Non lasciate l’antigrillismo a Matteo Renzi

Peppino Caldarola
19/03/2018

Un partito politico deve partire dai contenuti. Quindi per il Pd non c’è alcuna possibilità di dialogo né con Di Maio né con Salvini. Lasciare solo al segretario la battaglia contro di loro è un errore.

Non lasciate l’antigrillismo a Matteo Renzi

Gli avversari di Renzi dentro e fuori il Pd sbagliano a lasciare a lui la bandiera della contrapposizione al Movimento 5 stelle (e a Salvini). Capisco chi, per rispetto del Colle, afferma che andrà tenuto in debito conto il tentativo che il presidente della Repubblica farà per dare un governo al Paese. Tuttavia i ruoli sono distinti. Il presidente deve contribuire a dare un governo all'Italia non badando ai contenuti del governo, un partito politico deve partire dai contenuti. E partendo da qui non c’è alcuna possibilità di dialogo né con Di Maio né con Salvini.

CON IL M5S DIALOGO IMPOSSIBILE. Di Maio ha ricevuto molti voti da elettori di sinistra e si avvale dell’estremismo di destra di Salvini per presentarsi come esponente della parte opposta. Ma non lo è. Non lo è per storia personale. Perché il suo movimento non ha strutture decisionali democratiche. Perché è inaffidabile nei programmi. Perché non ha una linea diversa da Salvini sull’immigrazione. Perché non ha mai fatto una sola battaglia civile. Perché vuole distruggere i partiti. Perché considera i sindacati organizzazioni da sfasciare. Non capisco come si possa immaginare un dialogo con un “mostro” politico di queste proporzioni.

Matteo Renzi ha diritto di fare le battaglie che crede, il buon gusto dovrebbe spingerlo a tacere per anni

Molti professionisti di sinistra credono di poter guidare loro, dall’esterno e dall’alto della loro sapienza, un movimento gestito ancora da un comico e da un gagà napoletano. Qui sbagliano. I 5 stelle sanno quello che fanno, hanno un gruppo dirigente, anche occulto, e soprattutto sanno di essere all’inizio di una contro-rivoluzione popolare tesa a sfasciare tutto ciò che appare come democrazia dei partiti. Perché lasciare a Renzi questa battaglia democratica? Il segretario Pd ha diritto di fare le battaglie che crede, il buon gusto dovrebbe spingerlo a tacere per anni. Jospin quando perse clamorosamente si ritirò davvero e resta tuttora appartato. Ma non c’è una legge che possa vietare a uno sconfitto, anche se ha portato alla rovina una intera area politica, di fare politica e di ambire ancora a ruoli di guida.

IL RENZISMO DISTRUTTORE DEL PD. Sono abbastanza comici i suoi seguaci, che essendo diretti da Boschi e da Lotti non godranno di molte simpatie popolari soprattutto perché in tivù andranno i propagandisti renziani che ne hanno affossato l’immagine con la loro prosopopea e la loro storia di voltagabbana. Il loro portavoce Giachetti dovrebbe dire a loro che hanno «la faccia come il culo». Oggi rivendicano la difesa di una storia. Ma quale storia? Quando si disperde per ragioni privatistiche un patrimonio comune si dovrebbe stare a capo chino per decenni. La sconfitta ha anche altri padri ma nei libri di storia ne avrà un nome solo: Matteo Renzi.

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Chi oggi vuole andare oltre lui, pur avendone favorito la carriera, dovrebbe fare più che qualche autocritica e dire più di qualche affermazione di amicizia verso il popolo. Dovrebbe delineare un vero programma di legislatura di opposizione dentro cui non ci deve essere spazio per collaborazioni con i vincitori tranne quelle che suggerisce la logica parlamentare.
La battaglia, insisto, chiunque la voglia fare la deve condurre nella società. Il Quirinale si deve occupare dei governi, la sinistra deve occuparsi del suo popolo. E deve dare al suo popolo le ragioni per contrapporsi nel lungo periodo a questa vandea che ha preso il sopravvento. Una discussione a sinistra sui 5 stelle e sul se e come aprire a loro è una roba da Tafazzi.