Il senso dei 5 stelle per le poltrone e la lobby del Prosecco

Redazione
08/04/2020

Il M5s non molla la partita delle Partecipate. In Terna punta su Donnarumma ora in Acea mentre per Enav insiste su Simioni, attuale presidente di Atac. Trevigiano di Valdobbiadene, il manager è sostenuto da due conterranei: il suo traghettatore nella Capitale Colomban, ex assessore al Bilancio, e il sottosegretario Fraccaro.

Il senso dei 5 stelle per le poltrone e la lobby del Prosecco

Ci sono voluti quasi due anni di governo, prima gialloverde poi giallorosso, ma alla fine hanno imparato anche loro, i cosiddetti “cittadini portavoce”, a rinchiudersi davanti a un caminetto – rigorosamente a distanza di sicurezza, se non addirittura in conference call per paura del virus – e a inciuciare un po’ su chi nominare qui e lì. D’altronde, per il partito di maggioranza relativa nominare è un dovere.

LE MIRE DEL M5S SU ENAV E TERNA

E allora, di fronte a un Pd che vorrebbe confermare tutti gli amministratori delegati delle partecipate pubbliche in scadenza (Eni, Enel, Leonardo, Terna, Poste ed Enav) che in questa fase emergenziale sono di grande supporto al governo, il Movimento 5 stelle invece non ci pensa proprio. Vogliono la loro parte in piena regola lottizzatoria. E sapendo di non avere nomi adeguati per i colossi pubblici della Borsa italiana ripiegano su Enav, la società che gestisce il traffico aereo civile. E su Terna, quella che ha in carico la trasmissione elettrica nazionale. Per quest’ultima in corsa c’è Stefano Donnarumma, amministratore della utility romana Acea, che ha saputo risanare e rilanciare. Ha fatto un tale buon lavoro che le perplessità per una sua promozione vengono soprattutto dall’area romana del M5s, in particolare dalla sindaca Virginia Raggi che, a un anno dalle elezioni, si troverebbe a cercare un ad pro-tempore e a sacrificare l’unica storia di successo della sua amministrazione.

I GRILLINI SOSTENGONO SIMIONI, IL MEF STORCE IL NASO

Riflettori puntati, dunque, su Enav, dove ci si aspetterebbe che si pescasse uno fuori dal giro, come si addice al miglior spirito grillino. E invece ecco, come già riportato dalle cronache, che salta fuori fortemente supportato dal sottosegretario Riccardo Fraccaro, il nome di Paolo Simioni, l’attuale presidente di Atac, appena costretto a mettere in cassa integrazione 4000 dipendenti e a chiedere ai suoi dirigenti di tagliarsi un giorno di retribuzione, e 200 milioni di euro in più pena il crac definitivo. L’indicazione di Simioni ha però fatto storcere il naso all’azionista Mef: perché la poltrona dell’uscente Roberta Neri, che pure ha dimostrato notevoli capacità di management e che il 12 marzo ha annunciato per il 2019 un utile netto in crescita del 3,4%, dovrebbe essere dato a uno il cui track record manageriale certo non brilla?

DALLA AERTRE AD ATAC

Quando, dal 2000 al 2002, si trovò a gestire la veneziana Save Engineering, controllata del Gruppo Save (la società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso) Simioni dimezzò in un colpo solo il conto economico. Passato poi alla guida dell’intero gruppo e dell’aeroporto di Treviso, la prova non fu migliore. Dal 2007 al 2016 Save ha accumulato 238 milioni di debiti, mentre nel 2014 la Aertre, la società che gestisce l’aeroporto Canova di Treviso, dopo 7 anni di cura Simioni, si è ritrovata con i conti in rosso e con quasi 18 milioni di indebitamento netto. Numeri che non hanno certo dissuaso l’amministrazione di Roma Capitale guidata da Virginia Raggi e il Movimento 5 stelle tutto ad affidargli una delle municipalizzate più discusse e in crisi come l’azienda dei trasporti. Quella che per riaprire la stazione della Metro A di Repubblica ci ha messo solo 246 giorni dopo l’incidente occorso ai tifosi del CSKA Mosca crollati rovinosamente sotto le scale mobili.

INTRODOTTO NELLA CAPITALE DA COLOMBAN

Ma sul nome del manager i grillini non deflettono. Anzi. Catapultato nell’ambiente della Capitale da Massimo Colomban, l’industriale che per un annetto è stato nel pantheon dal Movimento 5 stelle tanto da ricoprire il ruolo di assessore al Bilancio della Capitale, a spingere Simioni anche la comune origine trevigiana dei protagonisti: Fraccaro è di Montebelluna, Simioni di Valdobbiadene, la patria del Prosecco. Colomban, il suo traghettatore nei palazzi romani, è di Santa Lucia di Piave.

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