta la riconferma con una civica. Ma paragonarlo al primo cittadino di Parma è esagerato.

M5s, i due “ribelli” Fucci e Pizzarotti messi a confronto

Regionarie che creano mal di pancia, come quelle del Friuli Venezia Giulia, consiglieri che lasciano il Movimento del 32% in rotta di collisione con vertici nazionali e locali (da Ravenna a Sommacampagna). Sindaci sotto attacco da parte della propria maggioranza costretti ad accettare le dimissioni in massa della Giunta come a Nettuno, e primi cittadini già con un piede fuori dal M5s che non riescono nemmeno a finire la consiliatura a causa delle dimissioni in blocco della maggioranza.

COME UN MARINO QUALSIASI. Quello che è andato in scena a Pomezia, dove il ribelle Fabio Fucci si è ricandidato con una lista civica visto che era giunto al termine dei due mandati – ambizione che gli ha fatto guadagnare il titolo di "Pizzarotti del Lazio" – pare tanto la riedizione delle Idi piddine che defenestrarono Ignazio Marino. «Tutti i consiglieri di maggioranza del M5s si sono dimessi in blocco causando la caduta dal Comune di Pomezia, lo scioglimento di Giunta e Consiglio mentre io, come sindaco, resterò in carica solo per l'attività ordinaria fino alla nomina di un commissario», ha attaccato Fucci. «A Pomezia per giunta il mandato era in scadenza e si sarebbe comunque votato a maggio 2018, quindi è stato un gesto illogico e irresponsabile per una bega di partito, in quanto ora si blocca l'attività di una città per due mesi».

LE DIMISSIONI DEL GRUPPO. Un redde rationem in piena regola. «Come maggioranza in Consiglio abbiamo appurato una ripetuta mancanza di collaborazione da parte del sindaco e dell'attuale Giunta nel portare avanti gli obiettivi programmatici concordati con i cittadini tramite il nostro programma elettorale», hanno scritto i pentastellati su Facebook spiegando le loro motivazioni. «Non possiamo più sostenere un sindaco che, in palese contrasto con gli ideali del Movimento 5 stelle che l’ha portato al governo della città, spende incondizionatamente e senza programmazione alcuna i soldi della collettività cercando consensi elettorali». Insomma a Fucci non va lasciato alcun vantaggio.

DUE MANDATI, VINCOLO SCIVOLOSO. Pomezia dunque è già in piena campagna elettorale e il M5s il 4 dicembre 2017 ha scelto di schierare come candidato sindaco Adriano Zuccalà. Sarà il presidente dimissionario del Consiglio comunale a sfidare l'ormai ex primo cittadino ed ex compagno di partito. E dire che recentemente il capo politico Luigi Di Maio, che sulla formazione del governo si gioca la sua (breve) carriera politica nel Movimento proprio sulla regola sacrosanta dei due mandati avrebbe, secondo il Corriere della sera, lasciato aperto qualche spiraglio in caso di nuove elezioni entro un anno. Così come una lettura "alternativa" l'aveva data pure Alessandro Di Battista a settembre: «Noi abbiamo sempre interpretato la regola dei due mandati come massimo 10 anni nelle istituzioni». Sempre Di Maio solo un anno fa portava Fucci come esempio virtuoso del buongoverno pentastellato.

La vicenda di Fucci e la sua ricandidatura con Essere Pomezia ha suggerito a qualcuno il paragone con Federico Pizzarotti, ex M5s che è riuscito nella riconferma con il suo Effetto Parma e che ora ha lanciato il progetto Italia in Comune. Impresa riuscita tra l'altro anche a Marco Fabbri, ex M5s riconfermato a Comacchio. Ma Fucci può davvero essere il "Pizza" del Lazio? «Spero di ottenere i suoi risultati e credo di avere tutte le carte in regola per farlo», ha risposto il diretto interessato. «Alla fine ai cittadini non interessano le beghe di partito e i regolamenti, e loro possono valutare il lavoro si un sindaco che per ammissione anche dei miei avversari è stato buono».

UNA QUESTIONE DI NUMERI. I numeri però sembrano giocare contro. Nella Città Ducale che ha premiato al ballottaggio Pizzarotti, il Movimento 5 stelle vidimato da Bologna e Milano si era fermato al 3,48%. Il sindaco di Pomezia ha contro di sé un partito-corazzata che in città alle Politiche ha mancato di poco il 50% e che alle Regionali è volato a oltre il 43,52%. Senza considerare il fatto che se ora Fucci loda Pizzarotti, a maggio 2016 usò nei suoi confronti parole dure che a molti suonarono come una coltellata.

LA GIRAVOLTA SUL COLLEGA. Il 13 maggio 2016 Fucci, dopo aver ammesso di aver ricevuto lui stesso un avviso di garanzia finito poi con l'archiviazione, rivolse «un abbraccio» a Federico Pizzarotti e a Filippo Nogarin, sindaco di Livorno. «Conosco le difficoltà che affrontate quotidianamente e apprezzo i risultati che state conseguendo», aggiunse. Ventiquattro ore dopo i toni però erano già cambiati. «Nel caso si fosse trattato di una indagine su atti amministrativi compiuti da me in quanto sindaco di Pomezia del M5s l'avrei certamente resa nota immediatamente ai cittadini, allo staff e al responsabile degli enti locali del Movimento 5 Stelle», disse chiaramente. «La trasparenza è il primo dovere degli amministratori M5s». Addio solidarietà e rientro nei ranghi.

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