Francesco Pacifico

L'autonomia può essere il vero casus belli tra Lega e M5s

L’autonomia può essere il vero casus belli tra Lega e M5s

Dopo la sconfitta su Siri, Salvini studia un'accelerata per rispondere ai Cinque stelle. E stanare Di Maio. Che, da parte sua, è pronto a proporre all'alleato una roadmap. Lo strappo è all'orizzonte?

08 Maggio 2019 18.32

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«Altro che il caso Siri, qui si casca sull’autonomia», fanno sapere i leghisti.

Mentre Luigi Di Maio si accinge a proporre una roadmap per disinnescare questa mina e le ambizioni dell’alleato, a poche ore dal licenziamento del sottosegretario genovese da parte del premier Giuseppe Conte, è questo il refrain che si raccoglie alla Camera e al Senato nella Lega. Incassata la sconfitta, Matteo Salvini ha chiesto ai suoi di abbassare i toni, ma dietro le quinte studia un’accelerata sull’autonomia differenziata per rispondere ai cinque stelle.

LE DUE TAPPE DELLA RISPOSTA LEGHISTA

Due le tappe nella risposta leghista: il prossimo Consiglio dei ministri dove il Carroccio chiederà a Conte di approvare le bozze concordate dal ministro alle Autonomie, Erika Stefani, con le Regioni del Nord e di nominare il tavolo annunciato proprio dal premier per sbloccare il dossier. Altra tappa è fissata il 16 maggio, quando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, sarà audito dalla commissione per l’Attuazione del federalismo fiscale, dove vuole smontare le accuse di anti-costituzionalità ventilate sul provvedimento dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Salvini sa bene che non ci sono gli spazi di manovra per accelerare sul federalismo prima delle elezioni europee, anche perché i cinque stelle non soltanto sono pronti a fare muro, ma nei fatti hanno raggiunto un’intesa con il Pd e mezza Forza Italia per congelare il provvedimento. Nelle retrovie, i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico (M5s) e Maria Elisabetta Casellati (Forza Italia), avrebbero concordato l’iter del provvedimento in parlamento: cioè, permettere alle due Camere di emendare le intese tra Stato e Regioni. Ipotesi che spaventa non poco i leghisti.

OBIETTIVO: STANARE I CINQUE STELLE

Da ambienti del governo dicono che il ministro Stefani non ha ancora aggiornato le bozze d’intesa dopo i rilievi dei ministeri competenti. Ma al Capitano, spiegano i suoi, tutto questo interessa poco. Lui cerca il casus belli per ribaltare i piani rispetto a quanto avvenuto nei giorni scorsi: cioè, mettere a dura prova il senso di responsabilità dei grillini e sfidarli a bloccare la maggioranza frenando un provvedimento che è parte fondamentale del contratto. E a quel punto non resterebbe che rompere, con la Lega forte anche del sempre più probabile successo alle Europee. Tattica, si dirà; fatto sta che questa prova di forza potrebbe fare la gioia dei governatori di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, stanchi dei rinvii sul federalismo.

In commissione per l’Attuazione del federalismo fiscale, i grillini dovrebbero appoggiare le opposizioni, Pd in testa

Questo dal fronte leghista. Ma sull’altro versante della maggioranza, quello cinque stelle, non c’è alcuna volontà di assecondare i piani di Salvini. Anzi, l’obiettivo è dare all’esterno l'impressione di voler rilanciare il dossier, e non insabbiarlo. Di Maio si appresterebbe a uscire dall’impasse sul fronte dell’autonomia, proponendo all’alleato una roadmap. Ma è una strada irta di ostacoli per i leghisti. Le prime mosse di questa strategia si vedranno già nelle prossime ore in commissione per l’Attuazione del federalismo fiscale, dove è attesa la ministra per il Sud, Barbara Lezzi. Qui i grillini dovrebbero appoggiare la richiesta delle opposizioni, Pd in testa, e chiedere sia un ulteriore monitoraggio sulle condizioni del sistema scuola per capire se i livelli generali possono sopportare una gestione autonoma rispetto a oggi, sia l'auzione in commissione dei sindacati (confederali e autonomi), contrari al federalismo.

I PALETTI PER L'AVANZAMENTO DELLA RIFORMA

Poi verrà la proposta all’alleato di definire una roadmap sull’avanzamento della riforma. E i paletti sono già fissati: prima di decidere quali ulteriori competenze devolvere alle Regioni, si dovranno fissare i Lep, i livelli essenziali di assistenza, calcolare i fabbisogni standard sui nuovi poteri da trasferire agli enti locali, rimodulare la perequazione verso i territori più deboli e stimare l’extra-gettito che Lombardia o Veneto si ritroveranno tenendo in casa pezzi di tributi nazionali. Se non bastasse, il M5s chiederà alla Lega di nominare il presidente della Commissione tecnica per i fabbisogni standard, carica vacante da quando a inizio legislatura si è dimesso l’economista, ora parlamentare del Pd, Luigi Marattin. In questo modo verrebbe congelata definitivamente la commissione paritetica dei 18 (nove nominati dal ministro Stefani, nove dalle Regioni) che nelle prime bozze avrebbe dovuto definire sia i fabbisogni sia i costi standard della futura Italia federale. Inutile dire che attraverso questa roadmap l’autonomia sarebbe approvata forse alla fine della legislatura.

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